“Conforme”, Ilaria Palleschi, Bao Publishing, 2023, 152 pp. a colori, cartonato, € 23.

“Conforme”, Ilaria Palleschi, Bao Publishing, 2023, 152 pp. a colori, cartonato, € 23.

Marisol è in agitazione: sua sorella Nico l’ha invitata ad andare in palestra e lei spera che possano finalmente passare un po’ di tempo insieme, cosa che accade raramente. Marisol infatti non ama frequentare posti pieni di corpi che le ricordano continuamente che il suo non è conforme. In altre parole: è grassa. E ne soffre, anche se lo nasconde. Ma la sua coinquilina e cara amica Livia sa bene che quando si chiude in bagno con la musica a tutto volume è per coprire il rumore dei conati che si procura cacciandosi le dita in gola. Nico invece è in forma smagliante, ossessionata com’è dalla dieta e dall’allenamento.
Come previsto, l’appuntamento si rivela un flop, e Marisol è molto delusa dal comportamento di Nico, senonché a un certo punto sua sorella cade dal tapis roulant e batte la testa… e la storia prende una piega inaspettata. Proiettata in un universo parallelo, in cui essere magri è una vergogna e i nuovi idoli sono cellulite, grassi saturi e junk food, sarà Nico a dover fare i conti con la discriminazione. Ma, contrariamente a quanto ci si possa aspettare, nemmeno Marisol se la passa bene nel mondo alternativo, che le richiede comunque di non perdere nemmeno un etto ed essere sempre performante e perfetta secondo i canoni di questa società. Il ribaltamento di prospettiva porta alla luce una sofferenza comune ma non condivisa, che anzi separa e distrugge i legami. Il problema non è dunque solo il corpo grasso (o magro) ma tutto quanto risulta difforme rispetto agli standard. La vergogna del fallimento isola, solo l’amicizia, l’empatia e la sorellanza possono liberare i corpi e le persone che li abitano dai giudizi e dalle costrizioni, e restituirli alla dimensione degli affetti sinceri, della cura e degli abbracci che tuttə si meritano, indipendentemente dalla taglia.
Conforme fa riflettere – in modo leggero ma non banale – su quanto gli eccessi, sia da un lato che dall’altro, possano essere nocivi, e anche sulla responsabilità che la società gioca nell’alimentare comportamenti estremi. Perché, come ci ricorda Livia, «se anche la persona a mio parere più bella e conforme soffre delle mie stesse insicurezze… allora forse il problema è più grande».
laria Palleschi ha studiato Illustrazione e Animazione allo IED, ma dal 2018 si mette in gioco sperimentando anche il linguaggio del fumetto con il suo primo graphic novel Nina che disagio (Bao Publishing). In seguito collabora con Mondadori, illustrando la serie I Casi Impossibili di Zoe & Lu di Licia Troisi. Nel 2025 ha pubblicato Nereidi (Il Castoro), una storia sul coraggio di ribellarsi a una società femminicida.

“Non mi dimenticare”, Alix Garin, trad. di Francesco Savino, Bao Publishing, 2024, 224 pagine a colori, cartonato, €24

“Non mi dimenticare”, Alix Garin, trad. di Francesco Savino, Bao Publishing, 2024, 224 pagine a colori, cartonato, €24

Due donne, una macchina, una fuga rocambolesca e disperata verso la libertà. No, non stiamo parlando di Thelma e Louise, ma della giovane Clémence e della sua adorata nonna, che soffre di morbo di Alzheimer. Dopo l’ennesimo episodio di vagabondaggio, in casa di riposo hanno proposto la contenzione chimica e la figlia, messa alle strette, ha accettato. Ma la paziente non vuole, si oppone e si dispera, così la nipote – memore di tutto quello che la nonna ha fatto per lei quando era piccola – decide di rapirla. Movente dichiarato alla polizia durante l’interrogatorio: «Volevo farla stare bene». Destinazione: la vecchia casa dell’infanzia, per andare a trovare i genitori che lei crede ancora vivi, e rivedere il mare.
Il viaggio è esilarante e le due fuggiasche vivono incredibili avventure: lasciato dietro di sé il cellulare per non correre il rischio di essere rintracciate, percorrono la lunga strada che separa il Belgio dalla costa settentrionale della Francia partecipando a risse, dandosi al gioco d’azzardo, fuggendo da un motel senza pagare dopo essere state derubate, tagliando le gomme dell’auto di un energumeno che le minaccia,… Ma Clémence si rende ben presto conto di cosa voglia dire prendersi cura di una persona anziana che ha bisogno di assistenza come una bambina, che confonde passato e presente, e a volte si smarrisce a tal punto nelle nebbie della memoria da non essere più in grado di riconoscerla, mentre in altri momenti si rende dolorosamente conto che la lucidità la sta abbandonando, e che non ci sarà nessuno ad attenderla alla casa sulla scogliera perché i suoi genitori sono morti tanti anni prima.
Quello di Clémence e della sua nonnina è un viaggio disperato, all’inseguimento di qualcosa che non può più tornare, di un lieto fine impossibile. Eppure l’amore che le lega ci insegna che la strada che resta si può percorrere assieme, con rispetto e compassione.
È un viaggio non solo nel tempo e nello spazio ma anche nell’animo, e – tra un cambio di pannolino, un pic-nic sull’erba e una sosta in autogrill – la giovane protagonista sarà portata a mettere in discussione sia il legame conflittuale con sua madre sia il rapporto irrisolto con la propria identità sessuale, arrivando a mettere a fuoco con più consapevolezza i suoi progetti futuri: tornerà a Bruxelles, affronterà le conseguenze del suo gesto e poi studierà teatro, come ha sempre desiderato.
Il tratto morbido e leggero di Alix Garin e l’uso sapiente dei colori pastello accompagnano magnificamente la narrazione e il continuo intrecciarsi e mescolarsi di passato e presente, addolcendo il dolore della perdita e regalandoci una storia indimenticabile. Come un messaggio di addio affidato a una cartolina e a un semplice fiore di campo: «Non ti scordar di me».
Alix Garin, classe 1997, si aggiudica il premio “Young Talent” al Festival di Saint Malo nel 2017 e, nel 2025, vince il Fauve Prix du Public France Télévisions al Festival Internazionale del Fumetto di Angoulême con Impenetrabile, uscito in Italia per Bao Publishing.

“Non so chi sei”, Cristina Portolano, Rizzoli Lizard, 2017, 199 pagine in tricromia, cartonato, € 19.

“Non so chi sei”, Cristina Portolano, Rizzoli Lizard, 2017, 199 pagine in tricromia, cartonato, € 19.

Uno swipe a destra, una breve chat, un appuntamento in un locale, la conclusione della serata a letto e poi ognuno per la sua strada, oppure qualche altro incontro, ma nessun impegno. Questo è lo svolgimento tipo di una relazione iniziata su Tinder. Sesso più o meno soddisfacente e nessuno strascico emotivo. Ma è davvero solo tutto qui? Cristina ci porta alla scoperta del mondo delle dating app con leggerezza e ironia ma con un fondo di serietà, raccontando la sua esperienza di giovane donna momentaneamente single che desidera una vita sessuale attiva. Finita una relazione importante, la fumettista si rende conto di avere bisogno di distrarsi dalla tristezza, condividendo momenti piacevoli con gli uomini con il vantaggio di non dover tollerare l’intimità e farsi carico dell’altra persona. Ma come esprimere i propri desideri e le proprie necessità a uno sconosciuto? Come fare a non rimanerci male se uno sparisce senza lasciare traccia?
Dal punto di vista grafico, Non so chi sei si contraddistingue per la rappresentazione di scene di sesso realistiche che coinvolgono corpi reali; il focus del fumetto infatti non è mai l’erotismo fine a sé stesso bensì mettere in scena un variegato di umanità, restituendo l’immensa complessità delle interazioni umane. Cristina indaga senza ipocrisia i sentimenti e le motivazioni che stanno dietro l’uso delle app di incontri, l’imbarazzo e la curiosità, il pregiudizio e la voglia di mettersi in gioco, a trenta come a settant’anni. Viene raccontato il vero e proprio funzionamento di Tinder – con anche delle infografiche –, e amici e parenti si fanno portavoce di varie opinioni sul fenomeno, e di diverse esperienze. E alla fine si scopre che i meccanismi sono uguali, con o senza app: una relazione cercata esclusivamente per riempire la solitudine sarà sempre disfunzionale, e il “supermercato della carne” rischia di far trascurare i veri affetti. Tuttavia, “se dovessi fare un bilancio, potrei dire che tutti gli uomini che ho conosciuto online mi hanno lasciato qualcosa, In una maniera un po’ strana, ma li ho amati quasi tutti”.
Cristina Portolano è nata a Napoli e si è formata al Liceo Artistico e alla Scuola Italiana di Comix. Dal 2005 vive a Bologna, dove ha frequentato l’Accademia di Belle Arti, con un Erasmus all’École nationale Supérieure des Arts Décoratif di Parigi. Dal 2019 collabora con Internazionale Kids, insegna illustrazione e anatomia artistica allo IAAD ed è sempre molto attiva nella divulgazione del linguaggio del fumetto, di persona e sui social. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Quasi signorina (Topipittori, 2016), Io sono Mare (Canicola, 2018); Mea vulva nell’antologia Post-pink (Feltrinelli Comics, 2019), Francis Bacon: la violenza di una rosa (Centauria, 2019) e la recente collaborazione a Genitore, artista, altro… (autoprodotto, 2024). Ha vinto diversi premi ed esposto in Italia e all’estero in mostre personali e collettive.

“Perché sei qui?”, Francesca Picozzi e Greta Xella, Tunué, 2024, 144 pagine a colori, cartonato, €19.

“Perché sei qui?”, Francesca Picozzi e Greta Xella, Tunué, 2024, 144 pagine a colori, cartonato, €19.

Una giovane psicoterapeuta ci lascia entrare nel suo studio per conoscere cinque pazienti alle prese con le sfide della loro vita. Così incontriamo Cael, ragazzino molto responsabile e maturo che si ritrova a fare i conti con degli attacchi di panico apparentemente inspiegabili; e Noemi, giovane donna che si impegna per non ricadere vittima del disturbo alimentare che rischiava di inghiottirla. E ancora Teo, che con la sua ragazza ha deciso di esplorare per la prima volta la sessualità ma è pieno di timori e pregiudizi. E poi conosciamo Mirea, che si taglia per dare forma alla tristezza insostenibile che le procura l’abbandono del padre e la nuova complessa situazione familiare; e infine Cesare, che a un passo dalla laurea è schiacciato dal peso delle pressioni sociali e dall’incertezza del futuro.
Si tratta di pazienti in terapia da anni o che l’hanno appena incominciata, adolescenti e giovani adulti, che hanno deciso di prendere in mano il loro dolore e farne nascere qualcosa di buono. Dopo ogni storia segue una breve riflessione sul disturbo affrontato, per esempio su quale può essere l’origine dell’ansia, o come mai anche quando si pensa di essere finalmente “guariti” a volte i sintomi tornano a bussare alla nostra porta. Impareremo che tutte le conquiste fatte non vanno perdute e che ci permetteranno di affrontare le sfide che la vita ci presenterà. Il fumetto si chiude con un sesto racconto, che coinvolge la stessa Francesca in veste di paziente in un’immaginaria seduta di interpretazione dei sogni condotta da Freud in persona. Vediamo così che il terapeuta stesso si è messo in gioco affrontando i propri dolori e imparando ad ascoltare ed accettare sé stesso.
Perché sei qui? è un graphic novel che tocca temi profondi e attuali con delicatezza, e permette di sbirciare come si svolge una seduta di terapia, togliendo quell’aura di mistero o pregiudizio spesso associato alla cura della salute mentale. Francesca spera che il fumetto possa aiutare chi lo legge a legittimare quello che prova, e a rivolgersi a un professionista della salute mentale qualora ne sentisse il bisogno, perché “il tempo aiuta ad alleviare le pene, a curarci possiamo essere solo noi”.
Francesca Picozzi è psicoterapeuta e sessuologa; autrice del libro Parlarne aiuta (Longanesi, 2023), durante il lockdown ha aperto un profilo TikTok per dialogare di psicologia con i giovani. Greta Xella si è specializzata alla Scuola del Fumetto di Milano e, dopo una serie di autoproduzioni, ha pubblicato come autrice unica Figlia di Luna (Bao Publishing, 2021). Oggi lavora come fumettista per diversi editori ma anche come storyboard e development artist per televisione e cinema.

“Walt & The Magical Bee”, Cristina Cargasacchi-Jasper e Meritxell Andreu, Goldenhive Productions, 2025, 180 pagine a colori, cartonato, € 44,90

“Walt & The Magical Bee”, Cristina Cargasacchi-Jasper e Meritxell Andreu, Goldenhive Productions, 2025, 180 pagine a colori, cartonato, € 44,90

Non è un fumetto, ma un libro illustrato in rima, quello realizzato dalle due autrici per raccontare il rapporto virtuoso tra il Walt più famoso della storia e quella del suo daimon creativo, che in queste pagine prende la forma di una piccola ape colorata. Al centro della scena, il potere trasformativo dei sogni e l’importanza della fantasia come  energia dalla forte valenza terapeutica: per dirla con l’autrice dei testi, «Un’esempio di come l’immaginazione possa portare guarigione e forza, e come i sogni non siano solo possibili, ma abbiano il potenziale di cambiare le nostre vite e quelle degli altri». Tra i momenti più significativi del volume spicca “A Wish Come True”, un momento in cui va in scena il confronto tra il “papà” di personaggi come Oswald The Rabbit, Topolino e Biancaneve e un ragazzino gravemente malato di nome Andrew: «Il viaggio del giovanissimo Andrew sul treno, dove i suoi desideri prendono letteralmente vita, vuole essere un invito per i lettori a connettersi con le proprie speranze e la propria capacità di superare sfide e difficoltà di ogni genere. Questo capitolo non è solo una parte della narrazione, ma uno spazio narrativo in cui la vulnerabilità diventa forza. È come un rifugio sicuro all’interno del libro, dove i lettori possono esplorare le proprie emozioni e trovare ispirazione e conforto». Speranza, resilienza e il potere dell’immaginazione, in un volume autoprodotto in lingua inglese.

“I morti non prendono l’ascensore”, Icaro Tuttle, Becco Giallo, 2023, 272 pagine a colori, brossura, € 20

“I morti non prendono l’ascensore”, Icaro Tuttle, Becco Giallo, 2023, 272 pagine a colori, brossura, € 20

In un palazzone degli anni ‘60 un’anziana donna muore. Al funerale, a cui partecipa anche la giovane nipote, la bara non entra in ascensore, per cui la devono portare giù a piedi per sette lunghi piani di scale. Per quella nipote, la scena assume un significato più profondo: possono i ricordi essere anche loro così ingombranti da non trovare posto nella sua testa? Cosa succede in questi casi? Esiste un modo per rimetterli faticosamente in ordine in modo che non le facciano più del male? Sopravvissuta a un trauma che non viene mai esplicitato a parole – ma che si intuisce abbia a che fare con la violenza di una relazione tossica – la ragazza ci confessa: «Mi avete sempre conosciuto in modalità sopravvivenza: Io ci provo a tenermi stretta alla realtà, ma mi ritrovo sempre con i ricordi alla gola». I morti non prendono l’ascensore è un volume imponente, in cui la narrazione è affidata a poche frasi incisive e alle tante immagini che si alternano e scorrono su tre piani differenti: quello della realtà, quello dei ricordi e quello della psiche della ragazza. Anche le ambientazioni sono poche ed essenziali: la casa della nonna, una vecchia piscina, un ristorante, un motel squallido, il treno e la stazione. Sembra tutto semplice e lineare ma, proprio come nella vita, non è così; capita infatti che in certi momenti i tre piani narrativi si sovrappongano e uno invada l’altro, che l’inconscio non riesca a contenere i ricordi del trauma e che questi inondino la realtà, rischiando di travolgerla come un fiume in piena e trascinarla a fondo con il loro peso.
La narrazione è lucida, scevra di pietismo, e commovente. Non pretende di dare soluzioni, mostra l’esperienza per quella che è, dà forma ai sentimenti sulla pagina; ritrae personaggi e scene tristi, luoghi in rovina, vite sospese, con pochi colori, a volte sbiaditi. Ma forse non tutto è davvero perduto, e il ricongiungersi finale tra nonna e nipote – la prima ormai senza memoria e la seconda che ne ha troppa – il loro tendersi la mano nel tentativo di superare una distanza ormai incolmabile, può essere un primo passo verso la guarigione. Icaro Tuttle è un’artista e illustratrice che ha studiato Design all’Università di Bolzano e vive a lavora a Milano; questo fumetto deriva dal suo progetto di tesi sul Disturbo da Stress Post-Traumatico. Sempre per Becco Giallo ha pubblicato La cura: storia di tutti i miei tagli (2022).

“Pene d’amore: sette amici si raccontano tutto della loro vita sessuale”, Cookie Kalkair, trad. di Daniela di Lisio, Edizioni Sonda, 2022, 192 pagine a colori, cartonato, € 18.

“Pene d’amore: sette amici si raccontano tutto della loro vita sessuale”, Cookie Kalkair, trad. di Daniela di Lisio, Edizioni Sonda, 2022, 192 pagine a colori, cartonato, € 18.

Sette amici di lunga data si trovano una volta al mese intorno a un tavolo per parlare, con franchezza, di sessualità e relazioni amorose. Charly, Stéphane, Michel, Damien, Christophe, Francis e Sofiane. Sette uomini dai 26 ai 45 anni con diversi orientamenti sessuali, gusti, aspettative, esperienze, situazioni familiari, e anche… forma e lunghezza del pene, tra le tante cose. Sì, perché questi amici hanno deciso di mettersi letteralmente a nudo e discutere, con sincerità e anche leggerezza, di temi delicati e importanti su cui spesso gli uomini non hanno nessun confronto a parte quello delle irreali aspettative di una società che li condanna alla massima performance sempre e comunque. Durante questi incontri, seguendo di volta in volta un filo conduttore, impareranno a conoscersi meglio e capiranno che non c’è nulla di sbagliato nel loro corpo e nelle loro fantasie, a patto che ci sia sempre alla base il consenso e il rispetto per sé e per l’altra o le altre persone coinvolte. E in quelle che credevano essere delle fragilità scopriranno che può risiedere la vera forza. Pene d’amore è un fumetto per ragazzi (soprattutto), ma anche per ragazze, che sfida la mascolinità tossica di cui spesso siamo tutti vittime. È stato fatto notare che non tutte le infinite sfumature dell’umanità, dell’identità e degli orientamenti sessuali sono rappresentate (non ci sono persone nere, trans, asessuali o con disabilità, per esempio) ma bisogna considerare che l’autore parte dall’esperienza di sette persone reali, ritraendole per quello che sono. Al momento è in lavorazione un secondo volume che coinvolge altri sei uomini su dei nuovi argomenti, con lo scopo di rendere questo progetto sempre più inclusivo. Cookie Kalkair – artista francese che vive e lavora a Barcellona con la sua famiglia poliamorosa – è autore di numerose graphic novel di reportage o a tema autobiografico. Ricordiamo Les 9 dernier mois de ta vie de petit con (2016), sulla gravidanza della compagna, e Guerilla green: guide de survie végétale en milieu urbain (2019), sul movimento del Guerrilla Gardening. Attualmente è al lavoro su un fumetto che racconterà la vita di suo padre dopo l’ictus.

CONSIGLIATO A UN PUBBLICO MATURO

“Corpus Christi”, Bea Lema, minimum fax, 2024, 181 pagine a colori, brossura, € 20.

“Corpus Christi”, Bea Lema, minimum fax, 2024, 181 pagine a colori, brossura, € 20.

Costa da Morte, Galizia. Un luogo che deve il suo nome ai numerosi tragici naufragi che vi sono avvenuti, un luogo alla fine del mondo, secondo gli antichi romani. È qui che si trova Finisterre, è qui che per molti pellegrini termina il Cammino di Santiago, ed è qui che – poco dopo la fine della Seconda guerra mondiale – nasce Adela. In un paesino rurale dimenticato da Dio e governato dalla miseria, con un padre alcolista e violento e una madre che si spacca la schiena per riuscire a dar da mangiare a lei e ai suoi fratelli. Finché una disgrazia non li colpisce. La causa? Il diavolo si è insinuato tra le loro mura a causa del malocchio. Adela cresce, emigra in Svizzera, si costruisce una famiglia, tornano a vivere a La Coruña. Ma qualcosa non va in lei, il demonio la segue, la spia, la tocca, la possiede, le ruba la vita. Sua figlia Véra diventa vittima delle paranoie e dei deliri religiosi della madre e ancora bambina si fa carico della sua malattia mentale, mentre il padre e il fratello osservano impotenti. «Mamma cercava dei modi di sopportare i suoi tormenti. […] Il male di cui soffriva, non si poteva curare con la medicina. I dottori sapevano un sacco di cose ma con lei avevano sempre fallito. Ecco perché cercava altre strade». Così la vita prosegue tra esorcismi e visite dallo psichiatra, colloqui con la meiga e ricoveri ospedalieri, finché la terapia comincia a fare effetto, e l’amore e la dedizione della figlia – costretta nel suo ruolo di caregiver come la madre lo era stata fin da giovanissima – portano al raggiungimento di un equilibrio per tutta la famiglia.
La storia è costruita con sapienza, e riesce a raccontare senza sconti e con grande tenerezza un tema tabù in una società cattolica e patriarcale come quella della Spagna rurale del secolo scorso. Ma è l’aspetto grafico che rende l’opera estremamente affascinante: la maggior parte delle tavole sono a pennarello, con uno stile volutamente semplice e dai tratti infantili eppure capace di ricostruire con precisione gli ambienti e la caratterizzazione delle persone. Le pagine più notevoli, però, sono quelle a ricamo, altro simbolo del legame tra Véra e sua madre che prende corpo sulla pagina. Scene rese con un sottile filo nero, che disegna sul bianco della stoffa, si alternano ad altre coloratissime, con inserzioni di tessuti e mescolanza di diversi tipi di punti, usati con maestria, mantenendo sempre lo stile un po’ naif che caratterizza tutta l’opera. Beatriz Lema Rivera è una giovane illustratrice galiziana; il suo primo graphic novel, Corpus Christi, ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui il premio Castelao de Banda Deseñada (2017) e il Fauve-Prix Du Public del Festival di Angoulême (2024).

“Fun Home: una tragicommedia familiare”, Alison Bechdel, trad. di Martina Recchiuti, Rizzoli, 2007, 240 pp. in scala di grigi, brossura, € 18

“Fun Home: una tragicommedia familiare”, Alison Bechdel, trad. di Martina Recchiuti, Rizzoli, 2007, 240 pp. in scala di grigi, brossura, € 18

A volte, quando le cose andavano bene, credo che mio padre fosse davvero felice di avere una famiglia. O almeno, dell’aria di autenticità che conferivamo alla sua messinscena. Una specie di ‘Natura morta con bambini’”. Quei bambini sono Alison e i suoi due fratelli, cresciuti negli anni Sessanta in Pennsylvania in una casa che la fumettista stessa definisce “un simulacro”, abitata da una famiglia che lei ha vissuto come “un’impostura”. Il padre, omosessuale non dichiarato – che si concede varie relazioni extraconiugali, anche con minorenni – venera l’apparenza sopra ogni cosa, e dedica alla cura del proprio corpo, dell’immobile e del giardino molto più tempo e dedizione che ai figli e alla moglie. Persino nell’impresa di pompe funebri di famiglia, il compito di Bruce è quello di imbalsamare i cadaveri, mascherando la disordinata verità della morte – a volte violenta – con la compostezza apparente di un sonno posticcio. Neppure l’omosessualità che lo accomuna alla figlia riuscirà davvero a legarli e la fumettista, nel ricostruire il tempo trascorso insieme, mantiene la vena ironica e disincantata che caratterizza altri suoi lavori, senza per questo tralasciare un che di poetico e commovente nel ritrarre in tutta la sua terrena debolezza un uomo che aspirava alla perfezione divina. Il romanzo grafico è densissimo di riferimenti intellettuali e citazioni letterarie che possono rallentare e appesantire la fruizione, ma questo aspetto riflette fedelmente l’intenso legame di tutti i membri della famiglia Bechdel con le arti, coltivate con più passione dei rapporti umani. La narrazione, che in molti punti si fa distaccata, quasi cronachistica, rende la fatica dei Bechdel nel comprendere ed esprimere le proprie emozioni, una difficoltà tale che finisce per incarnarsi nei comportamenti ossessivo-compulsivi assunti dalla piccola Alison (i rituali scaramantici, il diario) nel tentativo di tenere a basa la sua ansia esistenziale. Interpretare l’assurdità della vita e della morte – di suo padre, ma anche in generale – attraverso la letteratura è l’unico modo possibile per Alison di rendere giustizia alla loro storia. Questo memoir è dunque il romanzo di formazione della giovane fumettista e del suo accidentato percorso di scoperta della sessualità, ma è soprattutto il racconto del fallimento della comunicazione, di un’occasione mancata con cui la Alison adulta si è trovata a fare i conti. Fun Home è l’opera prima di Bechdel – ai tempi della sua pubblicazione, conosciuta soprattutto per la striscia Dykes to Watch Out For – e ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui un Eisner Award come “Best reality-based work” nel 2007. Nel 2013 è stato trasposto in un popolare musical, che nella produzione di Broadway del 2015 ha vinto 5 Tony Awards, e l’adattamento cinematografico è in fase di pre-produzione.

“Tutti autistici?”, Edo Massa, BeccoGiallo, 2023, 128 pagine a colori, brossura, € 19

“Tutti autistici?”, Edo Massa, BeccoGiallo, 2023, 128 pagine a colori, brossura, € 19

Due artisti sono invitati a conoscere un progetto in via di realizzazione nella campagna nei dintorni di Cantù: Cascina Cristina. Dove un tempo si coltivavano gelsi e allevavano bachi da seta, ora sorge una community farm, un posto sicuro dove persone adulte con disturbi dello spettro autistico possono risiedere, oppure partecipare alle attività diurne, sollevando le famiglie da una gestione domestica complicata e faticosa che spesso porta i loro cari a subire ricoveri periodici, terapie farmacologiche pesanti e frequenti accessi in Pronto Soccorso. A Cascina Cristina le persone nello spettro sono accolte e imparano a convivere e a svolgere lavori agricoli in un contesto fortemente integrato nella comunità locale. Ma è necessario far conoscere questo luogo, ed è qui che entra in gioco il ruolo dell’artista: come fare a descrivere questa realtà senza scadere nella pedanteria e nel pietismo? Edo si fa protagonista stesso della storia, mette sulla tavola le sue perplessità, quel poco che conosce dello spettro autistico e tutto ciò che invece ignora, e fa sì che noi lettori lo accompagniamo nel processo creativo che sta dietro la nascita del fumetto. Ma soprattutto, Edo sceglie di rappresentare le persone, per quello che sono e per quello che pensano, senza sostituirsi a loro: Fabio che rompe le tazzine, Martina che parla sempre come se fosse una conduttrice radiofonica, Andrea che si ricorda le automobili – presenti, passate e future – di tutti coloro che incontra, Luca che imita il ruggito del leone,… Questo fumetto, nel suo essere così  poco politically correct e provocatorio (le proposte finali del progetto comprendono un Garibaldi autistico alla guida dei Mille e un gioco di carte evocativamente chiamato Spektrum), è forse il modo più sincero e rispettoso di aprire una finestra su una condizione che spesso porta all’emarginazione sociale. Tutti autistici? fa riflettere e fa anche ridere, ma come dice Tommaso, fratello di Fabio: Vi siete offesi? L’imitazione era troppo per voi? Per conto di chi vi siete offesi? / Se voglio dire che a volte mi rompo il cazzo (o) se voglio dire che è una fatica… Lo posso dire o no? / Non sopporto che appena dico qualcosa al di fuori di ‘Sono speciali, unici, fantastici’… sembro uno stronzo che se la prende con qualcuno che non si può difendere. È mio fratello. Io e lui ci ridiamo delle imitazioni. Lo stile grafico di ispirazione underground accompagna perfettamente il tono a volte poetico, a volte umoristico e a volte addirittura caustico della narrazione; il fumetto è un continuo alternarsi e rimescolarsi di delicate pagine in bianco e nero e vivacissime tavole invase da un fitto aggrovigliarsi di parole, tratti nervosi, pensieri senza filtro, disegni riempiti con contrastanti colori accesi stesi in campitura piatta.