ECEDU: l’Unione europea della Graphic Medicine

ECEDU: l’Unione europea della Graphic Medicine

ECEDU (European Comics, Mental Health Teaching and Professional Education) è un progetto europeo Erasmus+ KA220 (Cooperation Partnerships), cofinanziato dall’Unione Europea, che esplora il potenziale dei fumetti europei come strumenti innovativi per l’insegnamento e l’apprendimento dei temi legati alla salute mentale nella formazione di insegnanti, infermieri e medici.

Attraverso una collaborazione interdisciplinare tra istituzioni educative e sanitarie europee, il progetto sviluppa nuovi materiali didattici e metodologie formative capaci di promuovere una comprensione più profonda, inclusiva e sfumata delle esperienze di salute mentale. Le attività comprendono workshop internazionali, revisione della letteratura scientifica, coinvolgimento degli studenti, produzione di fumetti e partecipazione al dibattito pubblico e accademico.

Tra i risultati attesi vi sono la creazione di una rete europea dedicata alla didattica della salute mentale attraverso il fumetto, lo sviluppo di approcci educativi innovativi per la formazione professionale e la realizzazione di fumetti sperimentali e opere create dagli studenti. Il progetto mira inoltre a rafforzare la capacità delle istituzioni educative europee di affrontare i temi della salute mentale in modo inclusivo, equo e attento alla complessità delle esperienze individuali.

Graphic Medicine Italia supporta il progetto ECEDU attraverso la partecipazione di Stefano Ratti e Veronica Moretti, che contribuiscono allo sviluppo di pratiche educative innovative basate sul fumetto per affrontare i temi della salute mentale nella formazione di insegnanti, infermieri e medici. Il loro impegno nella diffusione della Graphic Medicine in Italia favorisce il dialogo tra discipline diverse e rafforza la dimensione europea del progetto, promuovendo approcci inclusivi, critici e partecipativi all’educazione e alla cura.

Per maggiori informazioni sul progetto:

Sito ufficiale ECEDU

“Nodi”, Fiamma, Bao Publishing, 2025, 208 pp. in b/n, brossura, €22.

“Nodi”, Fiamma, Bao Publishing, 2025, 208 pp. in b/n, brossura, €22.

C’è un momento, nella vita, in cui i nodi vengono al pettine. Il nodo di Fiamma si chiama Brigitta, e ora siede alla sua tavola insieme alla sua bisbetica gatta Vanda, decisa ad aiutarla nella disperata ricerca del modo per liberarsi dell’ospite inattesa. In loro soccorso accorrono la zia e gli amici, e si comincia a indagare. Tutto sembra cominciato durante la pandemia, con i lockdown e il pesante strascico di conseguenze sulla salute mentale delle persone, Fiamma inclusa. Ma è proprio così? Non è forse tutto cominciato ventidue anni prima, in un triste giorno di marzo, quando nella vita della piccola Fiamma qualcosa per la prima volta si è spezzato – aggrovigliandosi – e tutti i suoi sogni sono stati spazzati via?
Quindi è deciso: è giunta l’ora di aprire l’archivio del rimosso e guardarci dentro. Accompagnata da Vanda e Brigitta, tra qualche resistenza e molti scivoloni, Fiamma intraprende un viaggio nel suo inconscio. Il risultato? Lo teniamo fra le mani: un graphic novel profondamente triste e al tempo stesso esilarante, che affronta un argomento dolorosissimo con un ritmo incalzante, una vivacità linguistica accentuata dall’uso della parlata “de romanord” e un coacervo di stili che si integrano alla perfezione, in un plurilinguismo grafico. La narrazione scorre veloce, poetica e ironica, perché come dice l’autrice: «Se non si ride – soprattutto di sé stessi – non è la mia rivoluzione».
Fiamma è architetta e ricercatrice, al suo esordio come autrice completa di graphic novel. Ha cominciato a disegnare fumetti durante la pandemia, riscrivendo in forma illustrata la sua tesi di dottorato sul dispositivo dei campi profughi (Io non sono qui, Vita Nostra Edizioni, 2023).

“Hinterhof: la mia vita da mistress”, Mikkel Sommer e Anna Rakhmanko, Fandango Libri, 2023, 144 pp. a colori, brossura, € 18.

“Hinterhof: la mia vita da mistress”, Mikkel Sommer e Anna Rakhmanko, Fandango Libri, 2023, 144 pp. a colori, brossura, € 18.

La giornata tipo di Dasa Hink non differisce molto dalle nostre: si sveglia, dedica un po’ di tempo alla meditazione, fa le coccole al gatto, beve un caffè, controlla le e-mail e poi si mette al lavoro. Dasa vive in Germania ed è una libera professionista. A differenza nostra però, Dasa fa un lavoro che tuttora viene spesso guardato con sospetto: è una sex-worker.
Hinterhof nasce come “ritratto-intervista”, e noi, proprio come i due autori, entriamo nella vita quotidiana di Dasa e le stiamo a fianco mentre prende la metro, cucina, si prepara per una sessione, e nel frattempo lei si apre raccontandoci la sua storia e confidandoci le sue riflessioni e i suoi pensieri più intimi. Scopriamo che, prima di trasferirsi a Berlino per abbracciare uno stile di vita che rispondesse ai suoi bisogni, era monogama e viveva un’esistenza tranquilla con il suo compagno in un piccolo paesino olandese. Ma Dasa desiderava di più, voleva divertirsi ed emanciparsi, provare a lavorare con le arti performative e con la musica, e quell’esistenza le stava stretta. Così ha preso coraggio e ha mollato tutto per costruirsi una vita più a sua misura, scoprendo che fare la dominatrice le piace, le permette di fare cose sempre nuove, dare sfogo alla propria energia e creatività ed entrare in contatto con moltissime persone diverse, ognuna con la sua storia da raccontare e con il suo bisogno di essere ascoltata con rispetto.
Hinterhof ci porta alla scoperta di queste storie e del mondo della sessualità BDSM, affrontando l’argomento con estrema naturalezza e in modo delicato, come i colori che animano le pagine del racconto di Dasa e dei suoi clienti. Non manca però di trattare anche temi molto concreti, come l’importanza di garantirsi un’indipendenza economica o la discriminazione, persino da parte di famiglia e amici. Ma parlarne è uno dei modi per far uscire questa professione allo scoperto, senza lasciarla relegata in quel cortile sul retro richiamato dal titolo.
Mikkel Sommer è un giovane illustratore danese; dopo aver pubblicato qualche breve fumetto per Nobrow, ha illustrato sia libri per l’infanzia sia alcuni graphic novel, tra cui De gale (Høst & Søn, 2012) e Burn out (Casterman, 2014), prima di iniziare a collaborare stabilmente con Anna.
Anna Rakhmanko è una giovane giornalista e fotografa freelance originaria della Siberia, oltre che autrice di alcuni graphic novel documentaristici illustrati da Mikkel, come Strannik (Rotopol, 2019) e Vasja, dein Opa (Rotopol, 2021).

“Si torna sempre dove si è stati male”, Isotta Santinelli, Gallucci Balloon, 2025, 94 pp. a colori, cartonato, € 16,50.

“Si torna sempre dove si è stati male”, Isotta Santinelli, Gallucci Balloon, 2025, 94 pp. a colori, cartonato, € 16,50.

“Poi basta però”. Con questa frase perentoria si chiude il divertente graphic novel di Isotta Santinelli, fumettista e illustratrice a capo di Slowcomix, associazione culturale che autoproduce fumetti umoristici. E la volontà di ridere si ravvisa anche in questa personalissima opera, la prima per il grande pubblico, in cui l’autrice ripercorre la sua educazione sentimentale, senza nulla tacere al lettore. La protagonista, una giovane micia coraggiosa e scanzonata, racconta le sue variegate esperienze amorose e sessuali, con uomini e donne più o meno tossici, più o meno consapevoli, più o meno maturi. E se a volte ci chiediamo il perché finiamo sempre per cacciarci negli stessi guai, forse queste pagine possono darci una risposta. O forse no, ma sicuramente questo graphic novel introspettivo, ironico ma mai banale, può offrire un esempio (tra tanti, lo scopo non è pedagogico) sincero di un percorso vissuto per quello che è, pienamente, senza giudizi, con tanti sensi di colpa, una sana dose di rabbia, un pizzico di psicoterapia e tanta tanta pazienza. Una ricca intervista con l’autrice qui.

“Vulcano” #3, una call to action a tutta Graphic Medicine

“Vulcano” #3, una call to action a tutta Graphic Medicine

Terza uscita in lavorazione per Vulcano, rivista scientifica stampata su carta riciclata certificata, rilegata a mano e distribuita in bookcrossing e come newsletter. Il terzo numero nasce in partnership con Graphic Medicine Italia, perché il fumetto può rendere visibile quello che spesso resta chiuso nelle stanze, negli ambulatori, nei referti, nelle paure private, dando forma a ciò che è apparentemente inesprimibile.

Ecco dunque una call to action aperta a fumettiste, fumettisti, scrittrici, scrittori, illustratrici, illustratori, autrici e autori che lavorano sulla soglia tra immagine e parola, anche a più mani: una persona che scrive e una che disegna, un medico e un illustratore, una paziente e una sceneggiatrice, un infermiere e un musicista, una farmacista e un attore, un ricercatore e qualcuno che sa trasformare i dati in fantasmi, corpi, città, animali, macchine, visioni.

Arte e scienza possono contaminarsi, litigare, innamorarsi male, costruire insieme qualcosa che prima non esisteva. Partendo dall’immaginazione come tecnologia povera e potentissima. Si può raccontare la malattia, la guarigione, il corpo, la disabilità, la salute mentale, la cura, la vecchiaia, la nascita, la ricerca, la paura, la tecnologia, il lutto, il desiderio di restare vivi.

Si possono immaginare immaginare futuri minuscoli o enormi. Un laboratorio sotto una città allagata. Un vecchio monaco che parla con un’intelligenza artificiale addestrata sui sogni degli alberi. Un drone guidato da un medico che entra in una zona di guerra inaccessibile e salva un bambino ferito. Un ospedale costruito come una biblioteca. Un farmaco che cura solo se qualcuno racconta la verità. Una cicatrice che diventa mappa. Un cuore trapiantato che conserva i ricordi del suo precedente proprietario…

Il tema è libero, ma deve dialogare con almeno una di queste parole: scienza, corpo, cura, immaginazione, futuro, salute, tecnologia, vulnerabilità, visione.

Le proposte vanno inviate entro e non oltre il 30 Settembre 2026 tramite wetransfer a mosca.luigi.81@gmail.com, scrivendo come oggetto della mail: Open Call Vulcano n.3_titolo della proposta.

Partecipate numerosi!

Operazione 5 x 1000

Operazione 5 x 1000

È di nuovo quel momento dell’anno in cui è possibile investire in una charity a propria scelta. Ora è possibile devolvere il proprio 5 x 1000 alla nostra Associazione: donare il 5 × 1000 all’associazione culturale Graphic Medicine Italia garantisce di sostenere attività artistiche e creative inerenti il tema della salute.
L’obiettivo? Un approccio collaborativo e interdisciplinare al fine di supportare associazioni di pazienti, progetti di ricerca in ambito healthcare, divulgazione e sensibilizzazione su temi medici importanti e spesso dimenticati.
Le donazioni sono ciò che ci permette di continuare a promuovere la Graphic Medicine in Italia, sostenere progetti di formazione, ricerca e divulgazione, e far crescere la nostra comunità.

Per donare il tuo 5 × 1000:
C.F. 91447180372
IBAN IT62 C030 6909 6061 0000 0188 422

Vuoi saperne di più? scrivici a info@graphicmedicineitalia.org

“Del buio non ho paura”, Silvia Vecchini, Antonio ‘Sualzo’ Vincenti, Il Castoro, 2026, 184 pagine a colori, brossura, € 15,50.

“Del buio non ho paura”, Silvia Vecchini, Antonio ‘Sualzo’ Vincenti, Il Castoro, 2026, 184 pagine a colori, brossura, € 15,50.

Siamo a teatro, dove si sta svolgendo uno spettacolo di danze indiane. In prima fila, un uomo e una donna con tre bambini assistono incantati. All’apparenza, una famiglia come tante, ma in realtà molto particolare: Monica infatti, tempo prima, ha deciso insieme al marito di aprire le porte della loro grande casa nel bosco ai bambini più sfortunati, per offrire amore e un rifugio temporaneo a chi ne aveva bisogno. Francesco è uno dei volontari che lavorano nella casa famiglia. E Leonard, il più grande dei tre bambini – ormai adolescente – è quello che in gergo si definisce un orfano speciale. Ce lo spiega lui stesso cosa significa, con una frase lapidaria: “Papà in carcere, mamma al cimitero”. Ma Leonard è speciale anche per un altro motivo: è l’unica persona che riesce a vedere una ragazza evanescente, molto simile a una fata. Anche lei ha una storia violenta da raccontare, e man mano che Leonard si avvicinerà alla verità, fino a scoprire quello che le è successo, man mano aprirà gli occhi sul suo stesso passato e si troverà ad affrontare l’oscurità che ne fa parte. Tutto questo anche grazie alla vicinanza e il supporto della sua nuova famiglia, degli amici e di Stella, una compagna di classe molto dolce e paziente. Con lei si troverà a fare una ricerca sulle fiabe, storie antiche che da sempre aiutano l’essere umano a parlare dei lati più bui della vita, racconti in cui piccoli eroi affrontano dure prove, proprio come ha dovuto fare lui da bambino. Ma Leonard del buio non ha paura, e forse è finalmente pronto ad andare avanti.
Un racconto i cui capitoli portano i nomi di oggetti magici. Un fumetto le cui pagine sono abitate dalle buie e minacciose fronde degli alberi e dalla luce calda e gioiosa della danza e degli affetti. Una fiaba a lieto fine, in questo caso. Una poesia, infine, come quella che compongono Leonard e Stella.
Silvia Vecchini è poetessa e scrittrice di fumetti e libri per bambini e ragazzi, tradotti anche all’estero. Tiene incontri di lettura e laboratori di scrittura in scuole, librerie e biblioteche. Il suo compagno e collega, Antonio “Sualzo” Vincenti, è autore e illustratore con all’attivo numerose opere. I due hanno ricevuto importanti riconoscimenti per i loro lavori, sia singolarmente che in coppia. Tra gli ultimi ricordiamo Fiato sospeso (Tunué, 2011), La zona rossa (Il Castoro, 2017) e Le parole possono tutto (Il Castoro, 2021).
A questo link un’intervista ai due autori su Del buio non ho paura.

“Tutto bene tranne il resto” (Harper & Collins): intervista a Claudio Marinaccio

“Tutto bene tranne il resto” (Harper & Collins): intervista a Claudio Marinaccio

Storie di fegati spappolati, di disturbi alimentari, di “menate” personali, di sigarette fumate compulsivamente e spente altrettanto compulsivamente, di sesso sognato, praticato o rifiutato, di paternità, di straniamento… c’è tanta graphic medicine nel nuovo libro a fumetti scritto e disegnato dal torinese Claudio Marinaccio, una raccolta di racconti brevi che guarda a 360 gradi all’esperienza quotidiana parlando “anche” di salute. Un’ottima occasione per una chiacchierata a cuore aperto con l’autore.

Tu sei arrivato piuttosto tardi al mestiere del fumetto, intorno ai 40 anni…

Per molti anni sono stato in un negozio che vendeva macchine fotografiche in pieno centro a Torino, prima stagista da Mediaworld dove guadagnavo una miseria, ho avuto esperienze come operaio dove lavoravo le estati in cui non andavo bene a scuola. Ho lavorato in un call center per tanti, tantissimi anni, e poi come impiegato. Quando ero nel call center ho iniziato a scrivere parallelamente al lavoto e a guadagnare facendolo e poi è arrivato il fumetto

Passione a parte, com’è che poi sei riuscito a diventare un autore?

La passione e la necessità di raccontare sono stati la benzina che mi ha fatto andare avanti. Lo facevi anche se, per certi versi, non aveva senso farlo. Ma è anche vero che non mi sono sforzato di diventare un autore, lo sono diventato seguendo la mia strada che alla fine mi ha portato qui.

A parte i tuoi viaggi, vivi da sempre a Torino, una città che è ormai in transizione dal suo passato operaio a un’anima più culturale, come dimostra l’ormai imminente inaugurazione della biblioteca del Valentino. Raccontaci come sta evolvendo dal tuo personale punto di vista la scena creativa di cui fai parte.

Torino è sempre stata una città con un’anima lavoratrice, senza troppi fronzoli, con un’anima artistica sempre in fermento che cerca sempre un’evoluzione senza dimenticare la sua natura. Basta vedere il successo dei concerti per i 30 anni dei Subsonica. Ma Torino è sempre così, è viva. Basta conoscerla. Certo sarebbe bello se ci fosse la possibilità di avere luoghi di incontro come era Gianca, o il Murazzi di un tempo dove nascevano cose perché era un luogo di divertimento, ma anche di aggregazione culturale. Manca un po’ di quello negli ultimi anni, ma qualcuno prova a creare un po’ di quella magia che si respirava negli anni ’90/2000.

Claudio Marinaccio

Tra le tue avventure recenti c’è anche la rivista Smoking Cat realizzata insieme con Marco Corona e Claudio Calia. Tutto finito, e perché? o ci sono speranze di rivedervi in pista?

Smoking Cat non è mai morto ufficialmente. Ora è il letargo o in coma ma, proprio come La Sposa di Tarantino o come Steven Seagal in Duro da uccidere potrebbe tornare e vendicarsi. La vera domanda, però, è un’altra: tornerà prima l’Italia ai mondiali oppure riusciremo a fare il nuovo numero di Smoking Cat?

Il tuo primo romanzo grafico, Trentatré Raggi Ionizzanti, racconta il tuo percorso di guarigione dal male che ti aveva colpito anni fa. Che effetto ti fa rileggerlo oggi?

Guarda, non l’ho mai riletto per intero e “seriamente” ma sì, attraverso mio figlio che se lo legge spesso, mi fa domande e mi fa piacere che sia per lui un libro importante. Poi mi capita sovente che a distanza di anni ci sia ancora qualcuno che lo compri e mi scriva per manifestare una certa vicinanza. Quasi sempre sono persone che hanno vissuto (direttamente o indirettamente) un problema simile. In fondo siamo come i motociclisti che si salutano quando si incrociano.

Negli ultimi anni hai partecipato ad altre esperienze su fumetto e salute, penso al racconto sulla salute mentale nell’era del covid realizzato a suo tempo per Sky Tg24 o a quello sui disturbi dell’alimentazione in Tutto bene tranne il resto…

Ci sono due cose che considero un valore aggiunto quando è il momento di accostarmi a questo tipo di narrazioni: per prima cosa, l’onestà di quello che racconto senza giudizio. Mai, io non giudico e non insegno nulla, io racconto. E poi la capacità di ridere di tutto. Anche delle cose più dolorose. Che non significa mancare di rispetto, anzi. Ma rendere tutto più umano.

A proposito di Sky Tg24, com’è nata questa collaborazione con la testata?

Tutto merito (o colpa) di Omar Schillaci con cui avevo collaborato da scrittore ai tempi di Wired e mi ha voluto a Sky Tg24. Poi ho conosciuto Marianna Bruschi con cui abbiamo fatto l’inchiesta sulla salute mentale dei giovani e che asseconda le mie proposte (anche quelle bizzarre) di articoli a fumetti.

Come da tua inveterata tradizione, Tutto bene è autobiografico… se c’è, qual è il criterio con cui hai scelto gli episodi del volume? Forse c’era un piano preordinato, forse per così dire hai seguito il flusso dei pensieri…

Diciamo che ho un modo di lavorare molto jazzistico, non penso più di tanto a quello che farò ma tutto nasce durante il mio processo creativo. Le storie che ho raccontato nel libro sono tutti episodi che, per qualche ragione, erano importanti. Poi ammetto che questa volta ho pensato al libro come se fosse un album musicale. Quindi qualcosa che funzionasse non solo sul singolo racconto ma che abbia un senso letto tutto insieme.

Ci sarà un episodio che tra tutti ti ha divertito di più realizzare e inserire nel libro.

Partiamo da una cosa secondo me non scontata. Io mi diverto ancora tanto a fare fumetti. Questo non significa che non sia faticoso, difficilissimo, stancante, a volte frustrante… ma proprio per tutte queste cose, se non ci fosse un aspetto ludico e di goduria creativa, per me, non avrebbe senso farlo.

Intervista raccolta da Andrea Voglino – Marzo 2026

Un giorno al Book Pride Milano

Un giorno al Book Pride Milano

22 marzo 2026, Sala Tokyo di BookPride Milano: in scena il panel tra Tito Faraci, sceneggiatore, Alice Scavarda, sociologa della salute e Stefano Ratti, medico anatomista sulla Graphic Medicine.
L’incontro, moderato da Andrea Voglino, sceneggiatore e autore, ha fornito una fotografia del fumetto dal punto di vista artistico, sociale e medico, ribadendo la sua centralità e funzionalità nel raccontare vissuti condivisi. La forza del fumetto emerge nella sua precisione rappresentativa ed evocativa, che permette di interpretare ed evidenziare, ma anche di nascondere.
Dal punto di vista sociale, disegnare la malattia permette di dare voce alle storie di pazienti e di patologie altrimenti non considerate. Attraverso il fumetto, ad esempio, è possibile mettere in luce le dimensioni della malattia mentale e della disabilità in modo più efficace rispetto al solo utilizzo delle parole, il tutto grazie all’utilizzo delle metafore e degli espedienti visivi e narrativi. Inoltre, comunicare la malattia permette di raccogliere e disseminare i dati di ricerca, spiegando concetti complessi senza banalizzazioni o riduttive semplificazioni. Questa possibilità offerta dal fumetto si rivela molto interessante dal punto di vista didattico, non solo per i grandi, ma anche per i più piccoli.
Per i medici, la formazione è basata fin da subito sulle immagini.
La Graphic Medicine è utile per la comunicazione, sia tra medico e paziente, sia all’interno dell’équipe sanitaria. Poter studiare la Graphic Medicine nel corso di Medicina, permette agli studenti di interrogarsi su come essere medico e su come creare un rapporto di fiducia con il paziente.

Un momento del panel. Da sinistra: Tito Faraci, Alice Scavarda, Andrea Voglino, Stefano Ratti


Negli ultimi anni, l’esigenza sempre più marcata di raccontare la malattia da molteplici punti di vista, valorizzando non solo l’aspetto medico ma anche quello artistico e umanistico, sta riscontrando un crescente interesse verso il filone della Graphic Medicine, anche dal punto di vista editoriale. Si leggono sempre più spesso fumetti interamente dedicati alla patologia e alla storia del paziente, non soltanto vignette sparse all’interno di una storia generica.
Il fumetto è una cassa di risonanza per farsi sentire, per raccontare esperienze e si fa atto comunicativo, ma anche politico. Le persone sentono il fumetto molto vicino a loro e, grazie alla capacità espressiva del disegno e della narrazione grafica, si appropriano di questo strumento per dare voce ai propri vissuti e alle proprie idee, tabù compresi. Inoltre, il fumetto ha caratteristiche corali, poiché spesso è realizzato dalla collaborazione tra più professionisti.
Ciò che interessa alla Graphic Medicine è la valorizzazione di storie “normali”, non di supereroi ma di pazienti e persone comuni.
Il fumetto sta salvando la modalità di raccontare le storie ed è una forma d’arte che ispira sempre di più le altre, come già avviene con i videogiochi.
Quali sono gli scenari futuri? L’Italia è uno dei centri nevralgici del fumetto, insieme alla tradizione franco-belga e statunitense. Il nostro Paese presenta una grossa quantità di lettrici e di lettori, con un’importante capacità produttiva.
Il fumetto sta cambiando le sue dinamiche, in un momento di flessione del fumetto tradizionale in favore del graphic novel, che si presta bene a valorizzare le tematiche raccontate dalla Graphic Medicine. Molto probabilmente, nei prossimi anni ci sarà un’espansione di questo ambito.
Il fumetto è vivo, come vivo è lo spettatore che può attivamente ricevere e sperimentare questo strumento, in una prospettiva costruttiva verso il futuro.

Reportage a cura di Martina Follador 

“Doule-Prendersi cura della maternità”, AA.VV., Becco Giallo, 2025, 128 pp. a colori, brossura, € 19

“Doule-Prendersi cura della maternità”, AA.VV., Becco Giallo, 2025, 128 pp. a colori, brossura, € 19

Doule. Prendersi cura delle maternità è l’opera collettiva firmata da Pamela Pasian, Francesco Matteuzzi, Alessandro Lise e Shanti Bianchetti che si inserisce nel campo della graphic medicine offrendo uno sguardo originale sulla maternità attraverso il ruolo delle doule, figure di supporto emotivo e relazionale durante gravidanza, parto e post-partum. Il graphic novel restituisce la maternità nella sua complessità, lontana da rappresentazioni idealizzate, evidenziandone invece le dimensioni di vulnerabilità, trasformazione e ambivalenza.
La narrazione corale, costruita attraverso il lavoro congiunto di autrice, illustratrice e sceneggiatori, intreccia esperienze diverse, mettendo in luce bisogni spesso trascurati dalla società e dai modelli assistenziali, come l’ascolto, la continuità della cura e il riconoscimento della soggettività. In questo contesto, la doula emerge non come alternativa alla medicina, ma come presenza complementare, capace di colmare vuoti relazionali.
L’opera si radica inoltre in una ricerca accademica di tipo etnografico e autoetnigrafico, arricchita da interviste: materiali e vissuti reali si intrecciano così con il linguaggio del fumetto, trovando nella forma grafica una potente modalità di restituzione e rielaborazione dell’esperienza.
Come spesso accade nel graphic novel, il linguaggio visivo gioca un ruolo centrale: in particolare, l’uso dei colori accompagna e amplifica gli stati emotivi, contribuendo a rendere visibili sensazioni difficili da esprimere, come l’ansia, la fatica o la connessione.