Un giorno al Book Pride Milano

22 marzo 2026, Sala Tokyo di BookPride Milano: in scena il panel tra Tito Faraci, sceneggiatore, Alice Scavarda, sociologa della salute e Stefano Ratti, medico anatomista sulla Graphic Medicine.
L’incontro, moderato da Andrea Voglino, sceneggiatore e autore, ha fornito una fotografia del fumetto dal punto di vista artistico, sociale e medico, ribadendo la sua centralità e funzionalità nel raccontare vissuti condivisi. La forza del fumetto emerge nella sua precisione rappresentativa ed evocativa, che permette di interpretare ed evidenziare, ma anche di nascondere.
Dal punto di vista sociale, disegnare la malattia permette di dare voce alle storie di pazienti e di patologie altrimenti non considerate. Attraverso il fumetto, ad esempio, è possibile mettere in luce le dimensioni della malattia mentale e della disabilità in modo più efficace rispetto al solo utilizzo delle parole, il tutto grazie all’utilizzo delle metafore e degli espedienti visivi e narrativi. Inoltre, comunicare la malattia permette di raccogliere e disseminare i dati di ricerca, spiegando concetti complessi senza banalizzazioni o riduttive semplificazioni. Questa possibilità offerta dal fumetto si rivela molto interessante dal punto di vista didattico, non solo per i grandi, ma anche per i più piccoli.
Per i medici, la formazione è basata fin da subito sulle immagini.
La Graphic Medicine è utile per la comunicazione, sia tra medico e paziente, sia all’interno dell’équipe sanitaria. Poter studiare la Graphic Medicine nel corso di Medicina, permette agli studenti di interrogarsi su come essere medico e su come creare un rapporto di fiducia con il paziente.

Un momento del panel. Da sinistra: Tito Faraci, Alice Scavarda, Andrea Voglino, Stefano Ratti


Negli ultimi anni, l’esigenza sempre più marcata di raccontare la malattia da molteplici punti di vista, valorizzando non solo l’aspetto medico ma anche quello artistico e umanistico, sta riscontrando un crescente interesse verso il filone della Graphic Medicine, anche dal punto di vista editoriale. Si leggono sempre più spesso fumetti interamente dedicati alla patologia e alla storia del paziente, non soltanto vignette sparse all’interno di una storia generica.
Il fumetto è una cassa di risonanza per farsi sentire, per raccontare esperienze e si fa atto comunicativo, ma anche politico. Le persone sentono il fumetto molto vicino a loro e, grazie alla capacità espressiva del disegno e della narrazione grafica, si appropriano di questo strumento per dare voce ai propri vissuti e alle proprie idee, tabù compresi. Inoltre, il fumetto ha caratteristiche corali, poiché spesso è realizzato dalla collaborazione tra più professionisti.
Ciò che interessa alla Graphic Medicine è la valorizzazione di storie “normali”, non di supereroi ma di pazienti e persone comuni.
Il fumetto sta salvando la modalità di raccontare le storie ed è una forma d’arte che ispira sempre di più le altre, come già avviene con i videogiochi.
Quali sono gli scenari futuri? L’Italia è uno dei centri nevralgici del fumetto, insieme alla tradizione franco-belga e statunitense. Il nostro Paese presenta una grossa quantità di lettrici e di lettori, con un’importante capacità produttiva.
Il fumetto sta cambiando le sue dinamiche, in un momento di flessione del fumetto tradizionale in favore del graphic novel, che si presta bene a valorizzare le tematiche raccontate dalla Graphic Medicine. Molto probabilmente, nei prossimi anni ci sarà un’espansione di questo ambito.
Il fumetto è vivo, come vivo è lo spettatore che può attivamente ricevere e sperimentare questo strumento, in una prospettiva costruttiva verso il futuro.

Reportage a cura di Martina Follador