“Piena di niente”, Alessia di Giovanni e Darkam, BeccoGiallo, 2015, 144 pagine a colori, brossura, € 15

“Piena di niente”, Alessia di Giovanni e Darkam, BeccoGiallo, 2015, 144 pagine a colori, brossura, € 15

«Questo graphic novel nasce da una disperata ricerca a stretto contatto con le persone, con la loro realtà, con le loro storie. Per cercare di conoscerle, prima di raccontarle». Sono racconti veri. Sono racconti crudi. Loveth, Giulia, Monica ed Elisa – per motivi diversi – vivono l’esperienza dell’aborto e si scontrano con le difficoltà burocratiche, l’omertà e i pregiudizi ancora presenti in Italia, che spesso constringono le donne a cercare aiuto all’estero (chi può permetterselo) o a ricorrere a pericolosissimi metodi clandestini. Sono racconti che dipingono una solitudine estrema, di ragazze giovanissime o donne mature che vengono abbandonate da chi le circonda e dovrebbe amarle e dalla società tutta: mariti, genitori, fidanzati, colleghi ma anche preti, operatori sanitari e attivisti pro-life interagiscono con loro quando va bene senza vederle, quando va male violentandole e giudicandole per le loro scelte, sia che desiderino tenere il frutto del loro grembo, sia che scelgano di non diventare madri, per questa volta almeno.
Loveth è una prostituta nigeriana, giunta in Italia clandestinamente dopo essere stata venduta da sua madre. Viene costretta a lavorare per ripagare il viaggio e mantenere i suoi fratelli, ma ora è incinta e desidera quel bambino con tutta sé stessa. I suoi sfruttatori, però, non sono d’accordo.
Giulia è un’infermiera del reparto di Ostetricia, frequenta un ambiente religioso bigotto e giudica le donne che abortiscono. Finché una gravidanza la fa vacillare: di figli ne ha già due, senza contare che suo marito è disoccupato da anni ed è lei a farsi carico di tutta la famiglia…
Monica è giovane e si innamora continuamente, ma da quando il padre ha abbandonato la famiglia ha imparato a non chiedere amore e affetto agli uomini. Si è convinta che diventare madre riempirà il suo vuoto per cui buca i preservativi per rimanere incinta, ma quando il ragazzo la rifiuta deve liberarsi delle conseguenze del suo gesto…
Elisa ha solo 17 anni e non è al suo primo aborto. La sua famiglia non lo sa, sembrano indifferenti alla sua vita e lei agisce di conseguenza. Solo che questa volta non si spiega la gravidanza: ricorda solo una serata col suo ragazzo e i suoi amici, tanto alcool e le loro attenzioni sempre più insistenti…
I racconti sono accompagnati da disegni ingarbugliati, espressionisti, violenti, a tratti onirici e deliranti, riempiti con colori scuri e grovigli di fili neri che gridano il dolore e la disperazione di queste donne senza voce, che anche quando trovano la forza di parlare non vengono ascoltate.
Darkam aka Eugenia Monti (disegni) ha studiato animazione a Urbino e fumetto a Bologna e Barcellona prima di stabilirsi definitivamente a Berlino, dove lavora come fumettista, tatuatrice e illustratrice freelance. Ha collaborato con varie riviste e fanzines, e tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Mozziconi (Edizioni del Vento, 2009), Il paese del silenzio (2010), I sarti del sonno (Blu Gallery, 2015) e Fil rouge (E2/Sterput), Dietro agli occhi (Progetto Stigma/Eris Edizioni, 2022).
Alessia di Giovanni (testi) è stata sceneggiatrice, scrittrice, regista e videomaker. Alla fine degli anni Novanta ha confondato lo Studio CreativeComics e per anni ha curato la rubrica satirica di genere Porca Eva! su Radio Popolare. Da sempre interessata alle tematiche sociali, ha diretto il documentario Lavoratrici, che indaga le molestie sul luogo di lavoro, e ha sceneggiato il graphic novel Io so’ Carmela (Becco Giallo, 2013), con disegni di Monica Barengo, candidato nel 2014 al Premio Micheluzzi come miglior fumetto italiano.

“Non mi dimenticare”, Alix Garin, trad. di Francesco Savino, Bao Publishing, 2024, 224 pagine a colori, cartonato, €24

“Non mi dimenticare”, Alix Garin, trad. di Francesco Savino, Bao Publishing, 2024, 224 pagine a colori, cartonato, €24

Due donne, una macchina, una fuga rocambolesca e disperata verso la libertà. No, non stiamo parlando di Thelma e Louise, ma della giovane Clémence e della sua adorata nonna, che soffre di morbo di Alzheimer. Dopo l’ennesimo episodio di vagabondaggio, in casa di riposo hanno proposto la contenzione chimica e la figlia, messa alle strette, ha accettato. Ma la paziente non vuole, si oppone e si dispera, così la nipote – memore di tutto quello che la nonna ha fatto per lei quando era piccola – decide di rapirla. Movente dichiarato alla polizia durante l’interrogatorio: «Volevo farla stare bene». Destinazione: la vecchia casa dell’infanzia, per andare a trovare i genitori che lei crede ancora vivi, e rivedere il mare.
Il viaggio è esilarante e le due fuggiasche vivono incredibili avventure: lasciato dietro di sé il cellulare per non correre il rischio di essere rintracciate, percorrono la lunga strada che separa il Belgio dalla costa settentrionale della Francia partecipando a risse, dandosi al gioco d’azzardo, fuggendo da un motel senza pagare dopo essere state derubate, tagliando le gomme dell’auto di un energumeno che le minaccia,… Ma Clémence si rende ben presto conto di cosa voglia dire prendersi cura di una persona anziana che ha bisogno di assistenza come una bambina, che confonde passato e presente, e a volte si smarrisce a tal punto nelle nebbie della memoria da non essere più in grado di riconoscerla, mentre in altri momenti si rende dolorosamente conto che la lucidità la sta abbandonando, e che non ci sarà nessuno ad attenderla alla casa sulla scogliera perché i suoi genitori sono morti tanti anni prima.
Quello di Clémence e della sua nonnina è un viaggio disperato, all’inseguimento di qualcosa che non può più tornare, di un lieto fine impossibile. Eppure l’amore che le lega ci insegna che la strada che resta si può percorrere assieme, con rispetto e compassione.
È un viaggio non solo nel tempo e nello spazio ma anche nell’animo, e – tra un cambio di pannolino, un pic-nic sull’erba e una sosta in autogrill – la giovane protagonista sarà portata a mettere in discussione sia il legame conflittuale con sua madre sia il rapporto irrisolto con la propria identità sessuale, arrivando a mettere a fuoco con più consapevolezza i suoi progetti futuri: tornerà a Bruxelles, affronterà le conseguenze del suo gesto e poi studierà teatro, come ha sempre desiderato.
Il tratto morbido e leggero di Alix Garin e l’uso sapiente dei colori pastello accompagnano magnificamente la narrazione e il continuo intrecciarsi e mescolarsi di passato e presente, addolcendo il dolore della perdita e regalandoci una storia indimenticabile. Come un messaggio di addio affidato a una cartolina e a un semplice fiore di campo: «Non ti scordar di me».
Alix Garin, classe 1997, si aggiudica il premio “Young Talent” al Festival di Saint Malo nel 2017 e, nel 2025, vince il Fauve Prix du Public France Télévisions al Festival Internazionale del Fumetto di Angoulême con Impenetrabile, uscito in Italia per Bao Publishing.

“Non so chi sei”, Cristina Portolano, Rizzoli Lizard, 2017, 199 pagine in tricromia, cartonato, € 19.

“Non so chi sei”, Cristina Portolano, Rizzoli Lizard, 2017, 199 pagine in tricromia, cartonato, € 19.

Uno swipe a destra, una breve chat, un appuntamento in un locale, la conclusione della serata a letto e poi ognuno per la sua strada, oppure qualche altro incontro, ma nessun impegno. Questo è lo svolgimento tipo di una relazione iniziata su Tinder. Sesso più o meno soddisfacente e nessuno strascico emotivo. Ma è davvero solo tutto qui? Cristina ci porta alla scoperta del mondo delle dating app con leggerezza e ironia ma con un fondo di serietà, raccontando la sua esperienza di giovane donna momentaneamente single che desidera una vita sessuale attiva. Finita una relazione importante, la fumettista si rende conto di avere bisogno di distrarsi dalla tristezza, condividendo momenti piacevoli con gli uomini con il vantaggio di non dover tollerare l’intimità e farsi carico dell’altra persona. Ma come esprimere i propri desideri e le proprie necessità a uno sconosciuto? Come fare a non rimanerci male se uno sparisce senza lasciare traccia?
Dal punto di vista grafico, Non so chi sei si contraddistingue per la rappresentazione di scene di sesso realistiche che coinvolgono corpi reali; il focus del fumetto infatti non è mai l’erotismo fine a sé stesso bensì mettere in scena un variegato di umanità, restituendo l’immensa complessità delle interazioni umane. Cristina indaga senza ipocrisia i sentimenti e le motivazioni che stanno dietro l’uso delle app di incontri, l’imbarazzo e la curiosità, il pregiudizio e la voglia di mettersi in gioco, a trenta come a settant’anni. Viene raccontato il vero e proprio funzionamento di Tinder – con anche delle infografiche –, e amici e parenti si fanno portavoce di varie opinioni sul fenomeno, e di diverse esperienze. E alla fine si scopre che i meccanismi sono uguali, con o senza app: una relazione cercata esclusivamente per riempire la solitudine sarà sempre disfunzionale, e il “supermercato della carne” rischia di far trascurare i veri affetti. Tuttavia, “se dovessi fare un bilancio, potrei dire che tutti gli uomini che ho conosciuto online mi hanno lasciato qualcosa, In una maniera un po’ strana, ma li ho amati quasi tutti”.
Cristina Portolano è nata a Napoli e si è formata al Liceo Artistico e alla Scuola Italiana di Comix. Dal 2005 vive a Bologna, dove ha frequentato l’Accademia di Belle Arti, con un Erasmus all’École nationale Supérieure des Arts Décoratif di Parigi. Dal 2019 collabora con Internazionale Kids, insegna illustrazione e anatomia artistica allo IAAD ed è sempre molto attiva nella divulgazione del linguaggio del fumetto, di persona e sui social. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Quasi signorina (Topipittori, 2016), Io sono Mare (Canicola, 2018); Mea vulva nell’antologia Post-pink (Feltrinelli Comics, 2019), Francis Bacon: la violenza di una rosa (Centauria, 2019) e la recente collaborazione a Genitore, artista, altro… (autoprodotto, 2024). Ha vinto diversi premi ed esposto in Italia e all’estero in mostre personali e collettive.

“Perché sei qui?”, Francesca Picozzi e Greta Xella, Tunué, 2024, 144 pagine a colori, cartonato, €19.

“Perché sei qui?”, Francesca Picozzi e Greta Xella, Tunué, 2024, 144 pagine a colori, cartonato, €19.

Una giovane psicoterapeuta ci lascia entrare nel suo studio per conoscere cinque pazienti alle prese con le sfide della loro vita. Così incontriamo Cael, ragazzino molto responsabile e maturo che si ritrova a fare i conti con degli attacchi di panico apparentemente inspiegabili; e Noemi, giovane donna che si impegna per non ricadere vittima del disturbo alimentare che rischiava di inghiottirla. E ancora Teo, che con la sua ragazza ha deciso di esplorare per la prima volta la sessualità ma è pieno di timori e pregiudizi. E poi conosciamo Mirea, che si taglia per dare forma alla tristezza insostenibile che le procura l’abbandono del padre e la nuova complessa situazione familiare; e infine Cesare, che a un passo dalla laurea è schiacciato dal peso delle pressioni sociali e dall’incertezza del futuro.
Si tratta di pazienti in terapia da anni o che l’hanno appena incominciata, adolescenti e giovani adulti, che hanno deciso di prendere in mano il loro dolore e farne nascere qualcosa di buono. Dopo ogni storia segue una breve riflessione sul disturbo affrontato, per esempio su quale può essere l’origine dell’ansia, o come mai anche quando si pensa di essere finalmente “guariti” a volte i sintomi tornano a bussare alla nostra porta. Impareremo che tutte le conquiste fatte non vanno perdute e che ci permetteranno di affrontare le sfide che la vita ci presenterà. Il fumetto si chiude con un sesto racconto, che coinvolge la stessa Francesca in veste di paziente in un’immaginaria seduta di interpretazione dei sogni condotta da Freud in persona. Vediamo così che il terapeuta stesso si è messo in gioco affrontando i propri dolori e imparando ad ascoltare ed accettare sé stesso.
Perché sei qui? è un graphic novel che tocca temi profondi e attuali con delicatezza, e permette di sbirciare come si svolge una seduta di terapia, togliendo quell’aura di mistero o pregiudizio spesso associato alla cura della salute mentale. Francesca spera che il fumetto possa aiutare chi lo legge a legittimare quello che prova, e a rivolgersi a un professionista della salute mentale qualora ne sentisse il bisogno, perché “il tempo aiuta ad alleviare le pene, a curarci possiamo essere solo noi”.
Francesca Picozzi è psicoterapeuta e sessuologa; autrice del libro Parlarne aiuta (Longanesi, 2023), durante il lockdown ha aperto un profilo TikTok per dialogare di psicologia con i giovani. Greta Xella si è specializzata alla Scuola del Fumetto di Milano e, dopo una serie di autoproduzioni, ha pubblicato come autrice unica Figlia di Luna (Bao Publishing, 2021). Oggi lavora come fumettista per diversi editori ma anche come storyboard e development artist per televisione e cinema.

“Walt & The Magical Bee”, Cristina Cargasacchi-Jasper e Meritxell Andreu, Goldenhive Productions, 2025, 180 pagine a colori, cartonato, € 44,90

“Walt & The Magical Bee”, Cristina Cargasacchi-Jasper e Meritxell Andreu, Goldenhive Productions, 2025, 180 pagine a colori, cartonato, € 44,90

Non è un fumetto, ma un libro illustrato in rima, quello realizzato dalle due autrici per raccontare il rapporto virtuoso tra il Walt più famoso della storia e quella del suo daimon creativo, che in queste pagine prende la forma di una piccola ape colorata. Al centro della scena, il potere trasformativo dei sogni e l’importanza della fantasia come  energia dalla forte valenza terapeutica: per dirla con l’autrice dei testi, «Un’esempio di come l’immaginazione possa portare guarigione e forza, e come i sogni non siano solo possibili, ma abbiano il potenziale di cambiare le nostre vite e quelle degli altri». Tra i momenti più significativi del volume spicca “A Wish Come True”, un momento in cui va in scena il confronto tra il “papà” di personaggi come Oswald The Rabbit, Topolino e Biancaneve e un ragazzino gravemente malato di nome Andrew: «Il viaggio del giovanissimo Andrew sul treno, dove i suoi desideri prendono letteralmente vita, vuole essere un invito per i lettori a connettersi con le proprie speranze e la propria capacità di superare sfide e difficoltà di ogni genere. Questo capitolo non è solo una parte della narrazione, ma uno spazio narrativo in cui la vulnerabilità diventa forza. È come un rifugio sicuro all’interno del libro, dove i lettori possono esplorare le proprie emozioni e trovare ispirazione e conforto». Speranza, resilienza e il potere dell’immaginazione, in un volume autoprodotto in lingua inglese.

Un giorno in Parlamento

Un giorno in Parlamento

Roma, 16 aprile 2025 – Si è tenuto oggi, nella suggestiva cornice della Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto, il convegno “Graphic Medicine: perché i fumetti fanno bene alla salute”, promosso dalla Vicepresidente della Camera dei Deputati Anna Ascani in collaborazione con l’associazione Graphic Medicine Italia. L’iniziativa ha riunito esperti e studiose/i provenienti dal mondo della medicina, della sociologia, delle arti visive e della comunicazione, con l’obiettivo di mostrare come il fumetto possa rappresentare uno strumento potente per raccontare la malattia, umanizzare la cura e supportare la formazione sanitaria.
Il convegno si è aperto con i saluti istituzionali di Anna Ascani, che ha sottolineato il valore della graphic medicine come strumento innovativo di comunicazione e come ponte tra sapere scientifico ed esperienza vissuta. A seguire, gli interventi dell’Onorevole Fabio Porta e dlel’Onorevole Virginio Merola, che hanno sottolineato il valore dell’esperienza per dare centralità al diritto alla salute e alla necessità di garantire l’accesso alle cure e a un’informazione chiara. L’evento è stato moderato dal Dott. Gianni Lattanzio.

Roma, 16 aprile 2025, Camera dei Deputati

Ha introdotto i lavori il Prof. Stefano Ratti (Università di Bologna), docente di Anatomia Umana e presidente di Graphic Medicine Italia, che ha offerto una panoramica sull’evoluzione del movimento internazionale della graphic medicine, nato dall’incontro tra arti narrative e pratiche mediche, e sullo sviluppo di questo approccio in Italia.
A seguire, la Prof.ssa Lucia Manzoli (Università di Bologna), ha presentato il progetto ProDono, una campagna di comunicazione grafica per sensibilizzare alla donazione del corpo alla scienza, realizzata attraverso una narrazione accessibile ed empatica, in collaborazione con illustratori e illustratrici.
Il tema della formazione sanitaria attraverso i fumetti è stato affrontato anche dalla Prof.ssa Veronica Moretti, sociologa e vicepresidente dell’associazione, che ha raccontato l’esperienza dell’insegnamento elettivo “Graphic Storytelling” presso l’Università di Bologna, in cui gli studenti e le studentesse di Medicina imparano a raccontare vissuti professionali e identitari attraverso il linguaggio del fumetto, sviluppando empatia, pensiero critico e capacità riflessiva.
Nel corso dell’evento sono stati presentati anche due progetti pionieristici di anatomia illustrata:

  • “Graphic Anatomy: Il cuore”, con la partecipazione del Prof. Luca Di Marco, che racconta l’anatomia del cuore con linguaggio visivo ed emozionale;
  • “Graphic Anatomy: Il pancreas”, con la presentazione del Prof. Alessandro Cucchetti, che utilizza la narrazione grafica per avvicinare studenti e cittadinanza alla complessità dell’anatomia umana.

Infine è stato presentato “Il primo paziente” dalla Prof.ssa Sara Colaone, docente di fumetto all’Accademia di Belle Arti di Bologna e autrice di graphic novel pluripremiate, che ha evidenziato il potenziale trasformativo della narrazione illustrata nella comunicazione di un tema così complesso e delicato.

L’evento ha mostrato come la graphic medicine non sia solo una modalità narrativa, ma un approccio transdisciplinare capace di avvicinare linguaggi e saperi, potenziare la comunicazione medico-sanitaria, stimolare la riflessione critica e contribuire alla costruzione di una medicina più umana e partecipata. Alla base, la consapevolezza che raccontare la salute attraverso i fumetti significa restituire complessità e voce ai vissuti di cura, rompere stereotipi e costruire ponti tra professionisti della salute, pazienti e cittadinanza.

Per saperne di più

L’evento è stato trasmesso in diretta dalla WebTV della Camera dei Deputati ed è disponibile al seguente link:

WebTV Camera – Graphic Medicine

WOW Spazio fumetto: un museo da salvare

WOW Spazio fumetto: un museo da salvare

Più di 200 mostre, tra cui moltissime gratuite, e oltre 50 in altre città, e poi 1.000 e più presentazioni ed eventi, campus estivi e un’attività didattica di primissimo livello che porta ogni anno migliaia di studenti a laboratori e visite guidate. Questi i numeri di WOW Spazio fumetto, il museo della Nona arte di viale Campania 12, a Milano, a rischio chiusura dopo 14 anni per il disinteresse delle istituzioni meneghine. Per un quadro della situazione ma anche per capire come aiutare, basta cliccare qui.

“I morti non prendono l’ascensore”, Icaro Tuttle, Becco Giallo, 2023, 272 pagine a colori, brossura, € 20

“I morti non prendono l’ascensore”, Icaro Tuttle, Becco Giallo, 2023, 272 pagine a colori, brossura, € 20

In un palazzone degli anni ‘60 un’anziana donna muore. Al funerale, a cui partecipa anche la giovane nipote, la bara non entra in ascensore, per cui la devono portare giù a piedi per sette lunghi piani di scale. Per quella nipote, la scena assume un significato più profondo: possono i ricordi essere anche loro così ingombranti da non trovare posto nella sua testa? Cosa succede in questi casi? Esiste un modo per rimetterli faticosamente in ordine in modo che non le facciano più del male? Sopravvissuta a un trauma che non viene mai esplicitato a parole – ma che si intuisce abbia a che fare con la violenza di una relazione tossica – la ragazza ci confessa: «Mi avete sempre conosciuto in modalità sopravvivenza: Io ci provo a tenermi stretta alla realtà, ma mi ritrovo sempre con i ricordi alla gola». I morti non prendono l’ascensore è un volume imponente, in cui la narrazione è affidata a poche frasi incisive e alle tante immagini che si alternano e scorrono su tre piani differenti: quello della realtà, quello dei ricordi e quello della psiche della ragazza. Anche le ambientazioni sono poche ed essenziali: la casa della nonna, una vecchia piscina, un ristorante, un motel squallido, il treno e la stazione. Sembra tutto semplice e lineare ma, proprio come nella vita, non è così; capita infatti che in certi momenti i tre piani narrativi si sovrappongano e uno invada l’altro, che l’inconscio non riesca a contenere i ricordi del trauma e che questi inondino la realtà, rischiando di travolgerla come un fiume in piena e trascinarla a fondo con il loro peso.
La narrazione è lucida, scevra di pietismo, e commovente. Non pretende di dare soluzioni, mostra l’esperienza per quella che è, dà forma ai sentimenti sulla pagina; ritrae personaggi e scene tristi, luoghi in rovina, vite sospese, con pochi colori, a volte sbiaditi. Ma forse non tutto è davvero perduto, e il ricongiungersi finale tra nonna e nipote – la prima ormai senza memoria e la seconda che ne ha troppa – il loro tendersi la mano nel tentativo di superare una distanza ormai incolmabile, può essere un primo passo verso la guarigione. Icaro Tuttle è un’artista e illustratrice che ha studiato Design all’Università di Bolzano e vive a lavora a Milano; questo fumetto deriva dal suo progetto di tesi sul Disturbo da Stress Post-Traumatico. Sempre per Becco Giallo ha pubblicato La cura: storia di tutti i miei tagli (2022).

“Pene d’amore: sette amici si raccontano tutto della loro vita sessuale”, Cookie Kalkair, trad. di Daniela di Lisio, Edizioni Sonda, 2022, 192 pagine a colori, cartonato, € 18.

“Pene d’amore: sette amici si raccontano tutto della loro vita sessuale”, Cookie Kalkair, trad. di Daniela di Lisio, Edizioni Sonda, 2022, 192 pagine a colori, cartonato, € 18.

Sette amici di lunga data si trovano una volta al mese intorno a un tavolo per parlare, con franchezza, di sessualità e relazioni amorose. Charly, Stéphane, Michel, Damien, Christophe, Francis e Sofiane. Sette uomini dai 26 ai 45 anni con diversi orientamenti sessuali, gusti, aspettative, esperienze, situazioni familiari, e anche… forma e lunghezza del pene, tra le tante cose. Sì, perché questi amici hanno deciso di mettersi letteralmente a nudo e discutere, con sincerità e anche leggerezza, di temi delicati e importanti su cui spesso gli uomini non hanno nessun confronto a parte quello delle irreali aspettative di una società che li condanna alla massima performance sempre e comunque. Durante questi incontri, seguendo di volta in volta un filo conduttore, impareranno a conoscersi meglio e capiranno che non c’è nulla di sbagliato nel loro corpo e nelle loro fantasie, a patto che ci sia sempre alla base il consenso e il rispetto per sé e per l’altra o le altre persone coinvolte. E in quelle che credevano essere delle fragilità scopriranno che può risiedere la vera forza. Pene d’amore è un fumetto per ragazzi (soprattutto), ma anche per ragazze, che sfida la mascolinità tossica di cui spesso siamo tutti vittime. È stato fatto notare che non tutte le infinite sfumature dell’umanità, dell’identità e degli orientamenti sessuali sono rappresentate (non ci sono persone nere, trans, asessuali o con disabilità, per esempio) ma bisogna considerare che l’autore parte dall’esperienza di sette persone reali, ritraendole per quello che sono. Al momento è in lavorazione un secondo volume che coinvolge altri sei uomini su dei nuovi argomenti, con lo scopo di rendere questo progetto sempre più inclusivo. Cookie Kalkair – artista francese che vive e lavora a Barcellona con la sua famiglia poliamorosa – è autore di numerose graphic novel di reportage o a tema autobiografico. Ricordiamo Les 9 dernier mois de ta vie de petit con (2016), sulla gravidanza della compagna, e Guerilla green: guide de survie végétale en milieu urbain (2019), sul movimento del Guerrilla Gardening. Attualmente è al lavoro su un fumetto che racconterà la vita di suo padre dopo l’ictus.

CONSIGLIATO A UN PUBBLICO MATURO

“Corpus Christi”, Bea Lema, minimum fax, 2024, 181 pagine a colori, brossura, € 20.

“Corpus Christi”, Bea Lema, minimum fax, 2024, 181 pagine a colori, brossura, € 20.

Costa da Morte, Galizia. Un luogo che deve il suo nome ai numerosi tragici naufragi che vi sono avvenuti, un luogo alla fine del mondo, secondo gli antichi romani. È qui che si trova Finisterre, è qui che per molti pellegrini termina il Cammino di Santiago, ed è qui che – poco dopo la fine della Seconda guerra mondiale – nasce Adela. In un paesino rurale dimenticato da Dio e governato dalla miseria, con un padre alcolista e violento e una madre che si spacca la schiena per riuscire a dar da mangiare a lei e ai suoi fratelli. Finché una disgrazia non li colpisce. La causa? Il diavolo si è insinuato tra le loro mura a causa del malocchio. Adela cresce, emigra in Svizzera, si costruisce una famiglia, tornano a vivere a La Coruña. Ma qualcosa non va in lei, il demonio la segue, la spia, la tocca, la possiede, le ruba la vita. Sua figlia Véra diventa vittima delle paranoie e dei deliri religiosi della madre e ancora bambina si fa carico della sua malattia mentale, mentre il padre e il fratello osservano impotenti. «Mamma cercava dei modi di sopportare i suoi tormenti. […] Il male di cui soffriva, non si poteva curare con la medicina. I dottori sapevano un sacco di cose ma con lei avevano sempre fallito. Ecco perché cercava altre strade». Così la vita prosegue tra esorcismi e visite dallo psichiatra, colloqui con la meiga e ricoveri ospedalieri, finché la terapia comincia a fare effetto, e l’amore e la dedizione della figlia – costretta nel suo ruolo di caregiver come la madre lo era stata fin da giovanissima – portano al raggiungimento di un equilibrio per tutta la famiglia.
La storia è costruita con sapienza, e riesce a raccontare senza sconti e con grande tenerezza un tema tabù in una società cattolica e patriarcale come quella della Spagna rurale del secolo scorso. Ma è l’aspetto grafico che rende l’opera estremamente affascinante: la maggior parte delle tavole sono a pennarello, con uno stile volutamente semplice e dai tratti infantili eppure capace di ricostruire con precisione gli ambienti e la caratterizzazione delle persone. Le pagine più notevoli, però, sono quelle a ricamo, altro simbolo del legame tra Véra e sua madre che prende corpo sulla pagina. Scene rese con un sottile filo nero, che disegna sul bianco della stoffa, si alternano ad altre coloratissime, con inserzioni di tessuti e mescolanza di diversi tipi di punti, usati con maestria, mantenendo sempre lo stile un po’ naif che caratterizza tutta l’opera. Beatriz Lema Rivera è una giovane illustratrice galiziana; il suo primo graphic novel, Corpus Christi, ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui il premio Castelao de Banda Deseñada (2017) e il Fauve-Prix Du Public del Festival di Angoulême (2024).