“Ombre di famiglia – Feeding Ghosts”, Tessa Hulls, Tunué, 2025, 386 pp. a colori, € 34,90

“Ombre di famiglia – Feeding Ghosts”, Tessa Hulls, Tunué, 2025, 386 pp. a colori, € 34,90

Feeding Ghosts, vincitore del Premio Pulitzer 2025 per il “Memoir or Autobiography”, è il primo romanzo grafico a essere premiato in una categoria regolare del Pulitzer, dopo il riconoscimento speciale assegnato nel 1992 a Maus di Art Spiegelman. In questo memoir intenso, Tessa Hulls ricostruisce le vicende di tre generazioni di donne cinesi – la nonna Sun Yi, la madre Rose e lei stessa – mettendo in luce come persecuzioni politiche, migrazioni e fratture culturali si intreccino con il delicato equilibrio della salute mentale e con il peso emotivo che ricade sui familiari coinvolti nei ruoli di caregiver. L’opera restituisce con grande sensibilità la complessità di queste dinamiche: il vissuto di chi attraversa momenti di profonda vulnerabilità psicologica e quello di chi, accanto, sostiene, protegge e al tempo stesso fatica a non soccombere all’eredità emotiva del trauma. Il libro si presta quindi a una lettura anche in chiave Graphic Medicine, grazie alla sua attenzione al vissuto interiore, alle relazioni di cura e ai limiti del linguaggio quando le emozioni superano le parole. Ombre di famiglia – Feeding Ghosts è anche – e forse soprattutto – un’opera profondamente catartica per l’autrice. Il processo di realizzazione, durato quasi dieci anni e nato da un viaggio con la madre tra Cina e Hong Kong, diventa per Hulls un modo di confrontarsi con le proprie ombre familiari, di interrogare il passato, di riconoscere le ferite ereditate e, infine, di trasformarle. A questa dimensione emotiva già potente si aggiunge la forza grafica del volume: un linguaggio visivo intenso, denso di simboli e stratificazioni, capace di amplificare ogni snodo emotivo e di dare forma a temi profondi e complessi che chiedono al lettore di fermarsi, sedimentare, ascoltare e lasciarsi attraversare con calma. Celebrando la forza femminile e denunciando il peso del sessismo culturale che ha segnato le vite delle tre protagoniste, il libro rende visibile una storia di resistenza e rinascita, mostrando come, anche in mezzo alle fratture storiche e personali, la narrazione possa diventare un potente gesto di cura, riconciliazione e liberazione.

Graphic Medicine Italia e Medicina Gráfica España: summit a Saragozza

Graphic Medicine Italia e Medicina Gráfica España: summit a Saragozza

Il recente Congresso di Medicina Gráfica Spagnola ha rappresentato un momento di grande energia, partecipazione e scambio internazionale, confermando la maturità e la forza crescente di questo ambito che unisce arte, narrazione visiva e salute. L’evento, organizzato con grande cura dal comitato presieduto da Rafael Marrón e Marina Peix, insieme ad Antonio Miguel Cano, Juan Carlos Claro, José Luis de la Fuente, Mónica Lalanda, Eugenia García Amor, Alejandro Martínez, Silvia Sánchez-Arévalo e Daniel Sender, ha riunito professionisti della sanità, illustratori/trici, autori/trici e ricercatori/trici provenienti da tutta la Spagna e da diversi paesi del mondo, tra cui Italia, Cile, Messico ed Ecuador, testimoniando una comunità viva e in espansione.
Fin dall’apertura si è respirata un’atmosfera intima e creativa. La mattinata inaugurale, dedicata all’accoglienza e all’allestimento delle mostre e dei poster, ha dato il tono di un congresso solo accademico, ma profondamente esperienziale e visivo.
L’introduzione di Rafa Marrón e Fernando Abadía con il progetto Mi Cuaderno ha aperto i lavori riflettendo sul disegno come strumento di ascolto e consapevolezza. Subito dopo, la charla inaugural di Bea Lema, autrice del pluripremiato El cuerpo de Cristo, ha emozionato il pubblico con una narrazione intensa sul valore del fumetto come linguaggio per esplorare la malattia, la spiritualità e la resilienza.

Il logo della manifestazione


Un congresso interdisciplinare e all’avanguardia
Il programma, denso e ben articolato, ha alternato tavole rotonde, comunicazioni orali, workshop pratici e incontri con autori, costruendo un dialogo costante tra medicina, arte e narrazione. C’è stato persino spazio per delle “battaglie a colpi di matita”, in cui diverse persone si sono sfidate con sfide visuali!
Tra i momenti più apprezzati, la tavola con Mónica Lalanda, Pablo Rodríguez Coca e Carlos Armiñanzas, moderata da José Luis de la Fuente, ha mostrato quanto la medicina grafica sia ormai parte integrante dei percorsi formativi e clinici in Spagna, dove fumetti e illustrazioni vengono impiegati come strumenti concreti di cura, educazione e comunicazione.
Le comunicazioni orali hanno presentato progetti di grande interesse, spaziando dall’uso dell’immagine per spiegare l’ansia e il dolore cronico a esperienze sulla prevenzione del delirium e sull’obesità infantile, fino a progetti legati all’Alzheimer e alla leucemia.
Molto rilevante anche la presenza di autori provenienti dal Centro e Sud America, che hanno mostrato il valore della medicina grafica come strumento di inclusione, empowerment e giustizia sanitaria.
Tra gli interventi più toccanti, il talk di Jorge Armiñanzas, “Valoración cómics desde el autismo”, ha rappresentato uno dei momenti simbolo del congresso: per la prima volta, una persona nello spettro autistico ha raccontato in prima persona il proprio rapporto con il fumetto come mezzo di espressione e connessione, offrendo un punto di vista diretto, potente e autentico.

Italia-Spagna: la rivincita della Graphic Medicine

Tallers e innovazione
Grande successo anche per i workshop tematici, che hanno permesso ai partecipanti di sperimentare il linguaggio della medicina grafica in modo pratico e creativo.
L’atmosfera conviviale e collettiva ha raggiunto il suo apice con la vivace “batalla de dibujantes”, una jam session grafica aperta a tutti i partecipanti, e con la mostra “Tiembla” di Ramón Ricart, una riflessione artistica sulla fragilità e la forza del corpo umano.

L’evoluzione della Medicina Gráfica in Spagna
Ciò che ha colpito maggiormente la delegazione di Graphic Medicine Italia è stato l’altissimo livello di sviluppo e applicazione della Medicina Gráfica in Spagna.
Le esperienze presentate hanno mostrato come il disegno e la narrazione visiva siano ormai pienamente integrati nei percorsi medico-sanitari, psicologici e formativi, non solo come strumenti comunicativi, ma come veri dispositivi terapeutici e pedagogici.
Accanto ai fumetti e alle illustrazioni, si sono visti videogiochi, cartoni animati e prodotti audiovisivi ispirati alla graphic medicine, utilizzati in programmi di promozione della salute, educazione sanitaria e supporto psicologico.
Queste esperienze dimostrano una straordinaria maturità creativa e tecnologica, che colloca la comunità spagnola tra le più avanzate al mondo nella pratica e nella ricerca in medicina grafica.

Alcuni lavori in mostra

Conclusioni e prospettive comuni
La cerimonia di chiusura, presieduta da Antonio Cano e Marina Peix, ha salutato i partecipanti con entusiasmo e riconoscenza, premiando i migliori progetti e ribadendo la volontà di continuare a costruire una rete di collaborazione internazionale.
Per Graphic Medicine Italia, la partecipazione è stata un’esperienza preziosa, fonte di ispirazione e di nuovi legami. L’accoglienza calorosa e l’apertura alla collaborazione hanno reso possibile l’avvio di una sinergia stabile tra l’associazione italiana e quella spagnola, con numerosi progetti condivisi in via di sviluppo, tra cui iniziative di ricerca, formazione e produzione artistica congiunta.
Il congresso ha dimostrato con forza che la medicina grafica è oggi un linguaggio globale, capace di unire scienza e umanità, tecnologia e narrazione.
Un linguaggio che ci invita, sempre, a guardare la cura con occhi nuovi — più empatici, più visivi, più umani.

 

Corpi rifrangenti, abilismo e fumetto: reportage dal DFF di Torino

Corpi rifrangenti, abilismo e fumetto: reportage dal DFF di Torino

Dal 10 al 12 ottobre 2025, A Torino, si è tenuta la terza edizione del Disability Film Festival, organizzata dall’Associazione Volonwrite, con il patrocinio del Comune e dell’Università degli Studi di Torino. Il festival promuove una narrazione sulla disabilità incentrata sui diritti e su un approccio sociale alle non conformità fisiche e mentali, intese come modi di essere non patologici, ma distanti dalla presunta “normalità”. Quella stessa “normalità” che è alla base dell’abilismo, perché postula l’esistenza di corpi e menti standard, abili e normotipici, considerati pienamente umani. Corpi e menti disabili e neurodivergenti sono rifrangenti proprio perché riflettono come un prisma presupposti sulla normalità spesso dati per scontati, sfidandoli e disattendendo le aspettative sociali. Quando sono attraversati dal nostro sguardo, però, quei corpi e quelle menti non conformi ne deviano l’andamento, come il concetto di rifrazione – mutuato dalla fisica – suggerisce. Proiezioni, talk, concerti e laboratori hanno accompagnato le partecipanti e i partecipanti a decostruire idee stereotipate sulla disabilità e a sostituirle con rappresentazioni basate sul punto di vista e sulle esperienze di chi ne è abitato. Il festival nasce come un’iniziativa dal basso che unisce, nell’ideazione e nell’organizzazione delle attività, le prospettive di attivisti, ricercatori, operatori e membri delle associazioni che si occupano di disabilità sul territorio torinese, con un approccio partecipativo attento a scardinare narrazioni medicalizzanti e rapporti di potere.

Un momento della manifestazione

La novità di questa edizione del Festival è stata la sezione sul fumetto, curata dalla “nostra” Alice Scavarda e da Federico Stella, graphic designer e responsabile multimedia di Associazione Volonwrite. Il fumetto è un medium intrinsecamente legato al cinema, con il quale condivide parte della grammatica visiva – si pensi, ad esempio, alle inquadrature – e con cui spesso intrattiene rapporti privilegiati, come nel caso dei fumetti sui supereroi americani, che sono diventati produzioni cinematografiche di successo creando un genere a sé. Inoltre, il fumetto, come il cinema, ha la capacità di raccontare storie dal punto di vista dei protagonisti e di sfatare così pregiudizi e falsi miti, coinvolgendo il lettore (o lo spettatore) anche dal punto di vista emotivo.
Al fumetto è stato dedicato l’evento inaugurale del festival, venerdì 10 ottobre, la mostra ??????????̀ ? ???????: ??????? ?? ??? ??????????̀ ??? ?? ???????? curata da Alice Scavarda in collaborazione con Manfredi Toraldo della Scuola Internazionale di Comics di Genova. La mostra, finalizzata a mostrare le potenzialità del fumetto nel disvelare e mettere in discussione l’abilismo, è stata patrocinata da Graphic Medicine Italia. I curatori Alice Scavarda e Manfredi Toraldo hanno raccolto una selezione di opere di giovani fumettiste e fumettisti che hanno partecipato alla competizione: “Pazzi per il fumetto…” organizzata da Villa Iris II e dalla Scuola Internazionale di Comics di Torino. I quattro lavori selezionati si differenziano non solo per lo stile grafico adottato, ma anche per i contenuti trattati, pur condividendo l’obiettivo di narrare corpi e menti non conformi all’interno di una prospettiva sociale e non prettamente medica, in linea con l’approccio interdisciplinare che caratterizza la Graphic Medicine. I temi affrontati sono la malattia cronica, la disabilità motoria, l’Alzheimer e la salute mentale, raccontati da chi ne è abitato, dalle persone che li circondano (amici, famigliari, figli, nipoti) e dagli operatori che incontrano nei contesti sanitari e socioassistenziali. Queste condizioni non sono né rappresentate come tragedie personali né come limiti da superare, ma come forme di differenza umana che spesso si scontrano con un contesto che pone numerose barriere alla piena partecipazione sociale.

Il panel sugli incroci tra fumetto e disabilità

Sabato 11 ottobre si è tenuto il talk: Abilismo e fumetto: opportunità e sfide, durante il quale Alice Scavarda e Federico Stella hanno dialogato con Manfredi Toraldo, Roberto Gagnor, sceneggiatore Disney e autore della collana di volumi a fumetti: “SMAgliante ADA” e Marina Cuollo, conduttrice, editorialista e autrice di “La disabilità spiegata ai bambini e alle bambine” edito da BeccoGiallo. Durante il talk si è discusso di quanto il fumetto consenta non solo di fare divulgazione scientifico-culturale sulla disabilità in modo inclusivo e accessibile, ma di quanto favorisca la creazione di collaborazioni tra diversi soggetti che si occupano di questo tema a vario titolo: non solo persone disabili e famigliari, ma anche associazioni e centri clinici. Il fumetto, inoltre, permette di raggiungere pubblici diversificati e di comunicare con i bambini e le bambine, creando una narrazione capace di rivolgersi anche agli adulti.
Al talk è seguito un workshop sullo stesso tema, tenuto da Manfredi Toraldo e Andrea Riccadonna, disegnatore e docente della Scuola Internazionale di Comics di Torino. Più di quaranta persone, armate di matite colorate e curiosità, hanno partecipato al laboratorio con l’obiettivo di riflettere sul tema dell’abilismo costruendo a gruppi lo storyboard di una storia a fumetti. Il workshop, a cui hanno partecipato più di quaranta persone, compresi studenti e studentesse, operatori e operatrici e genitori, ha aiutato a rendere visibili le barriere che le persone disabili e/o neurodivergenti incontrano nella loro vita quotidiana per poter svolgere attività apparentemente semplici, come attraversare la strada in presenza di una pozzanghera.
La sezione sul fumetto ha riscosso un ottimo successo di pubblico e sarà sicuramente riproposta all’interno dell’edizione futura del festival. A riprova che il fumetto è uno strumento capace di sensibilizzare su temi sociali e di diventare una potente cassa di risonanza per persone marginalizzate.

Spazio allo storytelling in un affollato workshop

“Fumetti senza frontiere” mercoledì 5 novembre a BASE Milano

“Fumetti senza frontiere” mercoledì 5 novembre a BASE Milano

È in programma mercoledì 5 novembre alle 19.00 presso lo spazio BASE Milano di via Bergognone, 34 la presentazione di Fumetti Senza Frontiere, il progetto dedicato al lavoro degli operatori dell’associazione Medici senza Frontiere realizzato dagli studenti della Scuola Internazionale di Comics di Milano.
Alla presentazione saranno presenti il docente di Fumetto che ha coordinato il progetto, Pietro Scarnera, la direttrice della Scuola Giulia e gli studenti autori delle opere, oltre ad alcuni volontari MSF e al fumettista Renato Queirolo.
Sarà possibile acquistare in loco una copia del fumetto e l’intero ricavato, oltre a parte del guadagno del bar, verrà devoluto in beneficenza a MSF.

“Si torna sempre dove si è stati male” (Gallucci Balloon): intervista a Isotta Santinelli

“Si torna sempre dove si è stati male” (Gallucci Balloon): intervista a Isotta Santinelli

Un fumetto divertente ma allo stesso tempo non privo di gravitas, Si torna sempre dove si è stati male: il racconto in prima persona della tormentata ricerca di un equilibrio nel rapporto con amore, eros e sesso. Una carriera in ascesa nel mondo del fumetto indipendente. Parla Isotta Santinelli, sceneggiatrice e disegnatrice modenese e Presidente dell’associazione SlowComix esplosa ai tempi della Pandemia grazie alla sua parodia delle streghette Winx e oggi alle prese con traguardi sempre più ambiziosi.

28.000 follower su IG raggiunti con la tua parodia delle Winx… come è successo? E dato che alla fine hai fatto il giro cominciando a collaborare con Rainbow, in cosa consiste la tua collaborazione?

Sicuramente è stato cruciale il timing: quando ho iniziato a pubblicare le mie vignette, Rainbow ha iniziato a spingere le Winx sui social in occasione del 20° anniversario e in previsione del lancio del reboot, quindi ho avuto fortuna. L’altro fattore fondamentale penso sia il mio evidente affetto per quei personaggi, che porta chiunque da piccolo o piccola li abbia amati quanto me a ricordare quanto fosse bello giocare a inventarsi le proprie avventure del Winx Club. Con Rainbow ho disegnato un pack di sticker per Meta di cui sono molto contenta.

Da “Fritz il gatto” (1968), a “Omaha the Cat Dancer” (1985), c’è un lungo filo conduttore che mette insieme sesso e “furry animals”. Raccontaci come è nata l’idea di ricorrere a questo “topos” narrativo per raccontarti.

Volevo che il sesso risultasse solo una parte, sebbene importante, del tema principale che è la relazione con l’altro, ed è sempre difficilissimo per le autrici donne parlare di sesso senza che il discorso intero sia recepito come qualcosa di pornografico. Ho adottato gli animali antropomorfi, ma più ancora di quelli uno stile grafico sintetico e cartoon, per rischiare il meno possibile che ciò avvenisse, dando quanti meno appigli visivi riuscissi affinché il lettore non potesse ricondurre le esperienze sessuali che ho raccontato alla pornografia. C’è comunque gente che ce la fa, ovviamente.

Tra le influenze di “Si torna sempre…” mi pare di intravvedere in filigrana anche molte influenze contemporanee… penso a Davide La Rosa, Zero o FumettiBrutti… ci ho preso o dimentico qualcuno?

Prima di scrivere qualsiasi cosa mi rileggo sempre almeno un fumetto del Dr. Pira. Le altre ispirazioni fondamentali per il mio lavoro vengono dall’ambiente dell’autoproduzione: penso a Fumetti Sbagliati e alle Povere Puttane (Martina Sarritzu, Eliana Albertini, Giulia Cellino). Graficamente penso che Lewis Trondheim sia il mio punto di riferimento principale.

Tempo fa questo libro sarebbe caduto dritto dritto nella categoria “Self Therapy”… com’è nata l’idea di mettere su carta la tua “educazione sentimentale”? 

Credo che sia prezioso restituire le proprie esperienze al prossimo, senza nascondere di aver fatto schifo a propria volta. Si può smettere di fare schifo, poi si sta meglio.

Difficile scegliere il “target” cui dedicare il tuo volume, ma se potessi farlo a quale pubblico ti piacerebbe farlo arrivare in particolare?

Vorrei lo leggessero le giovani ragazze e ragazzi che potrebbero dover attraversare tutte le peripezie romantiche che ho passato io.

Se questo libro “racconta una generazione”, mi par di capire che si tratta di una generazione che in fatto di relazioni sentimentali tende più a specchiarsi nelle relazioni che a considerarle una strada verso una crescita comune…

Non sbagli! Penso siamo molto influenzati dalla narrazione dell’amore che è stata portata avanti fino all’altro ieri (lo è anche oggi, ma se ne sta parlando), in cui l’amore ti risolve. Vanno scardinati dei preconcetti profondamente radicati. cosa che in parte succede naturalmente invecchiando, ma se si affrontasse meglio il discorso si eviterebbe di stare tutti quanti così male così a lungo.

Come è nata l’idea di fare di questa storia un mix di generi, e con quale criterio hai scelto Fantascienza, western e body horror?

Non mi piaceva l’idea di proporre qualcosa di autobiografico e basta, volevo aggiungere una dimensione giocosa, non mi piace prendermi troppo sul serio (tendo a farlo). I generi narrativi li ho scelti in base alla persona con cui la protagonista interagiva in quel capitolo, a come mi ero sentita durante quella relazione.

Mamma uguale “padroncina” (e unico personaggio umano): qualche “strizza” particolarmente versato potrebbe scriverci un saggio su una roba tanto freudiana. Prove me wrong, direbbe qualcuno…

Mah, sì, è esattamente come sembra… Mia mamma è una “strizza”, tra l’altro.

Sempre a proposito di Body Horror, come ti è venuta l’idea degli amuleti maledetti?

Era cruciale trattare il tema del trauma dell’altro ma non potevo mettermi a snocciolare i fatti degli altri così, a freddo. Ho preso in prestito il concetto dall’Anello del potere, praticamente.

Libro ricchissimo, molto denso, all’insegna dell’«horror vacui» più totale. Cover minimal che più minimal non si può…

Ah sì? Pensa, ho mantenuto la cover minimal proprio per coerenza con l’interno del volume, che all’inizio immaginavo sarebbe stato un po’ spoglio, come le mie vignette su instagram. E invece… vabbé, ho sbagliato.

Beh, e come va ADESSO la tua vita sentimentale?

ADESSO va molto meglio! Li sento tutti, i soldi che ho speso in terapia.

Dicci invece della tua attività con SlowComix.

Continuiamo a fare i nostri fumetti buffi, a giocare, a sperimentare, a divertirci tanto. A Lucca escono due novità a cui abbiamo lavorato tutta l’estate e non potrei essere più orgogliosa. Se ho questo rapporto sano col fare fumetti è merito di SlowComix, voglio moltissimo bene al progetto e ai miei compagni. W i fumetti fatti divertendosi.

Intervista raccolta da Andrea Voglino – settembre 2025

“Cuore-Biografia a fumetti di un organo”, AA. VV., Beccogiallo, 2025, 144 pag. a colori, brossura, €19,50

“Cuore-Biografia a fumetti di un organo”, AA. VV., Beccogiallo, 2025, 144 pag. a colori, brossura, €19,50

Terza opera a fumetti patrocinata da Graphic Medicine Italia, Cuore pone al centro l’esperienza delle pazienti e dei pazienti, raccontando un organo da sempre simbolo di vitalità, coraggio e passioni, ma la cui cura resta spesso sottovalutata. Le malattie cardiovascolari causano oltre 4,3 milioni di decessi ogni anno in Europa, sottolineando l’importanza di una conoscenza approfondita e condivisa.
Il volume nasce da un progetto interdisciplinare ideato da Veronica Moretti e Stefano Ratti, con il contributo del Prof. Luca Di Marco e del Dott. Cristian Gagliardi, che unisce medicina, sociologia e arte. Attraverso il linguaggio potente e accessibile del fumetto, Cuore racconta non solo le funzioni vitali dell’organo, ma soprattutto le storie autentiche di pazienti, mettendo in luce la dimensione biomedica e, al contempo, la rottura biografica e l’impatto sociale causati dalla malattia.
Grazie alla supervisione di un comitato scientifico, le pagine disegnate illustrano l’anatomia, la fisiopatologia, le procedure diagnostiche e i trattamenti terapeutici, costruendo un racconto corale che promuove empatia e comprensione reciproca tra pazienti, medici e caregiver.
Cuore è la seconda tappa della collana Graphic Anatomy, un progetto che fa incontrare l’anatomia umana con la forza narrativa del fumetto per esplorare le complessità del corpo e delle esperienze personali legate alla malattia, ponendo sempre al centro la voce di chi vive la patologia.
Realizzato in collaborazione con Graphic Medicine Italia, Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule-sezione provinciale di Bologna, Associazione Italiana Amiloidosi Familiare e SICCH-Società Italiana di Chirurgia Cardiaca.

“Corpi rifrangenti”: il Workshop di sabato 12 ottobre a Torino

“Corpi rifrangenti”: il Workshop di sabato 12 ottobre a Torino

Tra gli appuntamenti del weekend nell’ambito del Disability Film Festival di Torino, in programma tra il 10 e il 12 ottobre, c’è il laboratorio “Rifrangere l’abilismo a colpi di matita”: si impara a creare una storia a fumetti con Andrea Riccadonna (fumettista), Alice Scavarda (sociologa dell’Università di Torino), Federico Stella (graphic designer e videomaker presso l’Associazione Volonwrite) e Manfredi “MANf” Toraldo (vicedirettore presso Scuola Internazionale di Comics-Torino): l’appuntamento è per sabato 11/10 dalle 11,30 presso lo spazio “Off Topic” di Via Giorgio Pallavicino, 35. Per partecipare, basta prenotarsi a questo link.

 

 

Leggi qui l’intervista su La SMAgliante Ada allo sceneggiatore Danilo Deninotti

“To The World-A Comic From Gaza”, Jehad Abu Dayya, Esraa Al-Banna, Maamoul Press, 16 pag., b/n $15

“To The World-A Comic From Gaza”, Jehad Abu Dayya, Esraa Al-Banna, Maamoul Press, 16 pag., b/n $15

“To The World” è un fumetto breve realizzato a Gaza, scritto in inglese da uno studente di medicina e illustrato da una studentessa di letteratura britannica. Non parla di malattia, ma della vita quotidiana dentro un territorio sotto assedio, raccontata da chi cerca di studiare e vivere mentre intorno crollano infrastrutture, mancano le cure e le possibilità. Il fumetto è breve, con disegni essenziali e diretti. Mostra piccoli gesti, come scrivere una lettera e cercare di farla uscire oltre i muri, trasformando la comunicazione in una forma di resistenza. Non è un fumetto di medicina narrativa in senso stretto, ma chi lavora nella cura può trovarvi un promemoria potente di cosa significhi prendersi cura in un contesto di violenza continua. Leggerlo aiuta a non dimenticare che la salute non può essere separata dalle condizioni politiche e materiali in cui le persone vivono. Consigliato a chi usa i fumetti per raccontare storie di realtà, a chi lavora nella salute globale e in ambiti educativi, e a chi desidera ascoltare direttamente le voci da Gaza. L’albo è disponibile sia in formato cartaceo, sia come pubblicazione digitale a questo link.

“Doctor G”, Luana Caselli, Luca Iaboli, Grazia Lobaccaro, Marco Madoglio, L-INK, 2023, 175 pag., b/n, €20

“Doctor G”, Luana Caselli, Luca Iaboli, Grazia Lobaccaro, Marco Madoglio, L-INK, 2023, 175 pag., b/n, €20

“Doctor G” è una graphic novel che intreccia giallo investigativo e medical drama, presentata come il taccuino del Professor Eric Gard, professore di statistica che collabora con la polizia di Berlino. Attraverso il suo punto di vista, il lettore viene guidato nella comprensione di concetti fondamentali di statistica medica, come sensibilità, specificità, rischio relativo e rischio assoluto, mostrando come questi strumenti siano indispensabili per interpretare correttamente le informazioni sanitarie e gli screening medici. Il lato scientifico dell’opera è particolarmente innovativo: utilizza un linguaggio rigoroso e preciso, accompagnato da appendici di approfondimento, referenze e rimandi a studi scientifici, trasformando il fumetto in uno strumento didattico di grande valore. La parte visiva è arricchita da simboli e dettagli grafici che invitano a una lettura attenta. Seppur accessibile, il linguaggio resta volutamente tecnico, rivolgendosi soprattutto a medici, studenti di medicina e professionisti sanitari, che possono riconoscere in queste pagine sia un supporto alla riflessione critica sia un modello originale di alfabetizzazione sanitaria.
L’opera si distingue per la sua innovatività: non solo comunica concetti complessi in modo chiaro e coinvolgente, ma mette in evidenza il grande lavoro di ricerca e progettazione dietro ogni pagina. “Doctor G” apre un dibattito fondamentale sulla formazione medica, sulla competenza nella lettura dei dati e sull’importanza della comunicazione efficace con il paziente, mostrando come il fumetto possa essere uno strumento potente per migliorare la pratica clinica e la consapevolezza sanitaria.

“La SMAgliante Ada” al Disability Film Festival di Torino

“La SMAgliante Ada” al Disability Film Festival di Torino

Lo ha annunciato lo sceneggiatore Roberto Gagnor sul suo profilo FaceBook: sabato 11 ottobre, presso la sezione Off Topic del Disability Film Festival, si parlerà di La SMAgliante Ada, serie “for kids” creata da un team di validissimi artisti di fumetti per portare il tema della SMA al pubblico dei più piccoli. A rappresentare Graphic Medicine Italia all’appuntamento, la nostra Alice Scavarda.

Leggi qui l’intervista su La SMAgliante Ada allo sceneggiatore Danilo Deninotti