“Gender queer: un memoir”, Maia Kobabe, trad. di Antonia Mattiello, BeccoGiallo, 2022, 240 pagine a colori, brossura, € 20

All’inizio degli anni Novanta, Maia è una bambina che abita con sua sorella e i suoi genitori in una casa di campagna nel nord della California. Oggi, ormai adultə, guardando indietro si descriverebbe così: “Maia era unə bambinə che abitava…”. I trent’anni intercorsi tra quei ricordi e il momento presente racchiudono un percorso di autoconsapevolezza riguardo all’identità di genere e alla sessualità che il suo fumetto narra con sincerità e delicatezza. Seppur pienə di dubbi riguardo all’opportunità di scrivere un memoir – sulle orme di Alison Bechdel – Kobabe sente che la sua esperienza può essere d’aiuto a giovani e adolescenti che, come ləi in passato, soffrono per la disforia di genere e non trovano attorno a loro modelli in cui rispecchiarsi. Infatti, pur essendo cresciutə in una famiglia in cui la distribuzione dei compiti non avveniva in base al genere e che si è sempre dimostrata aperta e comprensiva nei confronti delle scelte deɜ figliɜ, Maia si è comunque dovutə confrontare con una serie di difficoltà riguardanti il rapporto con il proprio corpo, le relazioni sessuali e amorose, e le aspettative sociali riguardo i ruoli di genere. La consapevolezza che oggi lə porta a definirsi come persona non binaria e asessuale che si riconosce nell’uso dei pronomi Spivak è frutto di riflessioni, incontri ed esperienze – anche molto pratiche e quotidiane, come la scelta delle mutande e il taglio di capelli – raccontati in modo semplice e spesso toccante, senza però tralasciare momenti davvero dolorosi, tra cui le visite ginecologiche, vissute da Maia come una vera e propria forma di violenza.
Gender queer è stato nominato dalla YALSA come Great Graphic Novel for Teens e agli Ignatz Award nella categoria Outstanding Graphic Novel nel 2019, mentre nel 2020 ha ricevuto l’Alex Award dell’American Library Association e l’Israel Fishman Non-Fiction Honor Book agli Stonewall Book Awards. Ciononostante, secondo PEN America, il fumetto è stato censurato in molte biblioteche scolastiche statunitensi.

N.d.R.: I pronomi Spivak, dal nome del matematico che per primo li ha utilizzati in un libro, consistono nell’utilizzo delle forme e/em/eir al posto di she-he/her-him/her-his. Non essendo presenti in lingua italiana, sono stati sostituiti con l’uso della schwa (ə) e del suo equivalente plurale, la schwa lunga (ɜ), che rendono possibile scrivere riferendosi a una persona in modo non connotato per genere.