“I morti non prendono l’ascensore”, Icaro Tuttle, Becco Giallo, 2023, 272 pagine a colori, brossura, € 20

In un palazzone degli anni ‘60 un’anziana donna muore. Al funerale, a cui partecipa anche la giovane nipote, la bara non entra in ascensore, per cui la devono portare giù a piedi per sette lunghi piani di scale. Per quella nipote, la scena assume un significato più profondo: possono i ricordi essere anche loro così ingombranti da non trovare posto nella sua testa? Cosa succede in questi casi? Esiste un modo per rimetterli faticosamente in ordine in modo che non le facciano più del male? Sopravvissuta a un trauma che non viene mai esplicitato a parole – ma che si intuisce abbia a che fare con la violenza di una relazione tossica – la ragazza ci confessa: «Mi avete sempre conosciuto in modalità sopravvivenza: Io ci provo a tenermi stretta alla realtà, ma mi ritrovo sempre con i ricordi alla gola». I morti non prendono l’ascensore è un volume imponente, in cui la narrazione è affidata a poche frasi incisive e alle tante immagini che si alternano e scorrono su tre piani differenti: quello della realtà, quello dei ricordi e quello della psiche della ragazza. Anche le ambientazioni sono poche ed essenziali: la casa della nonna, una vecchia piscina, un ristorante, un motel squallido, il treno e la stazione. Sembra tutto semplice e lineare ma, proprio come nella vita, non è così; capita infatti che in certi momenti i tre piani narrativi si sovrappongano e uno invada l’altro, che l’inconscio non riesca a contenere i ricordi del trauma e che questi inondino la realtà, rischiando di travolgerla come un fiume in piena e trascinarla a fondo con il loro peso.
La narrazione è lucida, scevra di pietismo, e commovente. Non pretende di dare soluzioni, mostra l’esperienza per quella che è, dà forma ai sentimenti sulla pagina; ritrae personaggi e scene tristi, luoghi in rovina, vite sospese, con pochi colori, a volte sbiaditi. Ma forse non tutto è davvero perduto, e il ricongiungersi finale tra nonna e nipote – la prima ormai senza memoria e la seconda che ne ha troppa – il loro tendersi la mano nel tentativo di superare una distanza ormai incolmabile, può essere un primo passo verso la guarigione. Icaro Tuttle è un’artista e illustratrice che ha studiato Design all’Università di Bolzano e vive a lavora a Milano; questo fumetto deriva dal suo progetto di tesi sul Disturbo da Stress Post-Traumatico. Sempre per Becco Giallo ha pubblicato La cura: storia di tutti i miei tagli (2022).