“Si torna sempre dove si è stati male” (Gallucci Balloon): intervista a Isotta Santinelli
Un fumetto divertente ma allo stesso tempo non privo di gravitas, Si torna sempre dove si è stati male: il racconto in prima persona della tormentata ricerca di un equilibrio nel rapporto con amore, eros e sesso. Una carriera in ascesa nel mondo del fumetto indipendente. Parla Isotta Santinelli, sceneggiatrice e disegnatrice modenese e Presidente dell’associazione SlowComix esplosa ai tempi della Pandemia grazie alla sua parodia delle streghette Winx e oggi alle prese con traguardi sempre più ambiziosi.
28.000 follower su IG raggiunti con la tua parodia delle Winx… come è successo? E dato che alla fine hai fatto il giro cominciando a collaborare con Rainbow, in cosa consiste la tua collaborazione?
Sicuramente è stato cruciale il timing: quando ho iniziato a pubblicare le mie vignette, Rainbow ha iniziato a spingere le Winx sui social in occasione del 20° anniversario e in previsione del lancio del reboot, quindi ho avuto fortuna. L’altro fattore fondamentale penso sia il mio evidente affetto per quei personaggi, che porta chiunque da piccolo o piccola li abbia amati quanto me a ricordare quanto fosse bello giocare a inventarsi le proprie avventure del Winx Club. Con Rainbow ho disegnato un pack di sticker per Meta di cui sono molto contenta.
Da “Fritz il gatto” (1968), a “Omaha the Cat Dancer” (1985), c’è un lungo filo conduttore che mette insieme sesso e “furry animals”. Raccontaci come è nata l’idea di ricorrere a questo “topos” narrativo per raccontarti.
Volevo che il sesso risultasse solo una parte, sebbene importante, del tema principale che è la relazione con l’altro, ed è sempre difficilissimo per le autrici donne parlare di sesso senza che il discorso intero sia recepito come qualcosa di pornografico. Ho adottato gli animali antropomorfi, ma più ancora di quelli uno stile grafico sintetico e cartoon, per rischiare il meno possibile che ciò avvenisse, dando quanti meno appigli visivi riuscissi affinché il lettore non potesse ricondurre le esperienze sessuali che ho raccontato alla pornografia. C’è comunque gente che ce la fa, ovviamente.
Tra le influenze di “Si torna sempre…” mi pare di intravvedere in filigrana anche molte influenze contemporanee… penso a Davide La Rosa, Zero o FumettiBrutti… ci ho preso o dimentico qualcuno?
Prima di scrivere qualsiasi cosa mi rileggo sempre almeno un fumetto del Dr. Pira. Le altre ispirazioni fondamentali per il mio lavoro vengono dall’ambiente dell’autoproduzione: penso a Fumetti Sbagliati e alle Povere Puttane (Martina Sarritzu, Eliana Albertini, Giulia Cellino). Graficamente penso che Lewis Trondheim sia il mio punto di riferimento principale.
Tempo fa questo libro sarebbe caduto dritto dritto nella categoria “Self Therapy”… com’è nata l’idea di mettere su carta la tua “educazione sentimentale”?
Credo che sia prezioso restituire le proprie esperienze al prossimo, senza nascondere di aver fatto schifo a propria volta. Si può smettere di fare schifo, poi si sta meglio.
Difficile scegliere il “target” cui dedicare il tuo volume, ma se potessi farlo a quale pubblico ti piacerebbe farlo arrivare in particolare?
Vorrei lo leggessero le giovani ragazze e ragazzi che potrebbero dover attraversare tutte le peripezie romantiche che ho passato io.
Se questo libro “racconta una generazione”, mi par di capire che si tratta di una generazione che in fatto di relazioni sentimentali tende più a specchiarsi nelle relazioni che a considerarle una strada verso una crescita comune…
Non sbagli! Penso siamo molto influenzati dalla narrazione dell’amore che è stata portata avanti fino all’altro ieri (lo è anche oggi, ma se ne sta parlando), in cui l’amore ti risolve. Vanno scardinati dei preconcetti profondamente radicati. cosa che in parte succede naturalmente invecchiando, ma se si affrontasse meglio il discorso si eviterebbe di stare tutti quanti così male così a lungo.

Come è nata l’idea di fare di questa storia un mix di generi, e con quale criterio hai scelto Fantascienza, western e body horror?
Non mi piaceva l’idea di proporre qualcosa di autobiografico e basta, volevo aggiungere una dimensione giocosa, non mi piace prendermi troppo sul serio (tendo a farlo). I generi narrativi li ho scelti in base alla persona con cui la protagonista interagiva in quel capitolo, a come mi ero sentita durante quella relazione.
Mamma uguale “padroncina” (e unico personaggio umano): qualche “strizza” particolarmente versato potrebbe scriverci un saggio su una roba tanto freudiana. Prove me wrong, direbbe qualcuno…
Mah, sì, è esattamente come sembra… Mia mamma è una “strizza”, tra l’altro.
Sempre a proposito di Body Horror, come ti è venuta l’idea degli amuleti maledetti?
Era cruciale trattare il tema del trauma dell’altro ma non potevo mettermi a snocciolare i fatti degli altri così, a freddo. Ho preso in prestito il concetto dall’Anello del potere, praticamente.
Libro ricchissimo, molto denso, all’insegna dell’«horror vacui» più totale. Cover minimal che più minimal non si può…
Ah sì? Pensa, ho mantenuto la cover minimal proprio per coerenza con l’interno del volume, che all’inizio immaginavo sarebbe stato un po’ spoglio, come le mie vignette su instagram. E invece… vabbé, ho sbagliato.
Beh, e come va ADESSO la tua vita sentimentale?
ADESSO va molto meglio! Li sento tutti, i soldi che ho speso in terapia.
Dicci invece della tua attività con SlowComix.
Continuiamo a fare i nostri fumetti buffi, a giocare, a sperimentare, a divertirci tanto. A Lucca escono due novità a cui abbiamo lavorato tutta l’estate e non potrei essere più orgogliosa. Se ho questo rapporto sano col fare fumetti è merito di SlowComix, voglio moltissimo bene al progetto e ai miei compagni. W i fumetti fatti divertendosi.
Intervista raccolta da Andrea Voglino – settembre 2025
