“Caparezza – Orbit Orbit”, AA. VV., Sergio Bonelli Editore, 2025, 256 pp. a colori, cartonato, € 28

“Caparezza – Orbit Orbit”, AA. VV., Sergio Bonelli Editore, 2025, 256 pp. a colori, cartonato, € 28

Con il suo nono album Orbit Orbit, Caparezza si immerge anche nella nona arte, dando vita a un fumetto pubblicato da Sergio Bonelli Editore che fonde fantascienza, autobiografia e riflessione esistenziale in un racconto intenso e visionario. Il progetto nasce dal vissuto personale dell’artista, segnato dall’acufene e dall’ipoacusia, e si traduce in un percorso di trasformazione e guarigione che attraversa musica e immagini.
Soggetto e sceneggiatura sono di Caparezza, mentre i disegni sono realizzati da un collettivo di nove illustratori: Sergio Gerasi, Nicola Mari, Renato Riccio, Riccardo Torti, Yi Yang, Marco Nizzoli, La Came e Stefano Tamiazzo. La copertina è firmata da Matteo De Longis, con il prezioso contributo ai colori di Daria Cerchi, Filippo Beretta, Antonio Campo, Daniele Caramanico, Chiara Fabbri Colabich, Yi Yang e Maddalena Ghidoni.
La varietà di stili e sensibilità visive non è solo una scelta estetica, ma un mezzo per esplorare e comunicare con intensità le emozioni e le riflessioni profonde che attraversano l’opera. In questo senso, Orbit Orbit si inserisce nel contesto della Graphic Medicine, in cui il fumetto diventa strumento di narrazione e cura, capace di raccontare il vissuto della malattia e della cura in tutte le sue sfumature. Sebbene non si definisca esplicitamente come tale, questa opera rappresenta un esempio autentico di come l’arte possa accompagnare un percorso personale, trasformandosi in gesto di condivisione e liberazione. Alcuni brani dell’album trovano in modo particolare una profonda risonanza con questa cultura: A Comic Book Saved My Life diventa una metafora della salvezza attraverso la narrazione, mentre Darktar, personaggio centrale del fumetto, incarna la parte più vittimistica dell’essere umano, segnando un confronto con le proprie ombre personali. Anche Pathosfera si impegna a recuperare empatia in un mondo che sembra aver perso la capacità di sentire, rafforzando così il legame tra musica, fumetto e riflessione interiore.
L’album che accompagna il fumetto completa l’esperienza con un sound compatto e avvolgente, unendo elettronica, space music e rap in un invito a un ascolto attento e riflessivo.
Orbit Orbit si conferma così un progetto ambizioso e multidisciplinare, capace di unire musica e nona arte per raccontare una storia di fragilità, resistenza e rinascita, dimostrando il potere dell’arte come mezzo di cura e trasformazione. Il volume è disponibile in due versioni: oltre al cartonato, c’è anche un brossurato più essenziale al prezzo di € 14.

“Ombre di famiglia – Feeding Ghosts”, Tessa Hulls, Tunué, 2025, 386 pp. a colori, € 34,90

“Ombre di famiglia – Feeding Ghosts”, Tessa Hulls, Tunué, 2025, 386 pp. a colori, € 34,90

Feeding Ghosts, vincitore del Premio Pulitzer 2025 per il “Memoir or Autobiography”, è il primo romanzo grafico a essere premiato in una categoria regolare del Pulitzer, dopo il riconoscimento speciale assegnato nel 1992 a Maus di Art Spiegelman. In questo memoir intenso, Tessa Hulls ricostruisce le vicende di tre generazioni di donne cinesi – la nonna Sun Yi, la madre Rose e lei stessa – mettendo in luce come persecuzioni politiche, migrazioni e fratture culturali si intreccino con il delicato equilibrio della salute mentale e con il peso emotivo che ricade sui familiari coinvolti nei ruoli di caregiver. L’opera restituisce con grande sensibilità la complessità di queste dinamiche: il vissuto di chi attraversa momenti di profonda vulnerabilità psicologica e quello di chi, accanto, sostiene, protegge e al tempo stesso fatica a non soccombere all’eredità emotiva del trauma. Il libro si presta quindi a una lettura anche in chiave Graphic Medicine, grazie alla sua attenzione al vissuto interiore, alle relazioni di cura e ai limiti del linguaggio quando le emozioni superano le parole. Ombre di famiglia – Feeding Ghosts è anche – e forse soprattutto – un’opera profondamente catartica per l’autrice. Il processo di realizzazione, durato quasi dieci anni e nato da un viaggio con la madre tra Cina e Hong Kong, diventa per Hulls un modo di confrontarsi con le proprie ombre familiari, di interrogare il passato, di riconoscere le ferite ereditate e, infine, di trasformarle. A questa dimensione emotiva già potente si aggiunge la forza grafica del volume: un linguaggio visivo intenso, denso di simboli e stratificazioni, capace di amplificare ogni snodo emotivo e di dare forma a temi profondi e complessi che chiedono al lettore di fermarsi, sedimentare, ascoltare e lasciarsi attraversare con calma. Celebrando la forza femminile e denunciando il peso del sessismo culturale che ha segnato le vite delle tre protagoniste, il libro rende visibile una storia di resistenza e rinascita, mostrando come, anche in mezzo alle fratture storiche e personali, la narrazione possa diventare un potente gesto di cura, riconciliazione e liberazione.

“Si torna sempre dove si è stati male” (Gallucci Balloon): intervista a Isotta Santinelli

“Si torna sempre dove si è stati male” (Gallucci Balloon): intervista a Isotta Santinelli

Un fumetto divertente ma allo stesso tempo non privo di gravitas, Si torna sempre dove si è stati male: il racconto in prima persona della tormentata ricerca di un equilibrio nel rapporto con amore, eros e sesso. Una carriera in ascesa nel mondo del fumetto indipendente. Parla Isotta Santinelli, sceneggiatrice e disegnatrice modenese e Presidente dell’associazione SlowComix esplosa ai tempi della Pandemia grazie alla sua parodia delle streghette Winx e oggi alle prese con traguardi sempre più ambiziosi.

28.000 follower su IG raggiunti con la tua parodia delle Winx… come è successo? E dato che alla fine hai fatto il giro cominciando a collaborare con Rainbow, in cosa consiste la tua collaborazione?

Sicuramente è stato cruciale il timing: quando ho iniziato a pubblicare le mie vignette, Rainbow ha iniziato a spingere le Winx sui social in occasione del 20° anniversario e in previsione del lancio del reboot, quindi ho avuto fortuna. L’altro fattore fondamentale penso sia il mio evidente affetto per quei personaggi, che porta chiunque da piccolo o piccola li abbia amati quanto me a ricordare quanto fosse bello giocare a inventarsi le proprie avventure del Winx Club. Con Rainbow ho disegnato un pack di sticker per Meta di cui sono molto contenta.

Da “Fritz il gatto” (1968), a “Omaha the Cat Dancer” (1985), c’è un lungo filo conduttore che mette insieme sesso e “furry animals”. Raccontaci come è nata l’idea di ricorrere a questo “topos” narrativo per raccontarti.

Volevo che il sesso risultasse solo una parte, sebbene importante, del tema principale che è la relazione con l’altro, ed è sempre difficilissimo per le autrici donne parlare di sesso senza che il discorso intero sia recepito come qualcosa di pornografico. Ho adottato gli animali antropomorfi, ma più ancora di quelli uno stile grafico sintetico e cartoon, per rischiare il meno possibile che ciò avvenisse, dando quanti meno appigli visivi riuscissi affinché il lettore non potesse ricondurre le esperienze sessuali che ho raccontato alla pornografia. C’è comunque gente che ce la fa, ovviamente.

Tra le influenze di “Si torna sempre…” mi pare di intravvedere in filigrana anche molte influenze contemporanee… penso a Davide La Rosa, Zero o FumettiBrutti… ci ho preso o dimentico qualcuno?

Prima di scrivere qualsiasi cosa mi rileggo sempre almeno un fumetto del Dr. Pira. Le altre ispirazioni fondamentali per il mio lavoro vengono dall’ambiente dell’autoproduzione: penso a Fumetti Sbagliati e alle Povere Puttane (Martina Sarritzu, Eliana Albertini, Giulia Cellino). Graficamente penso che Lewis Trondheim sia il mio punto di riferimento principale.

Tempo fa questo libro sarebbe caduto dritto dritto nella categoria “Self Therapy”… com’è nata l’idea di mettere su carta la tua “educazione sentimentale”? 

Credo che sia prezioso restituire le proprie esperienze al prossimo, senza nascondere di aver fatto schifo a propria volta. Si può smettere di fare schifo, poi si sta meglio.

Difficile scegliere il “target” cui dedicare il tuo volume, ma se potessi farlo a quale pubblico ti piacerebbe farlo arrivare in particolare?

Vorrei lo leggessero le giovani ragazze e ragazzi che potrebbero dover attraversare tutte le peripezie romantiche che ho passato io.

Se questo libro “racconta una generazione”, mi par di capire che si tratta di una generazione che in fatto di relazioni sentimentali tende più a specchiarsi nelle relazioni che a considerarle una strada verso una crescita comune…

Non sbagli! Penso siamo molto influenzati dalla narrazione dell’amore che è stata portata avanti fino all’altro ieri (lo è anche oggi, ma se ne sta parlando), in cui l’amore ti risolve. Vanno scardinati dei preconcetti profondamente radicati. cosa che in parte succede naturalmente invecchiando, ma se si affrontasse meglio il discorso si eviterebbe di stare tutti quanti così male così a lungo.

Come è nata l’idea di fare di questa storia un mix di generi, e con quale criterio hai scelto Fantascienza, western e body horror?

Non mi piaceva l’idea di proporre qualcosa di autobiografico e basta, volevo aggiungere una dimensione giocosa, non mi piace prendermi troppo sul serio (tendo a farlo). I generi narrativi li ho scelti in base alla persona con cui la protagonista interagiva in quel capitolo, a come mi ero sentita durante quella relazione.

Mamma uguale “padroncina” (e unico personaggio umano): qualche “strizza” particolarmente versato potrebbe scriverci un saggio su una roba tanto freudiana. Prove me wrong, direbbe qualcuno…

Mah, sì, è esattamente come sembra… Mia mamma è una “strizza”, tra l’altro.

Sempre a proposito di Body Horror, come ti è venuta l’idea degli amuleti maledetti?

Era cruciale trattare il tema del trauma dell’altro ma non potevo mettermi a snocciolare i fatti degli altri così, a freddo. Ho preso in prestito il concetto dall’Anello del potere, praticamente.

Libro ricchissimo, molto denso, all’insegna dell’«horror vacui» più totale. Cover minimal che più minimal non si può…

Ah sì? Pensa, ho mantenuto la cover minimal proprio per coerenza con l’interno del volume, che all’inizio immaginavo sarebbe stato un po’ spoglio, come le mie vignette su instagram. E invece… vabbé, ho sbagliato.

Beh, e come va ADESSO la tua vita sentimentale?

ADESSO va molto meglio! Li sento tutti, i soldi che ho speso in terapia.

Dicci invece della tua attività con SlowComix.

Continuiamo a fare i nostri fumetti buffi, a giocare, a sperimentare, a divertirci tanto. A Lucca escono due novità a cui abbiamo lavorato tutta l’estate e non potrei essere più orgogliosa. Se ho questo rapporto sano col fare fumetti è merito di SlowComix, voglio moltissimo bene al progetto e ai miei compagni. W i fumetti fatti divertendosi.

Intervista raccolta da Andrea Voglino – settembre 2025

“Cuore-Biografia a fumetti di un organo”, AA. VV., Beccogiallo, 2025, 144 pag. a colori, brossura, €19,50

“Cuore-Biografia a fumetti di un organo”, AA. VV., Beccogiallo, 2025, 144 pag. a colori, brossura, €19,50

Terza opera a fumetti patrocinata da Graphic Medicine Italia, Cuore pone al centro l’esperienza delle pazienti e dei pazienti, raccontando un organo da sempre simbolo di vitalità, coraggio e passioni, ma la cui cura resta spesso sottovalutata. Le malattie cardiovascolari causano oltre 4,3 milioni di decessi ogni anno in Europa, sottolineando l’importanza di una conoscenza approfondita e condivisa.
Il volume nasce da un progetto interdisciplinare ideato da Veronica Moretti e Stefano Ratti, con il contributo del Prof. Luca Di Marco e del Dott. Cristian Gagliardi, che unisce medicina, sociologia e arte. Attraverso il linguaggio potente e accessibile del fumetto, Cuore racconta non solo le funzioni vitali dell’organo, ma soprattutto le storie autentiche di pazienti, mettendo in luce la dimensione biomedica e, al contempo, la rottura biografica e l’impatto sociale causati dalla malattia.
Grazie alla supervisione di un comitato scientifico, le pagine disegnate illustrano l’anatomia, la fisiopatologia, le procedure diagnostiche e i trattamenti terapeutici, costruendo un racconto corale che promuove empatia e comprensione reciproca tra pazienti, medici e caregiver.
Cuore è la seconda tappa della collana Graphic Anatomy, un progetto che fa incontrare l’anatomia umana con la forza narrativa del fumetto per esplorare le complessità del corpo e delle esperienze personali legate alla malattia, ponendo sempre al centro la voce di chi vive la patologia.
Realizzato in collaborazione con Graphic Medicine Italia, Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule-sezione provinciale di Bologna, Associazione Italiana Amiloidosi Familiare e SICCH-Società Italiana di Chirurgia Cardiaca.

“To The World-A Comic From Gaza”, Jehad Abu Dayya, Esraa Al-Banna, Maamoul Press, 16 pag., b/n $15

“To The World-A Comic From Gaza”, Jehad Abu Dayya, Esraa Al-Banna, Maamoul Press, 16 pag., b/n $15

“To The World” è un fumetto breve realizzato a Gaza, scritto in inglese da uno studente di medicina e illustrato da una studentessa di letteratura britannica. Non parla di malattia, ma della vita quotidiana dentro un territorio sotto assedio, raccontata da chi cerca di studiare e vivere mentre intorno crollano infrastrutture, mancano le cure e le possibilità. Il fumetto è breve, con disegni essenziali e diretti. Mostra piccoli gesti, come scrivere una lettera e cercare di farla uscire oltre i muri, trasformando la comunicazione in una forma di resistenza. Non è un fumetto di medicina narrativa in senso stretto, ma chi lavora nella cura può trovarvi un promemoria potente di cosa significhi prendersi cura in un contesto di violenza continua. Leggerlo aiuta a non dimenticare che la salute non può essere separata dalle condizioni politiche e materiali in cui le persone vivono. Consigliato a chi usa i fumetti per raccontare storie di realtà, a chi lavora nella salute globale e in ambiti educativi, e a chi desidera ascoltare direttamente le voci da Gaza. L’albo è disponibile sia in formato cartaceo, sia come pubblicazione digitale a questo link.

“Doctor G”, Luana Caselli, Luca Iaboli, Grazia Lobaccaro, Marco Madoglio, L-INK, 2023, 175 pag., b/n, €20

“Doctor G”, Luana Caselli, Luca Iaboli, Grazia Lobaccaro, Marco Madoglio, L-INK, 2023, 175 pag., b/n, €20

“Doctor G” è una graphic novel che intreccia giallo investigativo e medical drama, presentata come il taccuino del Professor Eric Gard, professore di statistica che collabora con la polizia di Berlino. Attraverso il suo punto di vista, il lettore viene guidato nella comprensione di concetti fondamentali di statistica medica, come sensibilità, specificità, rischio relativo e rischio assoluto, mostrando come questi strumenti siano indispensabili per interpretare correttamente le informazioni sanitarie e gli screening medici. Il lato scientifico dell’opera è particolarmente innovativo: utilizza un linguaggio rigoroso e preciso, accompagnato da appendici di approfondimento, referenze e rimandi a studi scientifici, trasformando il fumetto in uno strumento didattico di grande valore. La parte visiva è arricchita da simboli e dettagli grafici che invitano a una lettura attenta. Seppur accessibile, il linguaggio resta volutamente tecnico, rivolgendosi soprattutto a medici, studenti di medicina e professionisti sanitari, che possono riconoscere in queste pagine sia un supporto alla riflessione critica sia un modello originale di alfabetizzazione sanitaria.
L’opera si distingue per la sua innovatività: non solo comunica concetti complessi in modo chiaro e coinvolgente, ma mette in evidenza il grande lavoro di ricerca e progettazione dietro ogni pagina. “Doctor G” apre un dibattito fondamentale sulla formazione medica, sulla competenza nella lettura dei dati e sull’importanza della comunicazione efficace con il paziente, mostrando come il fumetto possa essere uno strumento potente per migliorare la pratica clinica e la consapevolezza sanitaria.

“Piena di niente”, Alessia di Giovanni e Darkam, BeccoGiallo, 2015, 144 pagine a colori, brossura, € 15

“Piena di niente”, Alessia di Giovanni e Darkam, BeccoGiallo, 2015, 144 pagine a colori, brossura, € 15

«Questo graphic novel nasce da una disperata ricerca a stretto contatto con le persone, con la loro realtà, con le loro storie. Per cercare di conoscerle, prima di raccontarle». Sono racconti veri. Sono racconti crudi. Loveth, Giulia, Monica ed Elisa – per motivi diversi – vivono l’esperienza dell’aborto e si scontrano con le difficoltà burocratiche, l’omertà e i pregiudizi ancora presenti in Italia, che spesso constringono le donne a cercare aiuto all’estero (chi può permetterselo) o a ricorrere a pericolosissimi metodi clandestini. Sono racconti che dipingono una solitudine estrema, di ragazze giovanissime o donne mature che vengono abbandonate da chi le circonda e dovrebbe amarle e dalla società tutta: mariti, genitori, fidanzati, colleghi ma anche preti, operatori sanitari e attivisti pro-life interagiscono con loro quando va bene senza vederle, quando va male violentandole e giudicandole per le loro scelte, sia che desiderino tenere il frutto del loro grembo, sia che scelgano di non diventare madri, per questa volta almeno.
Loveth è una prostituta nigeriana, giunta in Italia clandestinamente dopo essere stata venduta da sua madre. Viene costretta a lavorare per ripagare il viaggio e mantenere i suoi fratelli, ma ora è incinta e desidera quel bambino con tutta sé stessa. I suoi sfruttatori, però, non sono d’accordo.
Giulia è un’infermiera del reparto di Ostetricia, frequenta un ambiente religioso bigotto e giudica le donne che abortiscono. Finché una gravidanza la fa vacillare: di figli ne ha già due, senza contare che suo marito è disoccupato da anni ed è lei a farsi carico di tutta la famiglia…
Monica è giovane e si innamora continuamente, ma da quando il padre ha abbandonato la famiglia ha imparato a non chiedere amore e affetto agli uomini. Si è convinta che diventare madre riempirà il suo vuoto per cui buca i preservativi per rimanere incinta, ma quando il ragazzo la rifiuta deve liberarsi delle conseguenze del suo gesto…
Elisa ha solo 17 anni e non è al suo primo aborto. La sua famiglia non lo sa, sembrano indifferenti alla sua vita e lei agisce di conseguenza. Solo che questa volta non si spiega la gravidanza: ricorda solo una serata col suo ragazzo e i suoi amici, tanto alcool e le loro attenzioni sempre più insistenti…
I racconti sono accompagnati da disegni ingarbugliati, espressionisti, violenti, a tratti onirici e deliranti, riempiti con colori scuri e grovigli di fili neri che gridano il dolore e la disperazione di queste donne senza voce, che anche quando trovano la forza di parlare non vengono ascoltate.
Darkam aka Eugenia Monti (disegni) ha studiato animazione a Urbino e fumetto a Bologna e Barcellona prima di stabilirsi definitivamente a Berlino, dove lavora come fumettista, tatuatrice e illustratrice freelance. Ha collaborato con varie riviste e fanzines, e tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Mozziconi (Edizioni del Vento, 2009), Il paese del silenzio (2010), I sarti del sonno (Blu Gallery, 2015) e Fil rouge (E2/Sterput), Dietro agli occhi (Progetto Stigma/Eris Edizioni, 2022).
Alessia di Giovanni (testi) è stata sceneggiatrice, scrittrice, regista e videomaker. Alla fine degli anni Novanta ha confondato lo Studio CreativeComics e per anni ha curato la rubrica satirica di genere Porca Eva! su Radio Popolare. Da sempre interessata alle tematiche sociali, ha diretto il documentario Lavoratrici, che indaga le molestie sul luogo di lavoro, e ha sceneggiato il graphic novel Io so’ Carmela (Becco Giallo, 2013), con disegni di Monica Barengo, candidato nel 2014 al Premio Micheluzzi come miglior fumetto italiano.

“Non mi dimenticare”, Alix Garin, trad. di Francesco Savino, Bao Publishing, 2024, 224 pagine a colori, cartonato, €24

“Non mi dimenticare”, Alix Garin, trad. di Francesco Savino, Bao Publishing, 2024, 224 pagine a colori, cartonato, €24

Due donne, una macchina, una fuga rocambolesca e disperata verso la libertà. No, non stiamo parlando di Thelma e Louise, ma della giovane Clémence e della sua adorata nonna, che soffre di morbo di Alzheimer. Dopo l’ennesimo episodio di vagabondaggio, in casa di riposo hanno proposto la contenzione chimica e la figlia, messa alle strette, ha accettato. Ma la paziente non vuole, si oppone e si dispera, così la nipote – memore di tutto quello che la nonna ha fatto per lei quando era piccola – decide di rapirla. Movente dichiarato alla polizia durante l’interrogatorio: «Volevo farla stare bene». Destinazione: la vecchia casa dell’infanzia, per andare a trovare i genitori che lei crede ancora vivi, e rivedere il mare.
Il viaggio è esilarante e le due fuggiasche vivono incredibili avventure: lasciato dietro di sé il cellulare per non correre il rischio di essere rintracciate, percorrono la lunga strada che separa il Belgio dalla costa settentrionale della Francia partecipando a risse, dandosi al gioco d’azzardo, fuggendo da un motel senza pagare dopo essere state derubate, tagliando le gomme dell’auto di un energumeno che le minaccia,… Ma Clémence si rende ben presto conto di cosa voglia dire prendersi cura di una persona anziana che ha bisogno di assistenza come una bambina, che confonde passato e presente, e a volte si smarrisce a tal punto nelle nebbie della memoria da non essere più in grado di riconoscerla, mentre in altri momenti si rende dolorosamente conto che la lucidità la sta abbandonando, e che non ci sarà nessuno ad attenderla alla casa sulla scogliera perché i suoi genitori sono morti tanti anni prima.
Quello di Clémence e della sua nonnina è un viaggio disperato, all’inseguimento di qualcosa che non può più tornare, di un lieto fine impossibile. Eppure l’amore che le lega ci insegna che la strada che resta si può percorrere assieme, con rispetto e compassione.
È un viaggio non solo nel tempo e nello spazio ma anche nell’animo, e – tra un cambio di pannolino, un pic-nic sull’erba e una sosta in autogrill – la giovane protagonista sarà portata a mettere in discussione sia il legame conflittuale con sua madre sia il rapporto irrisolto con la propria identità sessuale, arrivando a mettere a fuoco con più consapevolezza i suoi progetti futuri: tornerà a Bruxelles, affronterà le conseguenze del suo gesto e poi studierà teatro, come ha sempre desiderato.
Il tratto morbido e leggero di Alix Garin e l’uso sapiente dei colori pastello accompagnano magnificamente la narrazione e il continuo intrecciarsi e mescolarsi di passato e presente, addolcendo il dolore della perdita e regalandoci una storia indimenticabile. Come un messaggio di addio affidato a una cartolina e a un semplice fiore di campo: «Non ti scordar di me».
Alix Garin, classe 1997, si aggiudica il premio “Young Talent” al Festival di Saint Malo nel 2017 e, nel 2025, vince il Fauve Prix du Public France Télévisions al Festival Internazionale del Fumetto di Angoulême con Impenetrabile, uscito in Italia per Bao Publishing.

“Non so chi sei”, Cristina Portolano, Rizzoli Lizard, 2017, 199 pagine in tricromia, cartonato, € 19.

“Non so chi sei”, Cristina Portolano, Rizzoli Lizard, 2017, 199 pagine in tricromia, cartonato, € 19.

Uno swipe a destra, una breve chat, un appuntamento in un locale, la conclusione della serata a letto e poi ognuno per la sua strada, oppure qualche altro incontro, ma nessun impegno. Questo è lo svolgimento tipo di una relazione iniziata su Tinder. Sesso più o meno soddisfacente e nessuno strascico emotivo. Ma è davvero solo tutto qui? Cristina ci porta alla scoperta del mondo delle dating app con leggerezza e ironia ma con un fondo di serietà, raccontando la sua esperienza di giovane donna momentaneamente single che desidera una vita sessuale attiva. Finita una relazione importante, la fumettista si rende conto di avere bisogno di distrarsi dalla tristezza, condividendo momenti piacevoli con gli uomini con il vantaggio di non dover tollerare l’intimità e farsi carico dell’altra persona. Ma come esprimere i propri desideri e le proprie necessità a uno sconosciuto? Come fare a non rimanerci male se uno sparisce senza lasciare traccia?
Dal punto di vista grafico, Non so chi sei si contraddistingue per la rappresentazione di scene di sesso realistiche che coinvolgono corpi reali; il focus del fumetto infatti non è mai l’erotismo fine a sé stesso bensì mettere in scena un variegato di umanità, restituendo l’immensa complessità delle interazioni umane. Cristina indaga senza ipocrisia i sentimenti e le motivazioni che stanno dietro l’uso delle app di incontri, l’imbarazzo e la curiosità, il pregiudizio e la voglia di mettersi in gioco, a trenta come a settant’anni. Viene raccontato il vero e proprio funzionamento di Tinder – con anche delle infografiche –, e amici e parenti si fanno portavoce di varie opinioni sul fenomeno, e di diverse esperienze. E alla fine si scopre che i meccanismi sono uguali, con o senza app: una relazione cercata esclusivamente per riempire la solitudine sarà sempre disfunzionale, e il “supermercato della carne” rischia di far trascurare i veri affetti. Tuttavia, “se dovessi fare un bilancio, potrei dire che tutti gli uomini che ho conosciuto online mi hanno lasciato qualcosa, In una maniera un po’ strana, ma li ho amati quasi tutti”.
Cristina Portolano è nata a Napoli e si è formata al Liceo Artistico e alla Scuola Italiana di Comix. Dal 2005 vive a Bologna, dove ha frequentato l’Accademia di Belle Arti, con un Erasmus all’École nationale Supérieure des Arts Décoratif di Parigi. Dal 2019 collabora con Internazionale Kids, insegna illustrazione e anatomia artistica allo IAAD ed è sempre molto attiva nella divulgazione del linguaggio del fumetto, di persona e sui social. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Quasi signorina (Topipittori, 2016), Io sono Mare (Canicola, 2018); Mea vulva nell’antologia Post-pink (Feltrinelli Comics, 2019), Francis Bacon: la violenza di una rosa (Centauria, 2019) e la recente collaborazione a Genitore, artista, altro… (autoprodotto, 2024). Ha vinto diversi premi ed esposto in Italia e all’estero in mostre personali e collettive.

“Perché sei qui?”, Francesca Picozzi e Greta Xella, Tunué, 2024, 144 pagine a colori, cartonato, €19.

“Perché sei qui?”, Francesca Picozzi e Greta Xella, Tunué, 2024, 144 pagine a colori, cartonato, €19.

Una giovane psicoterapeuta ci lascia entrare nel suo studio per conoscere cinque pazienti alle prese con le sfide della loro vita. Così incontriamo Cael, ragazzino molto responsabile e maturo che si ritrova a fare i conti con degli attacchi di panico apparentemente inspiegabili; e Noemi, giovane donna che si impegna per non ricadere vittima del disturbo alimentare che rischiava di inghiottirla. E ancora Teo, che con la sua ragazza ha deciso di esplorare per la prima volta la sessualità ma è pieno di timori e pregiudizi. E poi conosciamo Mirea, che si taglia per dare forma alla tristezza insostenibile che le procura l’abbandono del padre e la nuova complessa situazione familiare; e infine Cesare, che a un passo dalla laurea è schiacciato dal peso delle pressioni sociali e dall’incertezza del futuro.
Si tratta di pazienti in terapia da anni o che l’hanno appena incominciata, adolescenti e giovani adulti, che hanno deciso di prendere in mano il loro dolore e farne nascere qualcosa di buono. Dopo ogni storia segue una breve riflessione sul disturbo affrontato, per esempio su quale può essere l’origine dell’ansia, o come mai anche quando si pensa di essere finalmente “guariti” a volte i sintomi tornano a bussare alla nostra porta. Impareremo che tutte le conquiste fatte non vanno perdute e che ci permetteranno di affrontare le sfide che la vita ci presenterà. Il fumetto si chiude con un sesto racconto, che coinvolge la stessa Francesca in veste di paziente in un’immaginaria seduta di interpretazione dei sogni condotta da Freud in persona. Vediamo così che il terapeuta stesso si è messo in gioco affrontando i propri dolori e imparando ad ascoltare ed accettare sé stesso.
Perché sei qui? è un graphic novel che tocca temi profondi e attuali con delicatezza, e permette di sbirciare come si svolge una seduta di terapia, togliendo quell’aura di mistero o pregiudizio spesso associato alla cura della salute mentale. Francesca spera che il fumetto possa aiutare chi lo legge a legittimare quello che prova, e a rivolgersi a un professionista della salute mentale qualora ne sentisse il bisogno, perché “il tempo aiuta ad alleviare le pene, a curarci possiamo essere solo noi”.
Francesca Picozzi è psicoterapeuta e sessuologa; autrice del libro Parlarne aiuta (Longanesi, 2023), durante il lockdown ha aperto un profilo TikTok per dialogare di psicologia con i giovani. Greta Xella si è specializzata alla Scuola del Fumetto di Milano e, dopo una serie di autoproduzioni, ha pubblicato come autrice unica Figlia di Luna (Bao Publishing, 2021). Oggi lavora come fumettista per diversi editori ma anche come storyboard e development artist per televisione e cinema.