Ramón Ricart si racconta nella Bologna dotta, rossa e grassa

Ramón Ricart si racconta nella Bologna dotta, rossa e grassa

Intervista raccolta da Stefano Ratti

Ho conosciuto Ramón Ricart nell’ottobre 2025, a Saragozza, in occasione del congresso nazionale spagnolo dedicato alla medicina grafica, dove Eugenia García Amor aveva organizzato una bellissima mostra, in collaborazione con la Società Spagnola di Medicina Grafica, dedicata ai disegni e al lavoro di Ramón. Ero rimasto subito colpito dal suo lavoro, ma forse ancora di più dal suo modo di raccontarlo: un’ironia pacata e allo stesso tempo dissacrante, capace di rendere possibile parlare praticamente di tutto, anche degli aspetti più intimi, difficili o scomodi della malattia.

Ci siamo poi ritrovati a Barcellona, in occasione di una bellissima mostra d’arte di un’amica, Giorgia Roversi. È stato un incontro più informale, durante il quale abbiamo avuto il piacere di scambiare qualche chiacchiera e Ramón mi ha regalato una copia del suo secondo libro, No solo tiembla.

Oggi Tiembla e No solo tiembla, con le dediche, gli autografi e naturalmente i disegni originali di Ramón, fanno parte della nostra biblioteca medica. Li mostro anche agli studenti di Medicina dell’Università di Bologna durante il corso elettivo Graphic Based Medicine, che tengo insieme a Veronica Moretti e Francesco Maria Spampinato. Sono due esempi preziosi per mostrare come sia possibile comunicare la malattia in modi differenti e, soprattutto, raccontare il vissuto delle persone attraverso immagini, parole, metafore e ironia.

Tiembla nasce infatti come un processo profondamente personale di accettazione del Parkinson, mentre No solo tiembla allarga lo sguardo agli altri e raccoglie le esperienze di nove persone con Parkinson a esordio precoce. Per adesso entrambi i volumi sono disponibili in spagnolo, catalano e francese, ma spero presto anche in italiano.

Il 26 luglio ci ritroviamo ancora, questa volta a Bologna. Siamo a pranzo insieme: Ramón, sua moglie Agnès, sua figlia Gal·la, la mia compagna Luisa e io. Nel menu alcuni classici della cucina emiliano-romagnola: lasagne, piadina, mascarpone e torta tenerina al cioccolato, il tutto accompagnato da una bottiglia di Pignoletto.

Eccoci a pranzo!

Tra una portata e l’altra torniamo inevitabilmente a parlare di fumetti, Parkinson e nuovi progetti. Ed è proprio in una situazione così informale che ritrovo quella caratteristica che mi aveva colpito fin dal nostro primo incontro: con Ramón si può parlare seriamente di qualsiasi cosa senza rinunciare a riderne.

Questa chiacchierata è avvenuta un po’ in spagnolo e un po’ in catalano, quindi ho deciso di lasciarla nelle tre versioni: italiano, spagnolo e catalano.

SR: Dopo Tiembla e No solo tiembla, a cosa stai lavorando?

RR: Il prossimo progetto riguarda la sessualità e le disfunzioni sessuali, nel Parkinson e anche al di fuori del Parkinson. È un argomento importante, ma se ne parla ancora troppo poco. La malattia può influenzare il desiderio e la funzione sessuale, mentre le terapie dopaminergiche possono avere effetti anche sul controllo degli impulsi. In alcune persone possono comparire ipersessualità, gioco d’azzardo patologico, shopping compulsivo o altri comportamenti. È interessante proprio perché si intrecciano malattia, terapia, corpo, relazioni e intimità.
(Ramón guarda Gal·la e sorride) Mia figlia adesso mi vedrà disegnare cazzi tutto il giorno!

Ridiamo tutti. E quella battuta sintetizza bene il modo di Ramón di affrontare argomenti sui quali spesso è difficile persino iniziare una conversazione. Anche Agnès partecipa al nuovo progetto, proseguendo una collaborazione già importante in No solo tiembla.

Schizzi sulle tovagliette, davanti a un caffè

SR: Parliamo molto di Graphic Medicine. Ma forse il risultato più interessante sarebbe riuscire, a un certo punto, a uscire dalla stessa definizione.

RR: Sì. La Graphic Medicine è bella e importante, ma questi libri non dovrebbero essere letti soltanto da pazienti, familiari o professionisti sanitari. Vorrei che una persona che non ha alcun rapporto con il Parkinson prendesse in mano il libro semplicemente perché è un fumetto, lo leggesse fino alla fine e, attraverso una storia, riuscisse a capire qualcosa dell’esperienza di un’altra persona.

È un pensiero che Ramón aveva già espresso parlando di No solo tiembla: qualsiasi lettore, con o senza Parkinson, dovrebbe prima di tutto poter godere della lettura e arrivare così a una maggiore comprensione ed empatia.

A proposito di quanto sia difficile comunicare la malattia, Ramón ci racconta divertito una recente intervista alla televisione catalana. L’intervistatore si era trovato alle prese con una delle metafore centrali di No solo tiembla: quella del vecchio scafandro da palombaro, proposta da Jordi per rappresentare il proprio Parkinson. Una struttura pesante che rallenta i movimenti, rende difficili i gesti, appesantisce i piedi e sembra persino impedire alla voce di raggiungere il mondo esterno.

Da qui nasce un equivoco linguistico quasi perfetto per Ramón. In catalano, bus può indicare il palombaro o il sommozzatore, mentre autobús indica l’autobus. Durante l’intervista, il bus con il suo scafandro finisce così per trasformarsi, per un momento, in un improbabile autobus giallo.

Ramón ci scherza sopra, ma l’episodio racconta anche qualcosa di più profondo: spiegare a un’altra persona che cosa significhi vivere una malattia è difficile. Persino una metafora potente può perdersi, trasformarsi o essere fraintesa.

RR: Per questo sono importanti i libri, ma ancora di più gli incontri. Le interviste, le presentazioni, gli incontri con le persone e soprattutto con le scuole. È lì che puoi parlare veramente, ricevere domande e capire se quello che vuoi comunicare arriva dall’altra parte.

Il fumetto diventa così non un punto di arrivo, ma un modo per aprire una conversazione.

E Ramón ha già un altro progetto in mano, questa volta apparentemente lontano dal Parkinson: un’azione artistica dedicata agli slogan della politica spagnola nel corso del tempo. Forse è anche questo un modo per sottrarsi alle etichette. Non essere soltanto un autore di Graphic Medicine o un autore che racconta il Parkinson, ma semplicemente un autore che utilizza il fumetto per osservare e raccontare il mondo.

Finito il pranzo, continuiamo a parlare passeggiando sotto i portici.

Bologna è la dotta, la grassa e la rossa. E presto sarà anche la città che ospiterà la prossima International Graphic Medicine Conference.

Il giorno successivo, la visita bolognese di Ramón e della sua famiglia ha una continuazione particolarmente significativa. Ramón, Agnès e Gal·la visitano la Collezione delle Cere Anatomiche “Luigi Cattaneo” dell’Università di Bologna, dove è in corso La piccola bellezza, una mostra dedicata al rapporto tra anatomia e fumetto, con particolare attenzione alla collana Graphic Anatomy.

La visita alla Collezione delle Cere Anatomiche “Luigi Cattaneo” e alla Biblioteca Antica del Centro di Anatomia dell’Alma Mater – Università di Bologna

La coincidenza è quasi perfetta: l’ultimo volume della collana è dedicato al cervello e, attraverso le storie delle persone intervistate, affronta anche il Parkinson. Questa volta sono io a regalare a Ramón il nostro fumetto sul cervello, aggiungendo un piccolo disegno sulla copia, certamente non al livello dei suoi!

Così Ramón, dopo averci raccontato il giorno prima quanto il fumetto possa diventare uno strumento per rendere visibile l’esperienza della malattia, si ritrova all’interno di una collezione anatomica storica nella quale oggi il corpo viene raccontato anche attraverso le tavole di un fumetto.

Cere anatomiche, fumetti, cervello e Parkinson finiscono così per incontrarsi nello stesso luogo. Modi molto diversi, eppure sorprendentemente vicini, di rappresentare il corpo umano e raccontare che cosa significhi abitarlo.

Forse è proprio questo il punto sul quale io e Ramón ci troviamo maggiormente d’accordo: il successo della Graphic Medicine non sarà creare uno spazio sempre più chiuso e definito nel quale parlare di malattia, ma riuscire ad attraversarne i confini. Fare semplicemente buoni fumetti, capaci di essere letti da chi è malato e da chi non lo è, e permettere a qualcuno, almeno per qualche pagina, di entrare nello “scafandro” di un’altra persona. Perché forse è proprio entrando insieme in quello scafandro che diventa un po’ più facile, insieme, trovare il modo di uscirne.


ESPAÑOL

Ramon Ricart cuenta su historia en Bolonia, la docta, la roja y la gorda

Conocí a Ramon Ricart en octubre de 2025, en Zaragoza, durante el congreso nacional español dedicado a la medicina gráfica, donde Eugenia García Amor había organizado una magnífica exposición, en colaboración con la Sociedad Española de Medicina Gráfica, dedicada a los dibujos y al trabajo de Ramon. Me impresionó enseguida su trabajo, pero quizá todavía más su manera de hablar de él: una ironía tranquila y al mismo tiempo irreverente que permite hablar prácticamente de todo, incluso de los aspectos más íntimos, difíciles o incómodos de la enfermedad.

Nos volvimos a encontrar después en Barcelona, durante una preciosa exposición de arte de una amiga, Giorgia Roversi. Fue un encuentro más informal, en el que pudimos charlar con calma y Ramon me regaló una copia de su segundo libro, No solo tiembla.

Hoy Tiembla y No solo tiembla, con sus dedicatorias, autógrafos y, naturalmente, dibujos originales de Ramon, forman parte de nuestra biblioteca médica. También los enseño a los estudiantes de Medicina de la Universidad de Bolonia durante el curso optativo Graphic Based Medicine, que imparto junto con Veronica Moretti y Francesco Maria Spampinato. Son dos ejemplos valiosos para mostrar las distintas maneras de comunicar la enfermedad y, sobre todo, de contar la experiencia de quienes viven con ella a través de imágenes, palabras, metáforas e ironía.

Tiembla nació como un proceso profundamente personal de aceptación del párkinson, mientras que No solo tiembla amplía la mirada hacia los demás y reúne las experiencias de nueve personas con párkinson de inicio temprano. Por ahora, ambos volúmenes están disponibles en español, catalán y francés, pero espero que pronto también lo estén en italiano.

El 26 de julio volvemos a encontrarnos, esta vez en Bolonia. Comemos juntos Ramon, su mujer Agnès, su hija Gal·la, mi pareja Luisa y yo. En el menú, algunos clásicos de la cocina de Emilia-Romaña: lasaña, piadina, mascarpone y torta tenerina de chocolate, todo acompañado por una botella de Pignoletto.

Entre un plato y otro volvemos inevitablemente a hablar de cómics, párkinson y nuevos proyectos. Y es precisamente en una situación tan informal donde reaparece aquello que me había llamado la atención desde nuestro primer encuentro: con Ramon se puede hablar seriamente de cualquier cosa sin renunciar a reírse de ella.

Esta charla tuvo lugar en parte en español y en parte en catalán, así que decidí dejarla en las tres versiones: italiano, español y catalán.

Stefano: Después de Tiembla y No solo tiembla, ¿en qué estás trabajando ahora?

Ramon: El próximo proyecto trata sobre la sexualidad y las disfunciones sexuales en el párkinson y fuera del párkinson. Es un tema importante del que todavía se habla demasiado poco. La enfermedad puede influir en el deseo y en la función sexual, mientras que los tratamientos dopaminérgicos también pueden afectar al control de los impulsos. En algunas personas pueden aparecer hipersexualidad, juego patológico, compras compulsivas u otros comportamientos. Es interesante precisamente porque se entrelazan enfermedad, tratamiento, cuerpo, relaciones e intimidad.

Ramon mira a Gal·la y sonríe.

Ramon: ¡Ahora mi hija me verá dibujando pollas todo el día!

Todos nos reímos. Y la broma resume muy bien la manera que tiene Ramon de enfrentarse a temas sobre los que a menudo resulta difícil incluso empezar a hablar. Agnès también participa en este nuevo proyecto, continuando una colaboración que ya había sido importante en No solo tiembla.

Stefano: Hablamos mucho de Graphic Medicine. Pero quizá lo más interesante sería conseguir, en algún momento, salir de esa misma definición.

Ramon: Sí. La Graphic Medicine es bonita e importante, pero estos libros no deberían ser leídos solamente por pacientes, familiares o profesionales sanitarios. Me gustaría que una persona que no tiene ninguna relación con el párkinson cogiera el libro simplemente porque es un cómic, lo leyera hasta el final y, a través de una historia, consiguiera comprender algo de la experiencia de otra persona.

Es una idea que Ramon ya había expresado hablando de No solo tiembla: cualquier lector, tenga o no párkinson, debería ante todo disfrutar de la lectura y llegar así a una mayor comprensión y empatía.

A propósito de lo difícil que puede resultar comunicar una enfermedad, Ramon nos cuenta divertido una reciente entrevista en la televisión catalana. El entrevistador se encontró con una de las metáforas centrales de No solo tiembla: la antigua escafandra de buzo propuesta por Jordi para representar su propio párkinson. Una estructura pesada que ralentiza los movimientos, dificulta los gestos, hace que los pies pesen y parece incluso impedir que la voz llegue al mundo exterior.

De ahí nace un equívoco lingüístico casi perfecto para Ramon. En catalán, bus puede referirse al buzo, mientras que autobús designa el vehículo. Durante la entrevista, el buzo con su escafandra acaba transformándose, por un momento, en un improbable autobús amarillo.

Ramon se ríe de ello, pero la anécdota cuenta también algo más profundo: explicar a otra persona qué significa vivir una enfermedad es difícil. Incluso una metáfora poderosa puede perderse, transformarse o ser malinterpretada.

Ramon: Por eso los libros son importantes, pero los encuentros lo son todavía más. Las entrevistas, las presentaciones, los encuentros con la gente y, sobre todo, con las escuelas. Es allí donde puedes hablar de verdad, recibir preguntas y comprender si lo que quieres comunicar llega al otro lado.

El cómic se convierte así no en un punto de llegada, sino en una forma de abrir una conversación.

Ramon tiene además otro proyecto entre manos, esta vez aparentemente alejado del párkinson: una acción artística dedicada a los eslóganes de la política española a lo largo del tiempo. Quizá esta sea también una manera de escapar de las etiquetas. No ser solamente un autor de Graphic Medicine o un autor que cuenta el párkinson, sino simplemente un autor que utiliza el cómic para observar y contar el mundo.

Después de comer seguimos hablando mientras paseamos bajo los pórticos.

Bolonia es la docta, la gorda y la roja. Y pronto será también la ciudad que acogerá la próxima International Graphic Medicine Conference…!

Al día siguiente, la visita de Ramon y su familia a Bolonia tiene una continuación especialmente significativa. Ramon, Agnès y Gal·la visitan la Colección de Ceras Anatómicas “Luigi Cattaneo” de la Universidad de Bolonia, donde se presenta La piccola bellezza, una exposición dedicada a la relación entre anatomía y cómic, con especial atención a la colección Graphic Anatomy.

La coincidencia es casi perfecta: el último volumen de la colección está dedicado al cerebro y, a través de las historias de las personas entrevistadas, aborda también el párkinson. Esta vez soy yo quien regala a Ramon nuestro cómic sobre el cerebro, añadiendo un pequeño dibujo en su ejemplar, ¡desde luego no al nivel de los suyos!

Así, después de habernos contado el día anterior cómo el cómic puede convertirse en una herramienta para hacer visible la experiencia de la enfermedad, Ramon se encuentra dentro de una colección anatómica histórica en la que hoy el cuerpo también se cuenta a través de las viñetas.

Ceras anatómicas, cómics, cerebro y párkinson terminan así encontrándose en un mismo lugar. Formas muy diferentes y, sin embargo, sorprendentemente cercanas de representar el cuerpo humano y contar qué significa habitarlo.

Quizás sea precisamente este el punto en el que Ramon y yo más coincidimos: el éxito de la Graphic Medicine no consistirá en crear un espacio cada vez más cerrado y definido en el que hablar de enfermedad, sino en conseguir atravesar sus fronteras. Hacer, simplemente, buenos cómics, capaces de ser leídos tanto por quienes están enfermos como por quienes no lo están, y permitir a alguien, aunque solo sea durante unas páginas, entrar en la “escafandra” de otra persona. Porque quizá sea precisamente entrando juntos en esa escafandra como resulte un poco más fácil encontrar, también juntos, la manera de salir de ella.


CATALÀ

Ramon Ricart explica la seva història a Bolonya, la docta, la roja i la grassa

Vaig conèixer Ramon Ricart l’octubre de 2025, a Saragossa, durant el congrés nacional espanyol dedicat a la medicina gràfica, on Eugenia García Amor havia organitzat una magnífica exposició, en col·laboració amb la Societat Espanyola de Medicina Gràfica, dedicada als dibuixos i a l’obra de Ramon. Em va impressionar de seguida la seva obra, però potser encara més la seva manera de parlar-ne: una ironia tranquil·la i alhora irreverent que fa possible parlar pràcticament de tot, fins i tot dels aspectes més íntims, difícils o incòmodes de la malaltia.

Ens vam retrobar després a Barcelona, durant una bellíssima exposició d’art d’una amiga, Giorgia Roversi. Va ser una trobada més informal, en què vam poder conversar amb calma i Ramon em va regalar un exemplar del seu segon llibre, No solo tiembla.

Avui Tiembla i No solo tiembla, amb les dedicatòries, els autògrafs i, naturalment, els dibuixos originals de Ramon, formen part de la nostra biblioteca mèdica. També els ensenyo als estudiants de Medicina de la Universitat de Bolonya durant el curs optatiu Graphic Based Medicine, que imparteixo amb Veronica Moretti i Francesco Maria Spampinato. Són dos exemples valuosos per mostrar les diferents maneres de comunicar la malaltia i, sobretot, d’explicar l’experiència de les persones que hi conviuen a través d’imatges, paraules, metàfores i ironia.

Tiembla va néixer com un procés profundament personal d’acceptació del Parkinson, mentre que No solo tiembla amplia la mirada cap als altres i reuneix les experiències de nou persones amb Parkinson d’inici precoç. De moment, tots dos volums estan disponibles en castellà, català i francès, però espero que aviat també ho estiguin en italià.

El 26 de juliol ens tornem a trobar, aquesta vegada a Bolonya. Dinem plegats Ramon, la seva dona Agnès, la seva filla Gal·la, la meva companya Luisa i jo. Al menú, alguns clàssics de la cuina d’Emília-Romanya: lasanya, piadina, mascarpone i torta tenerina de xocolata, tot acompanyat d’una ampolla de Pignoletto.

Entre un plat i l’altre tornem inevitablement a parlar de còmics, Parkinson i nous projectes. I és precisament en una situació tan informal que retrobo allò que m’havia cridat l’atenció des de la nostra primera trobada: amb Ramon es pot parlar seriosament de qualsevol cosa sense renunciar a riure’n.

Aquesta conversa va tenir lloc en part en castellà i en part en català, així que vaig decidir deixar-la en les tres versions: italià, castellà i català.

Stefano: Després de Tiembla i No solo tiembla, en què estàs treballant ara?

Ramon: El proper projecte tracta sobre la sexualitat i les disfuncions sexuals, tant en el Parkinson com fora del Parkinson. És un tema important del qual encara es parla massa poc. La malaltia pot influir en el desig i en la funció sexual, mentre que els tractaments dopaminèrgics també poden afectar el control dels impulsos. En algunes persones poden aparèixer hipersexualitat, joc patològic, compres compulsives o altres conductes. És interessant precisament perquè s’hi entrellacen malaltia, tractament, cos, relacions i intimitat.

Ramon mira la Gal·la i somriu.

Ramon: Ara la meva filla em veurà dibuixant polles tot el dia!

Tots riem. I la broma resumeix molt bé la manera que té Ramon d’abordar temes sobre els quals sovint costa fins i tot començar a parlar. L’Agnès també participa en aquest nou projecte, continuant una col·laboració que ja havia estat important a No solo tiembla.

Stefano: Parlem molt de Graphic Medicine. Però potser el més interessant seria aconseguir, en algun moment, sortir d’aquesta mateixa definició.

Ramon: Sí. La Graphic Medicine és bonica i important, però aquests llibres no haurien de ser llegits només per pacients, familiars o professionals sanitaris. M’agradaria que una persona que no té cap relació amb el Parkinson agafés el llibre simplement perquè és un còmic, el llegís fins al final i, a través d’una història, aconseguís entendre alguna cosa de l’experiència d’una altra persona.

És una idea que Ramon ja havia expressat parlant de No solo tiembla: qualsevol lector, tingui o no Parkinson, hauria de poder gaudir primer de tot de la lectura i arribar així a una comprensió i una empatia més grans.

A propòsit de com pot ser de difícil comunicar una malaltia, Ramon ens explica divertit una entrevista recent a la televisió catalana. L’entrevistador es va trobar amb una de les metàfores centrals de No solo tiembla: l’antic escafandre de bus proposat per Jordi per representar el seu Parkinson. Una estructura pesada que alenteix els moviments, dificulta els gestos, fa que els peus pesin i sembla fins i tot impedir que la veu arribi al món exterior.

D’aquí neix un equívoc lingüístic gairebé perfecte per a Ramon. En català, bus pot designar la persona que se submergeix sota l’aigua, mentre que autobús és el vehicle. Durant l’entrevista, el bus amb el seu escafandre acaba convertint-se, per un moment, en un improbable autobús groc.

Ramon en fa broma, però l’anècdota també explica una cosa més profunda: explicar a una altra persona què significa viure una malaltia és difícil. Fins i tot una metàfora potent es pot perdre, transformar o malinterpretar.

Ramon: Per això els llibres són importants, però les trobades encara ho són més. Les entrevistes, les presentacions, les trobades amb la gent i, sobretot, amb les escoles. És allà on pots parlar de debò, rebre preguntes i entendre si allò que vols comunicar arriba a l’altra banda.

El còmic es converteix així no en un punt d’arribada, sinó en una manera d’obrir una conversa.

Ramon ja té un altre projecte entre mans, aquesta vegada aparentment allunyat del Parkinson: una acció artística dedicada als eslògans de la política espanyola al llarg del temps. Potser aquesta també és una manera d’escapar de les etiquetes. No ser només un autor de Graphic Medicine o un autor que explica el Parkinson, sinó simplement un autor que utilitza el còmic per observar i explicar el món.

Després de dinar continuem parlant mentre passegem sota els pòrtics.

Bolonya és la docta, la grassa i la roja. I ben aviat serà també la ciutat que acollirà la propera International Graphic Medicine Conference…!

L’endemà, la visita de Ramon i la seva família a Bolonya té una continuació especialment significativa. Ramon, Agnès i Gal·la visiten la Col·lecció de Ceres Anatòmiques “Luigi Cattaneo” de la Universitat de Bolonya, on es presenta La piccola bellezza, una exposició dedicada a la relació entre anatomia i còmic, amb una atenció especial a la col·lecció Graphic Anatomy.

La coincidència és gairebé perfecta: l’últim volum de la col·lecció està dedicat al cervell i, a través de les històries de les persones entrevistades, també parla del Parkinson. Aquesta vegada soc jo qui regala a Ramon el nostre còmic sobre el cervell, afegint-hi un petit dibuix al seu exemplar, evidentment no al nivell dels seus!

Així, després d’haver-nos explicat el dia anterior com el còmic pot convertir-se en una eina per fer visible l’experiència de la malaltia, Ramon es troba dins d’una col·lecció anatòmica històrica on avui el cos també s’explica a través de les vinyetes.

Ceres anatòmiques, còmics, cervell i Parkinson acaben així trobant-se en un mateix espai. Maneres molt diferents i, tanmateix, sorprenentment properes de representar el cos humà i d’explicar què significa habitar-lo.

Potser és precisament aquest el punt en què Ramon i jo coincidim més: l’èxit de la Graphic Medicine no serà crear un espai cada vegada més tancat i definit on parlar de malaltia, sinó aconseguir travessar-ne les fronteres. Fer, simplement, bons còmics, capaços de ser llegits tant per qui està malalt com per qui no ho està, i permetre a algú, encara que només sigui durant unes quantes pàgines, entrar dins l’“escafandre” d’una altra persona. Perquè potser és precisament entrant junts en aquest escafandre que es fa una mica més fàcil trobar, també junts, la manera de sortir-ne.

Graphic Medicine International Conference 2027… a Bologna!

Graphic Medicine International Conference 2027… a Bologna!

“The Cat’s Out of The Bag”, direbbero in Terra d’Albione. E in questo caso l’inglese è la scelta linguistica più appropriata, perché testimonia la scommessa realizzata di Graphic Medicine Italia: quella di fare rete con i collettivi di tutto il mondo per contribuire all’espansione dell’universo Graphic Medicine. Così, dopo Stati Uniti e Irlanda la prossima nazione a ospitare la conferenza internazionale di Graphic Medicine sarà l’Italia!

Appuntamento dunque a Bologna dal 10 al 12 giugno 2027 per un ricco e partecipato weekend tra scienza e Nona arte con autori, ricercatori e cultori della materia provenienti da tutto il mondo: stiamo già lavorando sul programma, ma in attesa di dettagli, sorprese e novità abbiamo il piacere di presentarvi in anteprime il logo e il video di presentazione dell’iniziativa.

Enjoy!

ECEDU: l’Unione europea della Graphic Medicine

ECEDU: l’Unione europea della Graphic Medicine

ECEDU (European Comics, Mental Health Teaching and Professional Education) è un progetto europeo Erasmus+ KA220 (Cooperation Partnerships), cofinanziato dall’Unione Europea, che esplora il potenziale dei fumetti europei come strumenti innovativi per l’insegnamento e l’apprendimento dei temi legati alla salute mentale nella formazione di insegnanti, infermieri e medici.

Attraverso una collaborazione interdisciplinare tra istituzioni educative e sanitarie europee, il progetto sviluppa nuovi materiali didattici e metodologie formative capaci di promuovere una comprensione più profonda, inclusiva e sfumata delle esperienze di salute mentale. Le attività comprendono workshop internazionali, revisione della letteratura scientifica, coinvolgimento degli studenti, produzione di fumetti e partecipazione al dibattito pubblico e accademico.

Tra i risultati attesi vi sono la creazione di una rete europea dedicata alla didattica della salute mentale attraverso il fumetto, lo sviluppo di approcci educativi innovativi per la formazione professionale e la realizzazione di fumetti sperimentali e opere create dagli studenti. Il progetto mira inoltre a rafforzare la capacità delle istituzioni educative europee di affrontare i temi della salute mentale in modo inclusivo, equo e attento alla complessità delle esperienze individuali.

Graphic Medicine Italia supporta il progetto ECEDU attraverso la partecipazione di Stefano Ratti e Veronica Moretti, che contribuiscono allo sviluppo di pratiche educative innovative basate sul fumetto per affrontare i temi della salute mentale nella formazione di insegnanti, infermieri e medici. Il loro impegno nella diffusione della Graphic Medicine in Italia favorisce il dialogo tra discipline diverse e rafforza la dimensione europea del progetto, promuovendo approcci inclusivi, critici e partecipativi all’educazione e alla cura.

Per maggiori informazioni sul progetto:

Sito ufficiale ECEDU

“Matteo contro lo spettro autistico”, Giuseppe Sansone, Edizioni Voilier, 68 pp. a colori, brossura, € 19

“Matteo contro lo spettro autistico”, Giuseppe Sansone, Edizioni Voilier, 68 pp. a colori, brossura, € 19

Questa breve graphic novel, scritta e disegnata da Giuseppe Sansone, affronta il tema della convivenza con l’autismo dal punto di vista di un bambino autistico, Matteo. L’opera, come il titolo suggerisce, gioca ironicamente sull’espressione spettro autistico, concetto medico ampiamente in uso per definire l’autismo. Se il termine inizialmente si riferiva allo spettro dei colori, ha poi assunto tratti stigmatizzanti, alludendo a molteplici disturbi caratterizzati da alcune difficoltà comuni. L’autismo è personificato come un essere mostruoso che dapprima spaventa e opprime Matteo, limitandolo nelle sue attività quotidiane. Tuttavia, man mano che il bambino reagisce e lotta contro lo spettro, acquisendo specifiche competenze, il mostro si rimpicciolisce fino a scomparire. L’opera sfata il pregiudizio dell’autismo come condizione congenita e immutabile, mostrando che i bambini autistici possono sviluppare molteplici capacità all’interno di un proprio arco di sviluppo, come tutti gli altri bambini. Tuttavia, manca una considerazione dei modi di percepire e interpretare la realtà delle persone autistiche, che difficilmente possono essere modificati, raramente sono compresi e accettati. Una persona autistica nasce, cresce e muore autistica. Non è tanto la persona autistica a dover cambiare ed evolversi, quindi, quanto la società a imparare a creare contesti favorevoli e adeguati a diversi tipi di menti.

“Goodbye, Eri”, Tatsuki Fujimoto, Star Comics, volume unico, 208 pp., b/n, € 5,90

“Goodbye, Eri”, Tatsuki Fujimoto, Star Comics, volume unico, 208 pp., b/n, € 5,90

Con Goodbye, Eri, Tatsuki Fujimoto — già noto per Chainsaw Man, Look Back e Fire Punch — propone un’opera autoconclusiva che trascende i confini del manga tradizionale, avvicinandosi al linguaggio cinematografico e a una riflessione profonda sulla memoria, sull’elaborazione del lutto e sulla natura stessa della narrazione.
La storia segue Yuta Ito, un ragazzo che, su richiesta della madre malata, la riprende negli ultimi giorni della sua vita con lo smartphone ricevuto per il compleanno. Dopo la sua morte, Yuta monta un film con quel materiale, il cui finale bizzarro lo espone al ridicolo e lo conduce al limite della disperazione. L’incontro con Eri, compagna di scuola appassionata di cinema, gli ridona uno scopo: insieme decidono di realizzare un nuovo film, esplorando con spirito creativo e irriverente l’arte del raccontare.
Fujimoto costruisce la narrazione adottando una prospettiva quasi documentaristica: gran parte della storia è filtrata attraverso l’obiettivo della videocamera di Yuta, con pagine strutturate in griglie che richiamano la pellicola cinematografica, un espediente che conferisce ritmo e immersione nel punto di vista del protagonista.
Il filo narrativo, apparentemente lineare, si arricchisce di ambiguità e stratificazioni metaforiche: realtà e finzione si intrecciano come nel film che Yuta monta, e il confine tra ciò che è realmente accaduto e ciò che è frutto della memoria diventa labile. Questo gioco tra livelli narrativi non è solo uno stratagemma stilistico, ma un mezzo per esplorare come l’arte possa confrontarsi con il dolore, la perdita e la trasformazione del sé.
La relazione tra Yuta ed Eri, pur breve, assume un peso emotivo significativo, intrecciando desiderio di connessione, idealizzazione e bisogno di lasciare un segno. L’elemento fantastico, rappresentato dall’apparente immortalità di Eri, complica e arricchisce il messaggio, portando il lettore a riflettere sul valore della memoria e sulla funzione stessa del racconto. Sul piano visivo, Fujimoto utilizza tecniche che rimandano al cinema — sfocature, ripetizioni di inquadrature, variazioni di fuoco — che riflettono l’ossessione del protagonista per il mezzo filmico e offrono al lettore un’esperienza immersiva, in cui il gesto di «guardare» diventa parte integrante del significato dell’opera.
Pur senza spettacolarizzare il dolore, Goodbye, Eri si colloca nel filone della graphic medicine, raccontando il lutto e la sofferenza con autenticità e profondità. L’opera sfida il lettore a considerare l’arte come forma di consolazione e confronto con l’impermanenza, offrendo un’esperienza emotiva complessa in cui i confini tra realtà, cinema e immaginazione si dissolvono, come accade nella memoria di chi legge.
Sullo sfondo, la narrazione di Goodbye, Eri appare meno frenetica rispetto a Fire Punch e Chainsaw Man, opere di Fujimoto che richiamano per ritmo e intensità lo stile di Quentin Tarantino; tuttavia, tutte condividono una sensibilità verso la scomposizione temporale e la molteplicità di punti di vista, creando mosaici emotivi stratificati e ricchi di contrasti.

“Homunculus – L’occhio dell’anima”, Hideo Yamamoto, Panini Comics – Planet Manga, 2020, 250 pp. B/N, 15 vol., brossura, € 7,50

“Homunculus – L’occhio dell’anima”, Hideo Yamamoto, Panini Comics – Planet Manga, 2020, 250 pp. B/N, 15 vol., brossura, € 7,50

Con Homunculus – L’occhio dell’anima Hideo Yamamoto realizza un manga che si colloca in una zona liminale tra thriller psicologico, indagine filosofica e studio della mente umana. L’opera in 15 volumi è stata riproposta da Panini Comics – Planet Manga in bianco e nero, conservando intatta la sua forza perturbante e la capacità di interrogare il lettore sui meccanismi della percezione e sull’instabilità dell’identità.
Il protagonista, Susumu Nakoshi, è un uomo socialmente marginalizzato, segnato da una profonda frattura dell’Io. Vive in auto, rifiuta legami stabili e appare sospeso in una condizione di anedonia, isolamento e progressiva autoesclusione. La sua esistenza viene scossa dall’incontro con Manabu Ito, studente di medicina ossessionato dalla trapanazione e dalle sue presunte implicazioni sull’ampliamento delle capacità percettive. L’esperimento, al confine tra scienza, pseudoscienza e suggestione, agisce da detonatore narrativo e apre Nakoshi a una nuova modalità di visione.
Da quel momento il protagonista sviluppa una forma di iperpercezione visiva che si manifesta attraverso allucinazioni complesse: gli homunculus, entità deformi che rendono visibili i conflitti psichici, i traumi e le distorsioni dell’immagine di sé delle persone incontrate. Queste apparizioni possono essere lette alla luce di disturbi dell’esperienza corporea e del Sé, riconducibili a concetti clinici quali dismorfobia, depersonalizzazione e derealizzazione.
Yamamoto costruisce una narrazione in cui il confine tra realtà esterna e realtà interna diventa progressivamente instabile, richiamando quadri psicotici e para-psicotici. Il lettore viene costantemente collocato in uno stato di bilico percettivo, tipico di esperienze allucinatorie congrue al contenuto emotivo, in cui il vissuto soggettivo prevale sull’oggettività sensoriale.
Sul piano neurofisiologico, l’“occhio dell’anima” funziona come metafora dell’alterazione dei processi di integrazione sensoriale e della modulazione corticale della visione. La trapanazione, pur priva di fondamento scientifico, diventa così uno strumento narrativo per esplorare in chiave pulp e pop temi propri della psicoanalisi e della psichiatria. Infatti, gli homunculus incarnano il rimosso, la scissione dell’Io e il conflitto tra Sé autentico e maschera sociale. Ogni incontro assume la forma di una seduta analitica implicita, in cui l’osservazione dell’altro coincide con un progressivo smascheramento del protagonista. Tale processo di consapevolezza, tuttavia, non conduce mai a una catarsi, ma si rivela profondamente destabilizzante.
Il tratto realistico e crudo di Yamamoto, esaltato dal bianco e nero e dal formato compatto, accentua la sensazione di claustrofobia e instabilità percettiva. Corpi deformati, proporzioni alterate e sguardi fissi restituiscono visivamente ciò che in ambito clinico viene definito disturbo dell’esperienza corporea, trascinando il lettore nel punto di vista di Nakoshi.
Homunculus – L’occhio dell’anima si conferma così un’opera di grande complessità, capace di intrecciare neurofisiologia, psicoanalisi e riflessione psichiatrica in una narrazione che rifiuta soluzioni semplici e non spettacolarizza la follia, ma la restituisce come esperienza soggettiva, collocando chi legge sul fragile confine tra realtà e percezione.

“Caparezza – Orbit Orbit”, AA. VV., Sergio Bonelli Editore, 2025, 256 pp. a colori, cartonato, € 28

“Caparezza – Orbit Orbit”, AA. VV., Sergio Bonelli Editore, 2025, 256 pp. a colori, cartonato, € 28

Con il suo nono album Orbit Orbit, Caparezza si immerge anche nella nona arte, dando vita a un fumetto pubblicato da Sergio Bonelli Editore che fonde fantascienza, autobiografia e riflessione esistenziale in un racconto intenso e visionario. Il progetto nasce dal vissuto personale dell’artista, segnato dall’acufene e dall’ipoacusia, e si traduce in un percorso di trasformazione e guarigione che attraversa musica e immagini.
Soggetto e sceneggiatura sono di Caparezza, mentre i disegni sono realizzati da un collettivo di nove illustratori: Sergio Gerasi, Nicola Mari, Renato Riccio, Riccardo Torti, Yi Yang, Marco Nizzoli, La Came e Stefano Tamiazzo. La copertina è firmata da Matteo De Longis, con il prezioso contributo ai colori di Daria Cerchi, Filippo Beretta, Antonio Campo, Daniele Caramanico, Chiara Fabbri Colabich, Yi Yang e Maddalena Ghidoni.
La varietà di stili e sensibilità visive non è solo una scelta estetica, ma un mezzo per esplorare e comunicare con intensità le emozioni e le riflessioni profonde che attraversano l’opera. In questo senso, Orbit Orbit si inserisce nel contesto della Graphic Medicine, in cui il fumetto diventa strumento di narrazione e cura, capace di raccontare il vissuto della malattia e della cura in tutte le sue sfumature. Sebbene non si definisca esplicitamente come tale, questa opera rappresenta un esempio autentico di come l’arte possa accompagnare un percorso personale, trasformandosi in gesto di condivisione e liberazione. Alcuni brani dell’album trovano in modo particolare una profonda risonanza con questa cultura: A Comic Book Saved My Life diventa una metafora della salvezza attraverso la narrazione, mentre Darktar, personaggio centrale del fumetto, incarna la parte più vittimistica dell’essere umano, segnando un confronto con le proprie ombre personali. Anche Pathosfera si impegna a recuperare empatia in un mondo che sembra aver perso la capacità di sentire, rafforzando così il legame tra musica, fumetto e riflessione interiore.
L’album che accompagna il fumetto completa l’esperienza con un sound compatto e avvolgente, unendo elettronica, space music e rap in un invito a un ascolto attento e riflessivo.
Orbit Orbit si conferma così un progetto ambizioso e multidisciplinare, capace di unire musica e nona arte per raccontare una storia di fragilità, resistenza e rinascita, dimostrando il potere dell’arte come mezzo di cura e trasformazione. Il volume è disponibile in due versioni: oltre al cartonato, c’è anche un brossurato più essenziale al prezzo di € 14.

“Ombre di famiglia – Feeding Ghosts”, Tessa Hulls, Tunué, 2025, 386 pp. a colori, € 34,90

“Ombre di famiglia – Feeding Ghosts”, Tessa Hulls, Tunué, 2025, 386 pp. a colori, € 34,90

Feeding Ghosts, vincitore del Premio Pulitzer 2025 per il “Memoir or Autobiography”, è il primo romanzo grafico a essere premiato in una categoria regolare del Pulitzer, dopo il riconoscimento speciale assegnato nel 1992 a Maus di Art Spiegelman. In questo memoir intenso, Tessa Hulls ricostruisce le vicende di tre generazioni di donne cinesi – la nonna Sun Yi, la madre Rose e lei stessa – mettendo in luce come persecuzioni politiche, migrazioni e fratture culturali si intreccino con il delicato equilibrio della salute mentale e con il peso emotivo che ricade sui familiari coinvolti nei ruoli di caregiver. L’opera restituisce con grande sensibilità la complessità di queste dinamiche: il vissuto di chi attraversa momenti di profonda vulnerabilità psicologica e quello di chi, accanto, sostiene, protegge e al tempo stesso fatica a non soccombere all’eredità emotiva del trauma. Il libro si presta quindi a una lettura anche in chiave Graphic Medicine, grazie alla sua attenzione al vissuto interiore, alle relazioni di cura e ai limiti del linguaggio quando le emozioni superano le parole. Ombre di famiglia – Feeding Ghosts è anche – e forse soprattutto – un’opera profondamente catartica per l’autrice. Il processo di realizzazione, durato quasi dieci anni e nato da un viaggio con la madre tra Cina e Hong Kong, diventa per Hulls un modo di confrontarsi con le proprie ombre familiari, di interrogare il passato, di riconoscere le ferite ereditate e, infine, di trasformarle. A questa dimensione emotiva già potente si aggiunge la forza grafica del volume: un linguaggio visivo intenso, denso di simboli e stratificazioni, capace di amplificare ogni snodo emotivo e di dare forma a temi profondi e complessi che chiedono al lettore di fermarsi, sedimentare, ascoltare e lasciarsi attraversare con calma. Celebrando la forza femminile e denunciando il peso del sessismo culturale che ha segnato le vite delle tre protagoniste, il libro rende visibile una storia di resistenza e rinascita, mostrando come, anche in mezzo alle fratture storiche e personali, la narrazione possa diventare un potente gesto di cura, riconciliazione e liberazione.

“Cuore-Biografia a fumetti di un organo”, AA. VV., Beccogiallo, 2025, 144 pag. a colori, brossura, €19,50

“Cuore-Biografia a fumetti di un organo”, AA. VV., Beccogiallo, 2025, 144 pag. a colori, brossura, €19,50

Terza opera a fumetti patrocinata da Graphic Medicine Italia, Cuore pone al centro l’esperienza delle pazienti e dei pazienti, raccontando un organo da sempre simbolo di vitalità, coraggio e passioni, ma la cui cura resta spesso sottovalutata. Le malattie cardiovascolari causano oltre 4,3 milioni di decessi ogni anno in Europa, sottolineando l’importanza di una conoscenza approfondita e condivisa.
Il volume nasce da un progetto interdisciplinare ideato da Veronica Moretti e Stefano Ratti, con il contributo del Prof. Luca Di Marco e del Dott. Cristian Gagliardi, che unisce medicina, sociologia e arte. Attraverso il linguaggio potente e accessibile del fumetto, Cuore racconta non solo le funzioni vitali dell’organo, ma soprattutto le storie autentiche di pazienti, mettendo in luce la dimensione biomedica e, al contempo, la rottura biografica e l’impatto sociale causati dalla malattia.
Grazie alla supervisione di un comitato scientifico, le pagine disegnate illustrano l’anatomia, la fisiopatologia, le procedure diagnostiche e i trattamenti terapeutici, costruendo un racconto corale che promuove empatia e comprensione reciproca tra pazienti, medici e caregiver.
Cuore è la seconda tappa della collana Graphic Anatomy, un progetto che fa incontrare l’anatomia umana con la forza narrativa del fumetto per esplorare le complessità del corpo e delle esperienze personali legate alla malattia, ponendo sempre al centro la voce di chi vive la patologia.
Realizzato in collaborazione con Graphic Medicine Italia, Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule-sezione provinciale di Bologna, Associazione Italiana Amiloidosi Familiare e SICCH-Società Italiana di Chirurgia Cardiaca.

“To The World-A Comic From Gaza”, Jehad Abu Dayya, Esraa Al-Banna, Maamoul Press, 16 pag., b/n $15

“To The World-A Comic From Gaza”, Jehad Abu Dayya, Esraa Al-Banna, Maamoul Press, 16 pag., b/n $15

“To The World” è un fumetto breve realizzato a Gaza, scritto in inglese da uno studente di medicina e illustrato da una studentessa di letteratura britannica. Non parla di malattia, ma della vita quotidiana dentro un territorio sotto assedio, raccontata da chi cerca di studiare e vivere mentre intorno crollano infrastrutture, mancano le cure e le possibilità. Il fumetto è breve, con disegni essenziali e diretti. Mostra piccoli gesti, come scrivere una lettera e cercare di farla uscire oltre i muri, trasformando la comunicazione in una forma di resistenza. Non è un fumetto di medicina narrativa in senso stretto, ma chi lavora nella cura può trovarvi un promemoria potente di cosa significhi prendersi cura in un contesto di violenza continua. Leggerlo aiuta a non dimenticare che la salute non può essere separata dalle condizioni politiche e materiali in cui le persone vivono. Consigliato a chi usa i fumetti per raccontare storie di realtà, a chi lavora nella salute globale e in ambiti educativi, e a chi desidera ascoltare direttamente le voci da Gaza. L’albo è disponibile sia in formato cartaceo, sia come pubblicazione digitale a questo link.