“American born Chinese”, Gene Luen Yang, Tunué, 2022, 240 pagine a colori, cartonato, € 19,00

Tre storie avanzano parallele e scollegate per tutto il graphic novel, fino al sorprendente intreccio finale. La prima vicenda è ispirata a Il Viaggio in Occidente, un classico della letteratura cinese che narra la vita di Sun Wukong, personaggio familiare a noi occidentali grazie al Goku di Dragon Ball. In American Born Chinese, il Re Scimmiotto è un sovrano rispettato dai suoi sudditi e padrone delle arti del Kung Fu, ma deriso e discriminato dalle altre divinità a causa della sua natura scimmiesca. Punito dal creatore di tutte le cose per essersi ribellato, sarà sigillato sotto una montagna per l’eternità. Riuscirà a liberarsi e portare a compimento il proprio destino, diventando un eroe?

Anche Jin Wang, bambino americano di origine cinese, si trova ad affrontare una situazione difficile quando si trasferisce con la famiglia dalla Chinatown di San Francisco a una comunità prevalentemente bianca. Vittime di discriminazione razziale sono anche i suoi amici Wei-Chen Sun e Suzy Nakamura, che Jin alla fine rinnegherà – insieme alle sue origini asiatiche – per poter realizzare il suo sogno di vivere finalmente come un vero americano. Ma qual è il prezzo da pagare se si rinuncia alla propria natura?

Danny, al contrario, è il ragazzo che Jin ha sempre sognato di essere: tratti tipicamente caucasici, ben integrato a scuola, gioca nella squadra di pallacanestro e corteggia una bella ragazza bianca. Il suo unico problema è suo cugino cinese, Chin-Kee, che incarna tutti i peggiori stereotipi orientalisti e ogni anno lo viene a trovare costringendolo a cambiare scuola per l’imbarazzo. Ma come mai la sua presenza lo mette così in crisi?

Tutte queste domande apparentemente scollegate ruotano intorno al tema della trasformazione e dell’accettazione di sé stessi, risolto brillantemente nell’ultimo capitolo con lo svelamento delle vere identità di Danny, Chin-Kee e Wei-Chen-Sun. L’insegnamento del fumetto si può riassumere nella massima di saggezza del Re Scimmiotto, tornato vittorioso dalla sua missione in Occidente: «Sai, Jin, mi sarei risparmiato cinquecento anni di prigionia sotto una montagna di rocce se solo avessi capito quanto era bello essere una scimmia».

Per quanto riguarda la tecnica narrativa, sono da menzionare i capitoli dedicati a Chin-Kee, in cui l’impostazione da sit-com – con tanto di applausi e risate del pubblico in sottofondo – sottolinea la visione miope e stereotipata della minoranza etnica asiatica da parte della cultura pop occidentale.

American Born Chinese ha vinto l’Eisner Award nel 2007 nella categoria Best Graphic Album – New, è stato il primo fumetto a essere nominato per un National Book Award e a vincere il Printz Award dell’American Library Association. Pubblicato nel 2006 negli Stati Uniti e portato in Italia per la prima volta da Guanda, è stato riproposto da Tunué in occasione dell’uscita della serie Tv nel 2023 per Disney/Pixar.