“Corpus Christi”, Bea Lema, minimum fax, 2024, 181 pagine a colori, brossura, € 20.
Costa da Morte, Galizia. Un luogo che deve il suo nome ai numerosi tragici naufragi che vi sono avvenuti, un luogo alla fine del mondo, secondo gli antichi romani. È qui che si trova Finisterre, è qui che per molti pellegrini termina il Cammino di Santiago, ed è qui che – poco dopo la fine della Seconda guerra mondiale – nasce Adela. In un paesino rurale dimenticato da Dio e governato dalla miseria, con un padre alcolista e violento e una madre che si spacca la schiena per riuscire a dar da mangiare a lei e ai suoi fratelli. Finché una disgrazia non li colpisce. La causa? Il diavolo si è insinuato tra le loro mura a causa del malocchio. Adela cresce, emigra in Svizzera, si costruisce una famiglia, tornano a vivere a La Coruña. Ma qualcosa non va in lei, il demonio la segue, la spia, la tocca, la possiede, le ruba la vita. Sua figlia Véra diventa vittima delle paranoie e dei deliri religiosi della madre e ancora bambina si fa carico della sua malattia mentale, mentre il padre e il fratello osservano impotenti. «Mamma cercava dei modi di sopportare i suoi tormenti. […] Il male di cui soffriva, non si poteva curare con la medicina. I dottori sapevano un sacco di cose ma con lei avevano sempre fallito. Ecco perché cercava altre strade». Così la vita prosegue tra esorcismi e visite dallo psichiatra, colloqui con la meiga e ricoveri ospedalieri, finché la terapia comincia a fare effetto, e l’amore e la dedizione della figlia – costretta nel suo ruolo di caregiver come la madre lo era stata fin da giovanissima – portano al raggiungimento di un equilibrio per tutta la famiglia.
La storia è costruita con sapienza, e riesce a raccontare senza sconti e con grande tenerezza un tema tabù in una società cattolica e patriarcale come quella della Spagna rurale del secolo scorso. Ma è l’aspetto grafico che rende l’opera estremamente affascinante: la maggior parte delle tavole sono a pennarello, con uno stile volutamente semplice e dai tratti infantili eppure capace di ricostruire con precisione gli ambienti e la caratterizzazione delle persone. Le pagine più notevoli, però, sono quelle a ricamo, altro simbolo del legame tra Véra e sua madre che prende corpo sulla pagina. Scene rese con un sottile filo nero, che disegna sul bianco della stoffa, si alternano ad altre coloratissime, con inserzioni di tessuti e mescolanza di diversi tipi di punti, usati con maestria, mantenendo sempre lo stile un po’ naif che caratterizza tutta l’opera. Beatriz Lema Rivera è una giovane illustratrice galiziana; il suo primo graphic novel, Corpus Christi, ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui il premio Castelao de Banda Deseñada (2017) e il Fauve-Prix Du Public del Festival di Angoulême (2024).
